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Appena è stato possibile discutere del ritorno alla vita, alla socialità, il ministro della Pa Renato Brunetta si è affrettato a decretare il rientro in presenza entro fine ottobre.

Lo smart working è il male, pare, per quel ministero. Un anacronismo che non fa il paio né con lo stato psicofisico di molti lavoratori, né con l’anno domini in corso. Non si è parlato del fatto che molti, troppi dipendenti abbiano dovuto lavorare con i figli in casa, seguendo anche la Dad che forse rispetto a chi i bambini li ha in età da lattanti è stato fin una passeggiata.

Né di come abbiano trovato soluzioni a spese loro al mancato supporto tecnico fornito dai datori di lavoro. Quanti hanno acquistato un computer, potenziato l’abbonamento internet? Eravamo in emergenza, ognuno ha fatto la propria parte, ma alcuni hanno anche dimostrato di saper riorganizzare intere filiere operative in assenza di linee guida, di saper efficientare il sistema nonostante stessimo vivendo una condizione anomala e drammatica. Lo smart working è un’opportunità e in certi ambiti è anche l’unico futuro possibile.

Occorre un approccio riformista, occorrono competenze manageriali e un cambio di passo. I tempi ce li impongono. Un’analisi di Microsoft registra che il 40% della forza lavoro globale sta pensando di dimettersi entro l’anno. Nell’ambito sanitario i numeri (ancora non stimati con precisione), per noi addetti ai lavori non è un mistero siano drammaticamente più alti. Sempre per Microsoft: «Il lavoro flessibile è destinato a durare, il panorama dei talenti è cambiato radicalmente, il lavoro a distanza ha creato nuove opportunità di lavoro e offerto più tempo per se stessi». Conosciamo la nostra Pubblica amministrazione, conosciamo le dirigenze delle aziende: tenteranno di fare finta di nulla finché il nodo già venuto al pettine non sarà diventato un costosissimo groviglio impossibile da ignorare. L’atteggiamento mentale, il pregiudizio, è quello del “padrone” che deve avere il dipendente sottomano perché altrimenti il fannullone… Questa pandemia ci ha detto molto sulla narrazione sbagliata perpetrata ai danni di troppi lavoratori. E per quelli che davvero andrebbero attenzionati, esistono sistemi di verifica certi e semplicissimi. Esisto le premialità da introdurre, la responsabilizzazione del professionista con obiettivi (plausibili e coerenti, stabiliti con lui) da raggiungere. Esisterebbe, ministro Brunetta, il sistema meritocratico con cui soppiantare questo inefficiente e retrivo apparato burocratico e limitante. Anno domini 2021. Il futuro passa anche dallo smart working ed è un bene, è un’occasione. Non capirlo fa sì che ci si rimetta tutti, davvero tutti. Mimma Sternativo, segretario generale Fials Milano area metropolitana 

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