Zona rossa, Zangrillo: chiudere tutto è un fallimento che porta tantissimi danni.

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Alberto Zangrillo, primary medical of San Raffaele Hospital, where is hospitalized Former Italian Prime Minister Silvio Berlusconi positive for Covid-19, talks to the media during a press conference, Milan, 4 September 2020. ANSA/MOURAD BALTI TOUATI
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“Avere chiuso per me è un fallimento perché avevamo la possibilità di comportarci in modo differente e non arrivare alla chiusura dolorosa che provoca tantissimi danni”.

Lo ha detto il professor Alberto Zangrillo, primario dell’Unità di anestesia e rianimazione Generale dell’ospedale San Raffaele di Milano, rispondendo alla domanda se “la Lombardia zona rossa la trova d’accordo o critico?” durante la trasmissione Iceberg su Telelombardia,

“Non mi permetto di dare giudizi di ordine politico, faccio delle constatazioni di buonsenso – ha spiegato il ricercatore al giornalista Marco Oliva -.

Noi parliamo di queste cose come se fosse un problema italiano, è un problema europeo, è un problema mondiale. C’è modo e modo di affrontare le cose. Lo dobbiamo affrontare con senso di responsabilità, con raziocinio e con lucidità. Se ci facciamo prendere la mano dai numeri che tutti i giorni ci vengono sciorinati non ne usciremo. Abbiamo gli strumenti per uscirne, l’importante è comportarsi da persone adulte e responsabili e non da buffoni”.

“E’ vero come voi dite che i numeri dei contagi rimangono elevati – ha detto Zangrillo -. Oggi in Lombardia siamo a 8.800 con 41.500 tamponi, quanti ne sono stati eseguiti lunedì? 24mila. Siamo certi che questa numerosità di tamponi eseguiti risponda a un razionale? Cioè voi pensate che la numerosità dei tamponi eseguiti e il risultato che ne traiamo possa in qualche modo aiutare per esempio noi a gestire meglio i malati? Bè vi rispondo io: assolutamente no perché la tempestività di intervento, la protezione degli anziani, l’adozione di corrette misure sono completamente indipendenti dalla positività, dai nuovi positivi”.

“E anche se c’è qualche buontempone, anche magari che lavora vicino a me, che sostiene che l’equivalenza tra positività e malattia è accertata, bè vi assicuro di no – ha sottolineato -.

La malattia è malattia conclamata quando presenta quelle che sono le caratteristiche che purtroppo molti di noi hanno conosciuto”. (ANSA).

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