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Eseguire nella Darsena di Milano dei trattamenti con le nanotecnologie per la conservazione e la tutela di questo importante bene storico, architettonico  e naturale, nell’ambito del ‘Progetto Navigli’. E’ questa la proposta all’amministrazione comunale di Milano dell’ambasciatore emerito dell’Unesco Ray Bondin, durante un incontro ieri a Palazzo Marino, per discutere su come unire le sinergie per l’idea di riapertura dei Navigli.  L’idea è stata accolta con entusiasmo dall’assessore comunale alla Partecipazione Lorenzo Lipparini che ha sottolineato: “Ho incontrato persone molto attente e disponibili che hanno compreso sin da subito l’importanza delle nostre infrastrutture idrauliche e del progetto di riapertura dei Navigli. Gli ho spiegato che si tratta di un’opera che guida la nostra visione di sviluppo futuro della città intervenendo sull’intero ecosistema urbano, migliorando la qualità della vita e dell’ambiente  e favorendo la riscoperta delle nostre radici culturali”.

Durante l’incontro a Palazzo Marino erano presenti, tra gli altri,  di Sabrina Zuccalà amministratore di ‘4ward360’, azienda milanese, che ha eseguito restauri con  le nanotecnologie in diversi siti mondiali Unesco come l’Esercito di terracotta in Cina, il componente del comitato scientifico sulla riapertura dei Navigli Milanesi Marco Prusicki, l’istruttore della Canottieri San Cristoforo Simone Lunghi e i rappresentanti dell’associazione “Riaprire i navigli”, del Consorzio Villoresi e dell’associazione regionale dei Consorzi di gestione delle acque.

L’assessore Lipparini ha illustrato il Progetto Navigli e ha raccontato come l’acqua “sia stato l’elemento della prosperità milanese attraverso i secoli, per il suo contributo all’agricoltura, ai trasporti, all’energia: Dopo aver ascoltato il progetto dell’amministrazione Bondin ha spiegato: “L’uso delle nanotecnologie, oggi è fondamentale per eseguire interventi che durino nel tempo, rispettino l’ambiente e siano meno invasivi. L’amministrazione  sta portando avanti un progetto ambizioso e che avrebbe delle ricadute sull’intera rete d’acqua lombarda anche perché aprire la cerchia navigabile significa far operare l’intero sistema fluviale. Noi abbiamo proposto l’utilizzo di tecnologie all’avanguardia perché la conservazione del nostro patrimonio culturale è fondamentale  per tramandare alle future generazioni la nostra cultura, le tradizioni e i modi di pensare e di comportarsi.

La conservazione ha un impatto impressionante sulla nostra società dal punto di vista politico, sociologico e antropologico, nonché un forte impatto economico sul turismo”.

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