Mettere a punto un protocollo produttivo per coltivare grano duro a residuo chimico zero in Lombardia, e non solo: questo è lo scopo di Frudur-0, innovativo progetto di agricoltura sostenibile in corso nel territorio lombardo della Martesana, a Nord-Est di Milano. Da un lato infatti il consumatore richiede con sempre maggiore insistenza alimenti senza residui di prodotti fitosanitari e anche le richieste dell’Unione europea e della Gdo vanno in questa direzione. Dall’altro lato c’è la necessità di soddisfare le crescenti esigenze produttive legate ad una popolazione mondiale in continuo aumento.

L’obiettivo di Frudur-0 è proprio quello di produrre un grano di elevata qualità e competitivo sul mercato, che coniughi alti livelli di produzione ed elevata qualità della granella, tipici dell’agricoltura convenzionale, con l’assenza di residui di prodotti fitosanitari, tipica del biologico.

In che cosa consiste il progetto

Per ottenere questo ambizioso risultato, il Centro di saggio Agricola 2000 di Tribiano (MI), capofila del progetto, sta sperimentando in campo diverse varietà di sementi e sta testando l’efficacia di differenti strategie di coltivazione e mezzi tecnici (fungicidi, erbicidi e concimi), individuando quelli più utili allo scopo.

 

Partner istituzionali, accademici e aziendali 

Il piano è finanziato dal PSR (Programma di Sviluppo Rurale) 2014-2020 di Regione Lombardia (Operazione Go Pei – Gruppi operativi del Partenariato europeo per l’innovazione). Tra i partner istituzionali, accademici e aziendali ci sono il Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari (DISAFA) dell’Università degli Studi di Torino, in particolare la collaborazione con i docenti Amedeo Reyneri e Aldo Ferrero, e il Distretto Agricolo Adda – Martesana (D.A.M.A.), che riunisce 20 aziende agricole per una superficie complessiva di oltre 10 mila ettari.

 

Sei i produttori locali direttamente coinvolti: azienda Cascina di Mezzo di Roberto Pirola, azienda Mapi di Pietro Giudice, società agricola San Bernardo, azienda Mariangela Donà, azienda agricola Ceriani Maria Antonia e azienda La Madonnina di Renato Bellaviti. Consulenti del progetto sono il Molino Ferrari di Pavia e il laboratorio Water & Life di Entratico (Bg).

 

Fasi del progetto

Dopo aver valutato la sostenibilità economica, ambientale ed agronomica complessiva, il punto d’arrivo finale del progetto, che ha una durata di 36 mesi e terminerà nell’agosto 2022, sarà la messa a punto di un protocollo per la produzione di frumento duro a “residuo zero”. Successivamente, se la sperimentazione avrà avuto successo, si potrà procedere anche alla costituzione di una filiera della “Pasta della Martesana a residuo zero”.

 

Agricoltura biologica e convenzionale a confronto

Frudur-0 punta a cogliere tutti gli aspetti favorevoli dell’agricoltura biologica e di quella convenzionale, limitando, per quanto possibile, quelli negativi. L’approccio biologico permette da un lato di ottenere frumento con residui di prodotti fitosanitari quasi nulli e impatto ambientale estremamente ridotto, dall’altro comporta una riduzione delle rese produttive e il possibile rischio di minore qualità della semola.

 

A sua volta l’agricoltura convenzionale assicura rese elevate e una qualità molitoria e sanitaria di norma più soddisfacenti, a fronte però dell’uso di fitofarmaci e del rischio di presenza di residui nei prodotti finali, come semola, pasta e crusche.  Bisogna però ricordare che i residui sono nella quasi totalità dei casi sotto i limiti di legge: solo il 2% dei campioni analizzati nell’anno 2019 riguardanti l’intero comparto agroalimentare italiano ha registrato valori fuori norma (dati Efsa relativi al programma di controllo coordinato dall’UE -EUCP). Dati che mettono l’Italia in testa come sicurezza alimentare alla classifica europea.

 

Un progetto esportabile anche fuori dalla Lombardia

La coltura del frumento duro presenta un’ottima compatibilità con l’organizzazione e la struttura delle aziende cerealicole lombarde, in particolare con quelle nella zona della Martesana, ma non solo. Grazie al suo alto grado di innovazione il progetto Frudur-0 potrà essere esportato in altri territori, provinciali e regionali. Non solo: le metodologie innovative impiegate per la coltivazione a residuo zero potranno essere adattate ed estese ad altre colture in altri areali.

 

Proprio per incentivare l’adesione alla nascente filiera e creare altre opportunità in nuove aree, anche extraregionali, i risultati ottenuti dal progetto sono disponibili e costantemente aggiornati sul sito web di Frudur-0 (https://frudur-0.it/), ad accesso completamente gratuito.