Coronavirus, i taxi: non siamo ambulanze.

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Le carenze organizzative che hanno segnato la gestione dell’emergenza sanitaria continuano a ricadere sui lavoratori, peraltro vanificando i faticosi sacrifici imposti all’intera nazione per contenere la diffusione del virus.
Apprendiamo da Facebook che l’Assessore alla mobilità Granelli – al solito senza confronto con gli operatori – vorrebbe impiegare i taxi per il trasporto convenzionatodi pazienti Covid dimessi e in quarantena. Del resto, le centrali radiotaxi ricevono da giorni richieste di servizio da parte di utenti dimessi da strutture sanitarie che non possono garantire loro un trasferimento in condizioni di sicurezza. Circostanza confermata anche dalla denuncia di una cittadina al Tg Com 24 dello scorso 9 aprile.
Stigmatizziamo con forza questo tentativo di snaturare il servizio taxi, con tutti i rischi che, evidentemente, si vogliono tacere o sottovalutare. Abbiamo chiesto formalmente al Prefetto di Milano di ristabilire un principio a tutela della salute di tutti e tutte: le autopubbliche non sono ambulanze e non devono essere impiegate come tali! Il numero di operatori sanitari deceduti sta a dimostrare quali sono i rischi di un lavoro non adeguatamente protetto. E se non si riesce a garantire condizioni di sicurezza a medici e infermieri, come si può pensare di farcela su un taxi?
È inaccettabile che proprio mentre il Comune annuncia accordi con l’Ospedale Sacco per fare tamponi ai dipendenti ATM il servizio taxi, lasciato sempre più solo, debba farsi carico anche di trasporti sanitari.
Non si faccia con il trasporto pubblico locale lo stesso errore già fatto in altri settori nelle passate settimane, con le conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti.
I nostri mezzi non sono attrezzati per un trasporto sanitario, gli operatori non sono formati per questo e, rischiando la propria salute, mettono a repentaglio quella dell’utenza del servizio che è, per definizione e per legge, indifferenziata.
Invece di escogitare soluzioni estemporanee e rischiose, si abbia la lucidità per ammettere i problemi e si provveda a risolverli destinando le risorse necessarie agarantire servizi idonei a soddisfare i bisogni specifici della popolazione, com’è dovere delle istituzioni davanti ai cittadini.
Grazie alla dedizione degli operatori, il servizio pubblico non è mai mancato per un solo giorno. In totalesolitudine, e con i propri mezzi, la categoria fa il possibile per resistere, ricercando dispositivi di protezione, sanificando le vetture, installando divisori. Siamo come sempre a servizio della cittadinanza, anche in un momento difficile, ma nell’interesse collettivo non intendiamo svolgere un servizio che potrebbe avere gravi conseguenze sanitarie.
UNIONE ARTIGIANI – TAM – SATAM – UNICA
FIT CISL LOMBARDIA – CONFCOOPERATIVE LOMBARDIA
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