Dagli studi in conservatorio ai progetti culturali legati alla Prima della Scala, fino al rapporto con Chicago e alla promozione del Bosco Verticale: la storia di Francesca Parvizyar attraversa musica, impresa e diplomazia culturale.
La musica classica è stata il suo primo linguaggio. Poi sono arrivati l’imprenditoria, l’organizzazione di eventi e le relazioni internazionali. Nel racconto di Francesca Parvizyar, ogni passaggio ha aperto una strada nuova, spesso lontana dai piani iniziali. «Ho vissuto tante vite, ma tutte hanno un filo comune: il legame con il bello e con le persone», racconta.
Nata a Palermo, Parvizyar ricorda di essersi avvicinata alla musica da bambina. A tre anni e mezzo, dopo aver ricevuto una piccola pianola, avrebbe già suonato Tanti auguri a te con entrambe le mani. Da lì la decisione di studiare canto: da piccola, racconta sorridendo, diceva di voler frequentare il «consultorio», intendendo il conservatorio.
Dopo il diploma con il massimo dei voti, si esibisce da solista nella chiesa di Santa Maria delle Grazie. Tra le persone che venivano ad ascoltarla c’era anche la poetessa Alda Merini, con cui ebbe occasione di parlare più volte. «Mi disse di non smettere mai di cantare», ricorda.
Dalla musica agli eventi culturali
Dopo una breve esperienza professionale nel mondo della musica, Parvizyar si avvicina al settore dei tappeti e dei tessuti antichi, imparando a riconoscere e a vendere pezzi di grande valore.
La svolta arriva quando, in un momento difficile per la famiglia, decide di inventarsi un nuovo percorso professionale. Nasce così l’idea di organizzare eventi culturali, mettendo insieme musica, gastronomia e valorizzazione dei giovani talenti.
Il progetto Waiting for Milano, racconta, prende forma attorno alla Prima della Scala: una serata dedicata ai giovani musicisti dell’Accademia, affiancati da chef e sommelier. «Nel 2009 ho lanciato l’idea che musica e cibo fossero alimenti per il corpo e per lo spirito», spiega. Gli chef erano invitati a reinterpretare attraverso i piatti l’opera in cartellone, mentre l’iniziativa assegnava borse di studio a giovani professionisti.
Il format si è sviluppato negli anni con il patrocinio del Comune di Milano e della Regione Lombardia. «Non avevo mai organizzato eventi prima. Sono partita dalle relazioni e da quello che conoscevo: la musica», ricorda.
Il progetto su Verdi e il legame con Chicago
Un’altra tappa del suo percorso è il progetto dedicato a Giuseppe Verdi, che Parvizyar voleva portare negli Stati Uniti. L’iniziativa, racconta, ottenne una medaglia d’oro dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e la portò a organizzare appuntamenti a New York e Chicago, con il coinvolgimento di giovani musicisti e realtà locali.
A Chicago il progetto contribuì a riattivare i rapporti culturali con Milano, città gemellata con la metropoli statunitense. Da quella collaborazione nacque anche il ruolo di rappresentante della città americana durante Expo Milano 2015. «Le relazioni si sono trasformate in fiducia e la fiducia ha aperto nuove possibilità», dice.
Tra le esperienze che ricorda con maggiore orgoglio c’è la promozione del Bosco Verticale alla Biennale di architettura di Chicago. Parvizyar racconta di aver lavorato alla raccolta delle risorse e ai rapporti istituzionali necessari per portare il progetto a un riconoscimento internazionale. Un’esperienza che, nella sua ricostruzione, ha contribuito a dare visibilità all’architettura milanese negli Stati Uniti.
Famiglia, lavoro e determinazione
Nel suo racconto, il lavoro si è intrecciato con la vita familiare e con la crescita dei figli. Parvizyar parla anche delle difficoltà incontrate da giovane donna in ambienti professionali dominati da uomini e di alcuni momenti in cui si è sentita sottovalutata. «È venuto fuori un lato di me che non conoscevo: la capacità di trovare una soluzione e andare avanti», afferma.
La famiglia, sottolinea, è rimasta un riferimento centrale, anche quando gli impegni professionali hanno richiesto sacrifici. Un’identità che lega alle proprie radici palermitane e alla comunità arbëreshe della sua famiglia, che descrive come determinata e abituata a non arrendersi.
Dalla musica agli eventi, dai tessuti antichi ai progetti internazionali, la sua storia professionale segue percorsi diversi ma conserva un elemento costante: creare occasioni d’incontro. «Mi piace mettere in relazione persone, idee e città», conclude.











































