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Dario Garbagnati: «Nell’immobiliare bisogna guardare al futuro senza perdere la storia di Milano»

Dalla visione del padre Giberto al passaggio generazionale, dalla valorizzazione degli immobili alle nuove forme di locazione fino all’intelligenza artificiale. Dario Garbagnati racconta un modo di fare immobiliare che unisce tradizione milanese, diversificazione e innovazione. «Mio padre mi ha insegnato a osare e a guardare oltre».

A Milano un immobile non è soltanto un bene da acquistare, vendere o mettere a reddito. Può rappresentare un pezzo di storia della città, custodire la memoria di una famiglia e diventare, allo stesso tempo, un progetto imprenditoriale capace di evolvere insieme al territorio.

È questa la visione che emerge dall’incontro con Dario Garbagnati, 28 anni, rappresentante di una nuova generazione impegnata nella gestione e valorizzazione immobiliare a Milano.

La sua storia professionale nasce dall’esperienza del padre Giberto Garbagnati, che dopo un percorso lavorativo in settori molto diversi tra loro, dalla chimica farmaceutica alla progettazione di turbine, intorno ai quarant’anni decise di dedicarsi all’immobiliare.

Una scelta che lo portò ad acquisire e valorizzare fabbricati, talvolta degradati o occupati, anticipando trasformazioni urbane che negli anni avrebbero profondamente modificato alcune aree di Milano.

Dario Garbagnati e l’eredità imprenditoriale del padre Giberto

Qual è stato il percorso di suo padre nel settore immobiliare?

«Mio padre proviene da una famiglia di origini brianzole, poi sviluppatasi principalmente su Milano. Nella sua vita ha fatto molte cose diverse: ha lavorato nella chimica farmaceutica, ha progettato turbine e ha maturato esperienze professionali molto differenti. Intorno ai 40-45 anni, avendo già alcune proprietà di famiglia, ha deciso di dedicarsi all’immobiliare».

Una scelta che diventa presto una vera attività imprenditoriale.

«Si è concentrato prevalentemente sull’acquisizione di stabili, spesso anche degradati o occupati. Li ristrutturava quando necessario e successivamente li riposizionava sul mercato, attraverso vendite o, in alcuni casi, frazionamenti».

Garbagnati ricorda anche una decisione allora tutt’altro che scontata: lasciare la zona di via Cappuccio e trasferirsi personalmente nell’area nella quale aveva deciso di investire.

«All’epoca era una zona completamente diversa rispetto a quella che conosciamo oggi. Eravamo appena fuori dalle mura e non c’erano la concentrazione di negozi, ristoranti e servizi che vediamo adesso. Anche i collegamenti erano diversi. Oggi, con lo sviluppo della rete metropolitana e in particolare con la linea blu, la situazione è radicalmente cambiata».

Una scommessa sulla trasformazione di Milano

Quella scelta immobiliare si è rivelata anche una scommessa sul futuro della città.

Negli anni, racconta Garbagnati, lo stabile al centro dell’attività familiare è stato progressivamente valorizzato fino a diventare non soltanto un luogo in cui abitare, ma anche uno spazio destinato ad attività professionali e commerciali.

Una trasformazione che accompagna quella della stessa Milano: quartieri un tempo considerati meno centrali nelle dinamiche economiche e sociali della città sono diventati aree strategiche e fortemente richieste.

Ed è proprio questa capacità di immaginare ciò che un luogo può diventare, prima ancora che il mercato ne riconosca pienamente il valore, uno degli insegnamenti che Dario attribuisce al padre.

«Mio padre mi ha insegnato a osare e guardare oltre»

Qual è l’insegnamento più importante che ha ricevuto da suo padre?

«Tra me e mio padre c’è una differenza di età molto importante: lui ha 80 anni e io 28. Non è stato sempre semplice lavorare insieme, anche per una questione generazionale. Ho iniziato a lavorare circa sei-sette anni fa, quando frequentavo ancora l’università e lui era ancora molto presente nell’attività».

Da quel rapporto professionale è arrivato però un insegnamento preciso.

«La cosa più importante che mio padre mi ha insegnato è osare e guardare oltre. Guardare le cose non soltanto nel presente, ma immaginarle nel futuro e ragionare sul lungo termine».

Un principio accompagnato da un progressivo trasferimento di competenze.

«Mi ha inserito gradualmente nel suo team e mi ha permesso di conoscere i professionisti con i quali collaborava. Nel nostro settore sono fondamentali le competenze legali, fiscali e tecniche. La parte più difficile è riuscire a mettere insieme tutti questi elementi e trasformarli in una strategia capace di raggiungere il risultato».

Passaggio generazionale: conservare la visione, cambiare gli strumenti

Il caso della famiglia Garbagnati affronta così uno dei temi più delicati per molte imprese italiane: il passaggio generazionale.

Dario non nasconde che il proprio approccio sia differente rispetto a quello paterno.

«Ho preso molte cose da mio padre, ma inevitabilmente i tempi sono cambiati. Lui, per esempio, non ha mai avuto un rapporto particolarmente stretto con la tecnologia. Io sono nato nel 1998 e appartengo a una generazione cresciuta con strumenti completamente diversi».

La sfida diventa quindi trovare un equilibrio tra innovazione e continuità.

«Tengo molto alla tradizione di Milano, alla storia dei suoi palazzi e delle famiglie che hanno contribuito alla città. Dobbiamo avere una visione rivolta al futuro, ma senza perdere le nostre radici e la bellezza del passato».

Dalla locazione tradizionale agli affitti brevi

Uno dei campi nei quali il cambiamento generazionale risulta più evidente riguarda proprio la gestione delle locazioni.

«Mio padre aveva un approccio tradizionale, quello tipico della sua generazione. Io ho cercato di modernizzarlo senza sconvolgerlo».

Oggi la strategia passa soprattutto attraverso la diversificazione.

«Per quanto riguarda l’abitativo abbiamo scelto di diversificare tra affitti brevi e locazioni a lungo termine, cercando di mantenere un equilibrio tra le due formule».

Ma la diversificazione non riguarda soltanto la durata dei contratti.

La gestione comprende infatti residenziale, uffici ed esercizi commerciali, proprio per ridurre l’esposizione alle oscillazioni cicliche dei singoli segmenti del mercato.

«Ci sono mesi o anni nei quali una determinata tipologia di locazione può soffrire. Avere un buon mix consente di compensare queste fasi. Non bisogna guardare esclusivamente alla redditività immediata, ma alla valorizzazione complessiva dell’immobile nel lungo periodo».

La qualità dell’immobile diventa centrale

Parallelamente sono cambiate anche le aspettative di chi cerca casa a Milano.

«Abbiamo deciso di effettuare investimenti più importanti rispetto al passato e di valorizzare gli immobili attraverso le ristrutturazioni. Oggi le esigenze dei clienti sono differenti e la qualità richiesta è aumentata».

Un approccio che, per Garbagnati, comprende anche il rapporto con l’inquilino.

L’immobile viene considerato un patrimonio da custodire nel tempo e chi lo utilizza – sia esso un residente, un professionista o un’attività commerciale – entra inevitabilmente a far parte di questo processo.

La relazione tra proprietà e locatario, dunque, non si esaurisce nella semplice corresponsione di un canone.

Milano sempre più internazionale cambia anche il real estate

Sul mercato immobiliare milanese pesa inoltre la crescente internazionalizzazione della città.

«Milano sta diventando sempre più una città europea e internazionale. L’arrivo di investitori e clienti stranieri ha modificato anche il mercato immobiliare».

Secondo Garbagnati, questo fenomeno ha inciso tanto sulle compravendite quanto sulle locazioni e ha aumentato, per alcune fasce di mercato, l’attenzione richiesta alla qualità degli immobili.

«Per determinate tipologie di appartamenti bisogna avere una cura del dettaglio maggiore. Una parte della clientela internazionale dispone di capacità di spesa elevate e si aspetta di trovare immobili con caratteristiche e finiture adeguate».

Da qui la scelta di proporre soluzioni differenti: immobili vuoti, immobili arredati e unità completamente attrezzate destinate alle locazioni brevi.

Non esiste, quindi, una formula valida per tutti.

«Bisogna fare valutazioni specifiche. È un po’ come costruire un vestito sartoriale».

Intelligenza artificiale e immobiliare: la nuova frontiera

Nella visione di Dario Garbagnati entra anche l’intelligenza artificiale, destinata secondo il giovane imprenditore a incidere sui processi di gestione immobiliare.

«Abbiamo già iniziato a utilizzare l’AI attraverso diversi software e sto lavorando anche a progetti legati all’edilizia e al settore immobiliare».

L’obiettivo non è sostituire l’esperienza umana, ma integrare nuove funzioni e aumentare l’efficienza dei processi.

Una prospettiva che sintetizza bene il passaggio generazionale raccontato da Garbagnati: mantenere la cultura immobiliare costruita nel tempo, utilizzando però strumenti nuovi per affrontare un mercato sempre più complesso.

Il futuro: dalla gestione a nuovi investimenti immobiliari

E il prossimo passo?

«Facciamo anche investimenti, anche se oggi non rappresentano ancora il mio core business. Sono giovane, ho ancora voglia di imparare molto e di costruire un’esperienza adeguata».

Nei primi anni di attività la priorità è stata quindi consolidare e valorizzare quanto costruito dalla generazione precedente.

«Ho preferito concentrarmi sulla gestione e sulla valorizzazione delle proprietà che abbiamo. Ho già realizzato alcune operazioni di investimento, per ora di dimensioni contenute, ma è un’attività molto stimolante e sicuramente in futuro sarà uno degli ambiti dei quali vorrò occuparmi maggiormente».

Una nuova fase, dunque, che parte da una lezione ricevuta dal padre e sembra destinata ad accompagnare anche le prossime scelte: osare, guardare oltre e pensare nel lungo periodo.

Senza dimenticare che, a Milano, innovare può significare anche saper custodire ciò che la città ha costruito nel tempo.


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