Nel cuore pulsante della Lombardia, Varese si trova a un bivio cruciale. Tra le sue strade, i cittadini cercano una guida che possa restituire alla città la vitalità e l’orgoglio che merita. In questo contesto, emerge la figura di Stefania Bardelli, una donna che ha deciso di mettersi in gioco, non per ambizioni personali, ma per amore della sua città.
Con una carriera che spazia dal giornalismo all’attivismo politico, Stefania porta con sé una visione chiara e una determinazione incrollabile. In questa intervista, ci racconta il suo programma, le sue priorità e le sfide che intende affrontare per trasformare Varese in una città più inclusiva, sicura e prospera.
Qual è la tua visione per il futuro di Varese e quali sono le tue priorità principali una volta eletta?
Varese è una città che deve tornare a credere in se stessa e avere finalmente il coraggio di guardare avanti. Oggi si trova davanti a una scelta: vivere o morire. Io voglio che torni a vivere, a essere una città dinamica, sicura, accessibile e orgogliosa della propria identità.
- La mia prima priorità sarà la sicurezza, perché ogni cittadino deve sentirsi libero di passeggiare in qualsiasi quartiere senza paura di essere derubato o aggredito.
- La seconda sarà la manutenzione: non è possibile che le persone, soprattutto quelle con disabilità, debbano fare i conti con marciapiedi dissestati, strisce pedonali mancanti e barriere che impediscono loro di muoversi liberamente.
L’accessibilità non è un favore, ma un diritto. Infine, voglio restituire dignità alla città che amo, rilanciarne lo sport, la cultura e la voglia di fare. Perché Varese non ha bisogno di rassegnarsi al degrado, ma di ritrovare un sogno e una prospettiva. E questo cambiamento può cominciare soltanto con una visione chiara, con il coraggio di scegliere e con la volontà di trasformare le parole in fatti.
Come intendi utilizzare la tua esperienza come attivista contro Vannacci per portare cambiamenti positivi nella comunità?
Vannacci rappresenta il nulla per me e per la politica Italiana. Un passato che mi ha fatto capire quanto false e arriviste possono essere le persone. Il cambiamento positivo per la mia comunità parte soprattutto da una rivoluzione nel modo di fare politica e nella scelta delle persone che amministreranno Varese.
Io non voglio le solite facce, i soliti personaggi che da anni ruotano attorno alla politica senza portare risultati concreti. Nel mio movimento ci sono persone che non hanno mai fatto politica, ma che hanno competenze, professionalità e soprattutto amore per la propria città. Perché amministrare non deve essere una carriera personale, ma un servizio alla comunità.
Varese non ha bisogno di figurine di cartone o di politici di professione: ha bisogno di persone serie, capaci e determinate, che abbiano il coraggio di mettersi in gioco e di assumersi delle responsabilità.
La mia battaglia da attivista mi ha insegnato a non arretrare davanti alle difficoltà. Ed è proprio questo spirito che voglio portare a Varese: rompere con le vecchie logiche, dare spazio a persone nuove e competenti e restituire ai cittadini una città di cui possano tornare a essere orgogliosi. Perché il vero cambiamento non si annuncia: si costruisce, con i fatti e con il coraggio di fare scelte diverse.
In che modo la tua candidatura riflette i valori e le esigenze dei cittadini di Varese?
La mia candidatura riflette i valori e le esigenze dei cittadini di Varese semplicemente perché io sono una cittadina di Varese. Non ho mai fatto politica attiva nella mia vita: ho lavorato come giornalista, come portavoce del viceministro allo Sviluppo Economico e del vicepresidente della Camera.
Sono una persona normale, che a un certo punto del proprio percorso ha deciso di mettersi in gioco per la propria città. E voglio sottolineare una cosa: la mia candidatura non nasce da un’ambizione personale, né dal desiderio di sedermi su una poltrona.
Non è che una mattina mi sono svegliata e ho deciso di fare il sindaco. Sono state le persone che mi sono vicine, che mi sostengono e che credono in me a spingermi a fare questo passo.
Perché io credo che una candidatura debba nascere prima di tutto dalla fiducia dei cittadini, dalla richiesta di chi vuole un cambiamento e ti chiede di assumerti una responsabilità. Io ho raccolto questa richiesta e ho deciso di metterci la faccia, con coraggio e determinazione.
Sono stata la prima a candidarmi a sindaco di Varese, quando altri ancora non avevano trovato il coraggio di farlo. Credo che i cittadini abbiano bisogno di sentirsi rappresentati da qualcuno che viva la città, che ne conosca i problemi e che non sia legato alle solite logiche della politica.
Io voglio dare voce a chi è stanco delle promesse, a chi vuole più sicurezza, più attenzione al decoro urbano, più accessibilità e una città che torni a credere nel proprio futuro.
Per me fare politica significa questo: ascoltare i cittadini, assumersi le proprie responsabilità e avere il coraggio di fare ciò che altri, fino a oggi, non hanno avuto il coraggio di fare.
Ci sono iniziative specifiche che desideri implementare per promuovere l’inclusione e la diversità nella città?
Per noi di MAV, il tema della disabilità e dell’inclusione avrà un ruolo centrale nel programma elettorale, perché una città che non è accessibile a tutti è una città che non garantisce gli stessi diritti ai suoi cittadini.
La prima proposta è quella di istituire un assessorato dedicato esclusivamente alla disabilità. È un tema troppo importante per essere condiviso con altre deleghe: servono una persona che se ne occupi a tempo pieno, obiettivi chiari e risultati concreti.
Un’altra priorità è l’applicazione dei PEBA, i Piani per l’Eliminazione delle Barriere Architettoniche. Da mesi stiamo chiedendo chiarimenti all’amministrazione sulle cento barriere che sarebbero state eliminate nel 2025, ma non abbiamo ancora ricevuto risposta alla PEC inviata oltre tre settimane fa.
Vogliamo capire quali interventi siano stati realizzati, perché i cittadini con disabilità hanno il diritto di muoversi autonomamente nella propria città. Eliminare le barriere architettoniche non è una concessione: è un dovere. Poi c’è il tema dello sport, che per me è uno strumento straordinario di inclusione, perché può abbattere non soltanto le barriere fisiche, ma anche quelle culturali.
Vorrei che il Comune promuovesse iniziative nelle scuole, portando atleti con disabilità a raccontare le proprie esperienze e a far conoscere ai ragazzi le diverse discipline sportive, comprese quelle paralimpiche. Perché l’inclusione si costruisce anche attraverso la conoscenza, il rispetto e la capacità di guardare oltre i pregiudizi. Infine, vogliamo valorizzare le strutture inutilizzate presenti a
Varese, recuperandole e mettendole a disposizione delle associazioni che si occupano di disabilità. Ci sono realtà che ogni giorno svolgono un lavoro prezioso e che hanno bisogno di spazi adeguati per portare avanti le proprie attività. Il Comune deve aiutarle, non lasciarle sole.
La mia idea è semplice: una Varese davvero inclusiva è una città in cui nessuno deve chiedere il permesso di vivere, muoversi e partecipare alla vita della comunità. E su questo tema non voglio promesse di facciata, ma impegni precisi, interventi verificabili e responsabilità chiare.
Come pensi di affrontare le sfide economiche e sociali che Varese sta attualmente affrontando?
Affronterei le sfide economiche e sociali di Varese in maniera diametralmente opposta rispetto all’amministrazione attuale. Perché io credo che oggi ci sia un problema fondamentale: chi amministra la città è troppo distante dai cittadini, investe in opere che, a mio avviso, non incidono concretamente sulla vita quotidiana delle persone e troppo spesso dimentica di ascoltare chi vive i quartieri ogni giorno.
La mia prima priorità sarebbe proprio questa: rimettere i cittadini al centro delle decisioni, partendo dall’ascolto dei quartieri, delle famiglie, dei commercianti e di chi ogni giorno affronta difficoltà economiche e sociali. Noi, a Palazzo Estense, dobbiamo rappresentare i cittadini, non imporre loro decisioni dall’alto. Ogni investimento deve rispondere a un bisogno reale e migliorare concretamente la qualità della vita. Sul fronte sociale, voglio ribaltare l’approccio attuale.
L’inclusione vera non si realizza con gli slogan, ma con servizi accessibili, sostegno alle famiglie, attenzione alle persone più fragili e opportunità concrete per tutti. Non possiamo continuare a ignorare intere aree della città che rischiano di trasformarsi in zone abbandonate, dove degrado e violenza alimentano insicurezza e isolamento.
Questi problemi non si risolvono voltandosi dall’altra parte, ma intervenendo con una presenza concreta delle istituzioni, servizi adeguati e progetti capaci di ricostruire il tessuto sociale. Anche le sfide economiche vanno affrontate partendo dalle persone: sostenendo il commercio di vicinato, valorizzando le attività locali e ascoltando chi ogni giorno crea lavoro e tiene vivi i nostri quartieri.
La mia idea di amministrazione è semplice: prima vengono i cittadini, poi le opere. Prima vengono i bisogni reali, poi le decisioni politiche. Perché Varese non ha bisogno di essere amministrata da chi si limita a inaugurare progetti, ma da chi ha il coraggio di ascoltare, intervenire e restituire dignità a ogni quartiere, senza lasciare indietro nessuno.
Quali alleanze politiche ritieni siano fondamentali per il successo della tua campagna elettorale?
Le nostre principali leve politiche sono la libertà, la coerenza e il sostegno dei varesini. Noi abbiamo scelto di scendere in campo perché crediamo che Varese abbia bisogno di un cambiamento e non per conquistare una poltrona.
Non accettiamo compromessi che ci costringano a rinunciare ai nostri valori e alle idee in cui crediamo. Non nego di essere una donna di centrodestra, ma non ho mai fatto parte di un partito. Per me le idee non hanno tessera e le persone vengono prima delle appartenenze politiche. Quello che conta è la capacità di ascoltare i cittadini, comprenderne le esigenze e trasformare le loro richieste in proposte concrete.
La nostra forza è proprio questa: essere un movimento libero, composto da persone che hanno deciso di mettersi in gioco per la propria città, senza interessi personali e senza legami con le solite logiche della politica. Il mio unico dovere è rappresentare i varesini, dare voce a chi si sente dimenticato e lavorare per restituire alla città sicurezza, dignità e futuro.
Andremo avanti in questa battaglia con la determinazione e il coraggio che ci hanno sempre contraddistinto, senza farci condizionare e senza arretrare sui nostri principi. Perché Varese merita una politica che non insegua le poltrone, ma abbia il coraggio di mettersi al servizio dei cittadini.
Puoi raccontarci un’esperienza personale che ha influenzato il tuo percorso politico?
Ci sono due esperienze fondamentali che hanno influenzato il mio percorso, prima professionale e poi politico. La prima risale a quando avevo appena 22 anni. Ho avuto l’opportunità di incontrare Candido Cannavò, allora direttore della Gazzetta dello Sport, che dopo avermi visto parlare davanti alle telecamere mi consigliò di intraprendere una scuola di giornalismo.
È stato un incontro che mi ha cambiato la vita: da lì mi sono iscritta all’università e ho iniziato il mio percorso giornalistico. Non smetterò mai di ringraziarlo, perché a volte basta una persona che riconosce il tuo potenziale per aiutarti a trovare la tua strada.
La seconda esperienza è stata quella a Roma, dove ho lavorato come portavoce governativa e parlamentare. Quell’esperienza mi ha permesso di conoscere da vicino il mondo della politica nazionale e mi ha portata a una scelta consapevole: tornare sul territorio, a Varese, per restarci e provare a cambiare le cose. Perché credo che la politica debba tornare a occuparsi delle persone e dei loro problemi quotidiani, non vivere distante dalla realtà.
E poi c’è un terzo momento, che per me ha un valore speciale: la fondazione di MAV, il 3 dicembre dello scorso anno. È nato da una mia convinzione profonda, ma anche dalla fiducia di persone che hanno creduto in me e mi hanno incoraggiata a fare questo passo. Il loro sostegno mi ha dato la forza di assumermi una responsabilità importante.
Se c’è una cosa che queste esperienze mi hanno insegnato, è che il coraggio di mettersi in gioco nasce dalle proprie convinzioni, ma diventa ancora più forte quando ci sono persone che credono in te. Ed è con questo spirito che ho deciso di impegnarmi per Varese.
Quali cambiamenti speri di vedere a Varese tra dieci anni e come pensi che la tua amministrazione possa contribuire a realizzarli?
Io sono scesa in campo perché voglio cambiare Varese, e su questo non ho dubbi.
Il mio slogan è «O si fa Varese o si muore», perché credo che la nostra città si trovi davanti a una scelta decisiva: continuare a restare ferma oppure avere il coraggio di ripartire.
Se i varesini mi daranno la fiducia e la responsabilità di amministrare la città, il mio obiettivo non sarà semplicemente quello di sperare in una Varese migliore ma di lavorare ogni giorno per realizzarla.
Voglio una Varese viva, che torni a essere un punto di riferimento per lo sport e la cultura, capace di valorizzare le proprie eccellenze e di attrarre persone, eventi e nuove opportunità. Voglio una città più sicura, in cui ogni cittadino possa vivere liberamente i propri quartieri, e più decorosa, con strade e marciapiedi curati e spazi pubblici accessibili a tutti.
Voglio anche una Varese che riparta attraverso nuove infrastrutture, investimenti mirati e una visione concreta del futuro, capace di sostenere il commercio, valorizzare il territorio e migliorare la qualità della vita dei cittadini.
Per realizzare tutto questo, la mia amministrazione dovrà partire dall’ascolto delle persone, stabilire priorità chiare e trasformare gli impegni in interventi verificabili. Non servono promesse irrealizzabili, ma coraggio, competenza e la capacità di assumersi delle responsabilità.
Tra dieci anni voglio vedere una Varese che abbia ritrovato la propria identità, il proprio orgoglio e la voglia di guardare avanti. Una città che non si accontenti di sopravvivere, ma che torni a vivere davvero. Questa è la Varese per cui sono scesa in campo.
Stefania Bardelli non è solo una candidata, ma una cittadina che incarna i valori di Varese. La sua determinazione a rompere con le vecchie logiche politiche e la sua volontà di mettere al centro le persone e i loro bisogni sono l’essenza del suo impegno.
Con una visione che guarda al futuro con coraggio, Stefania si propone di guidare Varese verso un rinnovamento concreto e tangibile. La sua storia è quella di una donna che si è lasciata ispirare da esperienze personali significative e che ora, con il sostegno della comunità, è pronta a costruire una città che non solo sopravviva, ma viva con orgoglio e speranza.













































