Il Comitato Colibrì, promotore della campagna “Sai che puoi?”, ha depositato oggi una “istanza a provvedere” nella quale si chiede al Comune di Milano di avviare il Dibattito Pubblico. Se il dibattito pubblico previsto come obbligatorio dalla legge nazionale non sarà avviato entro 30 giorni, il Comitato valuterà di procedere con un ricorso al TAR.

L”’istanza a provvedere”, protocollata il 1 dicembre, spiega il Comitato, “inquadra giuridicamente il percorso amministrativo che ha portato il Comune di Milano a fare due diverse delibere di Giunta (novembre 2019 e novembre 2021) per esprimere l’interesse pubblico sul progetto del nuovo stadio. Secondo la norma sul Dibattito Pubblico, il Comune avrebbe già dovuto effettuare il Dibattito Pubblico durante la fase di progettazione preliminare e non di progettazione definitiva. Nell’istanza, quindi, si sostiene che l’ultima delibera approvata dalla Giunta a inizio novembre 2021 risulta viziata per violazione di legge e che, per sanare questa mancanza, è necessario che il Comune provveda subito a dare avvio al Dibattito Pubblico. Riguardo alla “Legge Stadi” – più volte evocata nella discussione pubblica delle scorse settimane – si osserva come il Comune abbia avviato il procedimento seguendo la normativa del 2013, ma nemmeno in quella approvata nel 2021 (quindi in seguito all’introduzione del Dibattito Pubblico), è prevista una deroga all’obbligo. Nell’istanza si chiede, dunque, all’Amministrazione di avviare il Dibattito Pubblico entro 30 giorni da oggi, inviando alla Commissione Nazionale Dibattito Pubblico il progetto; in caso contrario, il Comitato Colibrì valuterà l’ipotesi di ricorrere al TAR”.
Il Comitato “ha già interessato della vicenda la Commissione Nazionale Dibattito Pubblico e la stessa ha confermato come l’opera rientri nelle tipologie per le quali il procedimento risulta obbligatorio. L’istanza è stata inviata per conoscenza anche a Milan e Inter – oltre che alla Commissione Nazionale – per avvisarli del rischio di procedere con “affidamenti” di incarichi immotivati”.

“Al momento non abbiamo un’opinione sul nuovo stadio San Siro: l’analisi dei costi/benefici per tutta la città non è ancora nota – dichiara Tommaso Goisis, presidente del Comitato Colibrì – ma osserviamo una questione di metodo cruciale: la città va non solo informata, ma soprattutto coinvolta di più, perché dalle carte è evidente che le squadre stiano progettando un nuovo quartiere, non solo un nuovo stadio. Persino il Governo Draghi pochi giorni fa ha aumentato le opere per cui, dentro il PNRR, il Dibattito Pubblico diventa obbligatorio: se il sindaco Sala a Milano vuole davvero ‘guidare’ la ripartenza, perché dovrebbe essere contrario alla discussione? Oltretutto, siamo convinti che sia un evidente obbligo di legge. Il Comitato Colibrì e la campagna “Sai che puoi?” – spiega Goisis – sono nati per dare maggiore centralità alle scelte politiche che vanno nella direzione del governo collaborativo. Siamo quindi fiduciosi che l’istanza venga accolta e non ci sia bisogno di proseguire al TAR. Negli ultimi 10 anni Milano ha dato il meglio di sé quando si è aperta all’ascolto autentico di tutte le persone, soprattutto sui temi su cui si è deciso di non schierarsi in campagna elettorale. Non vogliamo vedere la città e la sua Amministrazione tornare agli anni bui di decisioni prese nelle segrete stanze del potere”.

Il Dibattito Pubblico . ricorda il Comitato – è stato “introdotto dal nuovo Codice del contratti pubblici (d.lgs 50/2016) e poi è stato regolamentato con un Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri nel maggio 2018. Si ispira alla Francia, dove il “Débat Publique” è legge già dal 1995 ed è stato applicato in più di 100 progetti. È un processo di informazione, partecipazione e confronto aperto, con cui l’amministrazione pubblica coinvolge la cittadinanza nelle fasi iniziali di una grande opera pubblica. È finalizzato alla raccolta di proposte e posizioni da parte di cittadini, associazioni e istituzioni, di cui tenere conto nella “progettazione definitiva”. Un ente pubblico deve prevedere il Dibattito Pubblico per le grandi opere sopra una certa dimensione. Per esempio, è obbligatorio per tutte le infrastrutture a uso sociale, culturale e sportivo (come gli stadi) che costano più di 300 milioni di euro. Per opere più piccole possono esistere regolamenti comunali (è il caso di Milano) che ne prevedono versioni semplificate e facoltative, ma questo non è il caso di San Siro, dato che il Comune stesso nelle sue delibere parla di un investimento di 1,2 miliardi di euro”.
“Il Dibattito pubblico – chiarisce infine il Comitato – è un procedimento in quattro fasi e con tempi certi: (1). Il Comune invia alla Commissione Nazionale del Dibattito Pubblico il “progetto di fattibilità” di un’opera e le alternative possibili. (2). La Commissione e il Comune individuano il coordinatore del Dibattito Pubblico (una persona esperta non residente nella provincia dove è prevista l’opera), che programma incontri di partecipazione con la cittadinanza: l’obiettivo è far emergere tutte le posizioni in campo. (3). Il Dibattito Pubblico viene svolto con un processo aperto, trasparente e accessibile e dura al massimo quattro mesi. (4). Il Comune riceve la relazione conclusiva del dibattito e decide se realizzare o meno l’intervento e le eventuali modifiche da apportare; comunica, inoltre, le ragioni che l’hanno portato a non accogliere eventuali proposte. Il Dibattito Pubblico non è, quindi, uno strumento di democrazia diretta, come il referendum, ma serve affinché la Politica possa prendere scelte migliori e più rappresentative, evitando – qualora l’opera venga confermata – contestazioni future che blocchino eventuali lavori con conseguenti danni notevolmente maggiori per la collettività”.

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