Fabrizio Corona esulta dopo la lettura della sentenza con cui è stato condannato a un anno, Milano, 12 giugno 2017. Sono cadute infatti due imputazioni, l'intestazione fittizia dei beni in relazione ai soldi in contanti, e la violazione delle norme patrimoniali sulle misure di prevenzione. L'ex agente fotografico è stato condannato solo per il reato di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte. ANSA/DANIEL DAL ZENNARO
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La Cassazione ha accolto il ricorso dell’Agenzia delle entrate contro l’ex fotografo Fabrizio Corona, da poco uscito dal carcere e assegnato in affidamento terapeutico presso una comunità di recupero, stabilendo la validità degli avvisi di accertamento per evasione delle imposte dirette e dell’Iva nel periodo 2004-2005 in relazione ai conti della sua società fotografica, la ‘Corona’s’ finita in dissesto e con i creditori alle porte.
La Suprema Corte ha dato ragione al fisco contro la sentenza della Commissione tributaria di Milano del 2015 che aveva annullato gli avvisi di accertamento perché non erano stati notificati a Corona, ma solo al curatore fallimentare che non aveva fatto opposizione alle cartelle.
Accogliendo il ricorso del fisco, i supremi giudici hanno condannato Corona al pagamento di 13mila euro per le spese del giudizio di Cassazione e hanno affermato la piena e definitiva validità di quegli avvisi di accertamento che, quindi, dovranno essere pagati e la cui entità non è nota.

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