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di Apostolos Apostolou

Nell’inverno del 427/426 a.C abbiamo la peste di Atene. Molti ricercatori dicono che la peste di Atene era tifo esantematico. La descrizione di Tucidide parla di una malattia con febbre emorragica virale nel carattere e nella sequenza dei sintomi sviluppati e dell’esito solitamente fatale intorno all’ottavo giorno. Inoltre Tucidide ci dice che erano anche gli stessi animali a morire per l’epidemia, evento che non si sarebbe verificato con un’infezione da ebola. Ippocrate aveva già parlato di quarantena agli ateniesi ma i cittadini non ascoltavano. Anche aveva consigliato fiamme piccole in tutta la città di Atene per aumentare la temperatura che potrebbe aiutare a uccidere il virus. I morti furono ammucchiati e abbandonati alla decomposizione o gettati in fosse comuni. A volte coloro i quali trasportavano i morti incontravano un rogo già in fiamme, e su di esso scaricavano i cadaveri. Una fossa comune e quasi 1 000 tombe, databili tra il 430 e il 426 a.C., sono state trovate appena fuori l’antico cimitero del Ceramico di Atene. La gente di Atene si sentiva abbandonata da essi e sembrava che non si ricavasse alcun beneficio dal loro culto.

La pandemia di Bisazio “Ci fu a quel tempo una malattia contagiosa che per poco non si portò via tutto il genere umano” secondo storico Procopio. Tutto ebbe inizio nell’estate del 541 quando topi infetti portarono il male nel porto egiziano di Pelusium, da cui poi dilagò lungo le coste del Mediterraneo. A Costantinopoli arrivò nel 542. Nella densamente popolata capitale dell’impero romano d’oriente, la peste infierì duramente per quattro mesi. Nel periodo di maggiore virulenza, secondo Procopio uccideva tra le 5.000 e le 10.000 persone. Nella Costantinopoli perirono circa 200.000 persone, su una popolazione stimata a mezzo milioni. Esisteva una quarantena generale, però le chiese ortodosse erano aperte. Cosi il mistero (sacramentum) dell’eucaristia, il “calice della vita”da cui i fedeli hanno bevuto anche un sorso di vino, -in questo mondo ha prefigurato la passione del Signore – non è  vietato. Anche l’imperatore Giustiniano non è vietato di toccare le sacre sculture il  popolo sano. Quest’atteggiamento di vita ha costituito un’effettiva affermazione di auto-abbandono al Dio vivente. Bisanzio non fu colpita a morte dall’epidemia, tanto è vero che imperò ancora per secoli come sostiene nel giornale “Le Figaro” lo storico francese Stephane Ratt.

Come leggiamo (Sito:Le porte dei libri) la prima quarantena moderna, registrata dalla storia, si verificò nel 1347 a Ragusa (l’odierna Dubrovnik), all’epoca sotto il governo della Repubblica di Venezia, durante la grande epidemia di peste nera, proveniente presumibilmente dall’Asia, che aveva colpito tutta l’Europa e che si ritiene abbia fatto 20 milioni circa di vittime. Le autorità veneziane, in quella occasione, impedirono l’ingresso nel porto a tutte le navi per quaranta giorni, periodo ritenuto necessario per evitare la diffusione del contagio. Da qui la parola quarantena, termine veneziano dall’italiano quarantina. Questa precauzione però ottenne scarsi risultati perché impediva sì la discesa a terra dei marinai, eventuali ammalati, ma non dei ratti, i reali portatori della malattia. E infatti l’epidemia continuò a durare per diversi anni decimando la popolazione di tutto il continente, tanto che occorse più di un secolo per ritornare al livello di popolazione di prima della malattia.

Ai tempi delle Crociate, colpì per la prima volta quasi tutta l’Europa nel 1489, in Spagna si chiamava anche “febbre da accampamento” o “febbre navale”. Durante i combattimenti a Granada, gli eserciti cristiani persero 3.000 uomini in battaglia e 20.000 per l’epidemia. In Europa tutti i cittadini restavano a casa e avevano varato misure drastiche, in tutti stadi della vita. Molti ricercatori sostenevano che la pratica della stretta di mano nel Medioevo la stretta di mano potrebbe essere inconsciamente usata per individuare se l’altra persona aveva febbre. Anche nel 1528 con la pandemia  i francesi persero 18.000 uomini in Italia; altre 30.000 persone caddero nel 1542 durante i combattimenti nei Balcani. Le misure erano le stesse. Anche qui l’arma contro la pandemia era la quarantena. Vediamo che le quarantene erano per molti anni  una ricetta assoluta contro le pandemie.

 

Apostolos Apostolou

Scrittore e Docente di Filosofia

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