Scuola, gli studenti chiedono di non chiudere.

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I cancelli di una scuola superiore chiusi dopo le misure prese dalla regione Liguria, in via precauzionale, come la chiusura per 1 settimana di scuole di ogni ordine e grado oltre che di tutte le manifestazioni sportive, chiuse di musei e spettacoli teatrali. Genova, 24 Febbraio 2020. ANSA/LUCA ZENNARO

Dopo la contestata decisione di De Luca di imporre la chiusura delle scuole in Campania, la Regione Lombardia decide di chiuderle a metà. Il presidente Fontana ha ieri annunciato, infatti, che chiede una “didattica a distanza parziale” per “alcune classi” non meglio specificate. La proposta è quella di una “alternanza scuola-casa”, con uno scaglionamento degli ingressi alle lezioni.

“L’ordinanza – denuncia Giulia Convertini dell’UDS – non solo getta ancora più nel caos la popolazione scolastica, ma non tiene conto del fatto che già troppe scuole stanno facendo lezione a distanza, a causa dei mancanti finanziamenti di governo, regione, enti locali”.

La “DAD” infatti non è mai scomparsa, proprio per l’incapacità di chi ci governa di garantire una didattica in presenza sicura e di qualità.

“Le nostre scuole – continua Ludovico di UDS – non possono essere capro espiatorio della società”. Fino a pochi giorni fa solo lo 0,08% degli studenti è rimasto contagiato, il virus – nonostante la mancanza di fondi e spazi in diverse scuole che già prima del lockdown erano malmesse – si diffonde fuori dalle scuole. Sui bus strapieni, nei treni e nelle metro stracolme. Nei posti di lavoro in cui non si forniscono misure di sicurezza adeguate. La didattica a distanza non funziona e aumenta le diseguaglianze: dev’essere l’ultima spiaggia. Il governo nazionale e quello regionale non possono ignorarci.

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