Protocolli sanitari anticovid per gli operatori della Polizia di Stato contraddittori e rischiosi. Mettere in isolamento e fare i tamponi a tutti quelli esposti al contagio”.

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Un momento dei controlli della Polizia di Stato per il rispetto delle disposizioni contro l’epidemia Covid-19, Milano, 19 marzo 2020. ANSA/US POLIZIA ++ NO SALES, EDITORIAL USE ONLY ++

In questo periodo di estrema emergenza sanitaria in cui i poliziotti sono ancora più chiamati a fare anche oltre il proprio lavoro esponendosi a rischi ulteriori e ineludibili per la salute loro e delle rispettive famiglie, ci piacerebbe che a pericoli cui gli operatori non possono e non vogliono sottrarsi corrispondesse necessariamente un’attenzione particolare a tutti quegli strumenti di tutela più adeguati possibili e, scontato a dirsi, sufficienti. Purtroppo, per noi così non è, e possiamo dirlo a chiare lettere: i protocolli sanitari che i poliziotti devono seguire ci sembrano contraddittori e, a nostro avviso, persino rischiosi. Intanto, ci sembra completamente scorretta una difformità di comportamento che si registra rispetto alla problematica nelle diverse realtà; e comunque è inaccettabile il diffuso assunto secondo cui indossare una semplice mascherina chirurgica basti a tenere al riparo l’operatore dal rischio contagio, senza che ciò abbia una conferma scientifica e sia confermato debitamente quando si rendano necessari ulteriori approfondimenti diagnostici. La FSP Polizia Milano (primo Sindacato di Polizia di Milano e provincia) ha l’onore e il dovere di rappresentare le legittime istanze e doglianze dei poliziotti, donne e uomini che generosamente, ogni giorno, per adempiere ai propri doveri rischiano oggi ancor più del solito la salute propria, dei familiari, e degli stessi cittadini con cui vengono in contatto. E su questo fronte non indietreggeremo di un millimetro fino a che non otterremo la dovuta e sacrosanta tutela sanitaria. È quanto afferma Giuseppe Camardi, Segretario provinciale della FSP Polizia di Stato di Milano, denunciando una insufficienza nelle procedure di prevenzione del rischio contagio da Covid 19 per gli operatori nel capoluogo meneghino. Siamo ben consci aggiunge Camardi del momento così complesso che tutti stiamo attraversando, ma è proprio con senso di responsabilità e senso del dovere che chiediamo le giuste garanzie e procedimenti affidabili per chi non si tira indietro davanti al pericolo, perché un poliziotto sia davvero simbolo di sicurezza e non possibile veicolo di contagio. Di fronte alla necessità di prevenire e controllare la diffusione del virus fra gli operatori, in particolare, non possiamo assolutamente essere ostaggio della discrezionalità dei singoli, lasciando che le varie situazioni vengano valutate in maniera differente nel silenzio più assoluto. Ci sono province in cui, se viene riscontrata una positività al Covid19, correttamente si effettua la ricerca dei contatti ponendo tutti in isolamento fiduciario con obbligo di effettuare i tamponi previsti; e poi province (compresa Milano) in cui se i poliziotti sono stati esposti al contagio, una volta appurato che indossavano la mascherina chirurgica, vengono abilitati a continuare il servizio senza isolamento e senza l’effettuazione del tampone, poiché si ritiene che per il solo fatto di indossare una mascherina chirurgica, quindi neanche di quelle più adeguate al momento, non ci sia esposti a un “contatto stretto”. Riteniamo che sia grottesco, se non spregiudicato, affidare alla dea bendata la salute dei poliziotti, dei loro familiari e dei cittadini che vengono con loro in contatto!

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