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La ripartenza post Covid non è uguale per tutti. È quanto emerge dal rapporto sulla povertà realizzato dall’Osservatorio della Caritas Ambrosiana su un campione di utenti dei centri di ascolto e dei servizi presenti nel territorio della Diocesi di Milano.

Infatti, quattro persone su dieci precipitate nella povertà durante la pandemia, non si sono ancora risollevate.

“Il 41% che non ce l’ha fatta a ripartire sono donne con bambini e famiglie numerose”, ha sottolineato il direttore di Caritas Ambrosiana Luciano Gualzetti. Dalla conferenza è emerso che il dato è il più alto rispetto al resto del Paese dove coloro che erano entrati per la prima volta nel sistema di assistenza lo scorso anno e non ne sono ancora usciti sono il 29,7%. Comprendendo i lavoratori saltuari, sono i settori della ristorazione e quello alberghiero ad essere stati colpiti più pesantemente dalla crisi. Camerieri, lavapiatti, addetti alle pulizie, con la fine del lockdown, hanno ripreso a lavorare ma ad orari ridotti e con una conseguente diminuzione di salario tale da non garantire più livelli di reddito sufficienti. Secondo il monitoraggio condotto nella diocesi di Milano nel 2019 e nel 2020 quasi la metà dei poveri aiutati da Caritas Ambrosiana (il 48,7%) non ha beneficiato del reddito di cittadinanza. Mentre oltre la metà (54%) di tutti coloro che lo hanno ricevuto sostiene che è comunque troppo basso rispetto al costo della vita. Tra gli immigrati la percentuale di chi ne è rimasto escluso sale al 70,9%, un dato molto più alto delle media nazionale (54.9%). Tra le coppie con figli addirittura il 75,8% non ha ricevuto il sussidio. Nel 2020 nei tre servizi diocesani e nei 106 centri di ascolto considerati dall’Osservatorio, che corrispondono a circa un quarto del totale dei centri di ascolto presenti nella Diocesi, si sono rivolte 12.461 persone. Solo negli ultimi tre mesi dello scorso anno, all’interno del campione preso in considerazione, sono state 1.625 le persone che non erano mai state incontrare prima. Hanno chiesto aiuto alla Caritas Ambrosiana per lo più le donne (56,1%), gli stranieri (57,7%) anche se in misura inferiore rispetto al 2019, l’anno immediatamente precedente all’esplosione del Covid quando erano il 62,7%. Tra gli assistiti il 48,4% non ha un legame stabile, il 61,1% ha una bassa scolarità, il 56,7% è disoccupato ma il 43,3% è povero nonostante abbia un lavoro. La metà (50,5%) chiede beni materiali e servizi, il 17,4% lavoro, il 37,2% sostegno personale. “Il rapporto mostra che le ferite sociali inferte dal Covid non si rimarginano tanto in fretta – ha continuato Gualzetti -. Colpisce in particolare la percentuale di chi torna a chiedere aiuto nelle parrocchie. Una quota più alta rispetto alla media nazionale, segno di come la locomotiva d’Italia si è rimessa in moto, ma il treno sta lasciando a terra proprio i più deboli. Il rapporto mette in luce come vada assolutamente riformato il sistema degli aiuti pubblici: dagli ammortizzatori sociali al reddito di cittadinanza”.

Il direttore ha aggiunto: “Molte persone che si sono rivolte a noi avevano un lavoro precario o in nero e non hanno potuto accedere ai diritti fondamentali che noi diamo per scontato nel mondo del lavoro e poi molte di queste fanno fatica a rientrare perché il mondo del lavoro è cambiato. Pensiamo alla digitalizzazione che ha travolto tutti, anche le imprese stanno ripartendo ma il loro modo di lavorare è cambiato e chi non ha le professionalità per stare al passo con questo ovviamente non riesce a rientrare. Ci vuole una grande alleanza tra imprese, università, mondo della formazione professionale e ovviamente anche chi incontra queste persone”, ha concluso.(MiaNews)

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