Transizione energetica e Associazione Spazio Milano. L’energia è fondamentale per il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile.

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Si è tenuto ieri un dibattito sul tema della transizione energetica organizzato dall’associazione Spazio Milano, al quale hanno preso parte Lapo Pistelli, Direttore Public Affairs di Eni, e la prof.ssa Emanuela Colombo del Politecnico di Milano, Delegata del Rettore alla Cooperazione e Sviluppo. Gli ospiti, stimolati dalle domande Gianvito Tumbarello, promotore dell’iniziativa e membro del direttivo di Spazio Milano, hanno affrontato i temi della sostenibilità, delle disuguaglianze, gli aspetti geopolitici e gli impatti socioeconomici legati alla transizione energetica, analizzando prima i fenomeni alla scala globale per poi fare un focus sulla situazione europea e italiana.

“La transizione energetica – afferma Gianvito Tumbarello – pone oggi questioni che chiedono di integrare sempre di più gli aspetti tecnologici con gli effetti ambientali e le implicazioni socioeconomiche legate alla prosperità delle persone e del Pianeta. Poiché l’energia è fondamentale per il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile, possiamo azzardare un parallelismo con quanto sosteneva il premio Nobel Amartya Sen “Lo sviluppo è libertà”, affermando che l’accesso all’energia è libertà”. Infatti “nel corso della storia, e ancor di più nel XX secolo, l’accesso alle risorse energetiche è stato uno dei principali motivi di conflitto tra gli Stati”. Pertanto “una trasformazione energetica guidata dalle rinnovabili può cambiare le politiche nazionali e globali”.

Continua Tumbarello che bisogna “superare l’immobilismo italiano generato dalla sindrome Nimby (Not in my back yard), ossia il rifiuto da parte delle comunità locali verso nuove infrastrutture o impianti in un determinato territorio, e la sindrome Nimto (Not in my terms of office), ovvero l’atteggiamento di comodo della classe politica per non correre rischi”.

Per Emanuela Colombo “ci sono due istanze contrastanti che devono guidare le scelte energetiche: da una parte lo sviluppo sostenibile sul tema energia-ambiente; dall’altra lo sviluppo sostenibile delle società. Una repentina diminuzione della disponibilità energetica può rappresentare una minaccia per lo sviluppo industriale e per lo sviluppo sociale. A queste complessità e multidisciplinarietà l’effetto Covid ha aggiunto una terza istanza: l’imprevedibilità. Un’istanza legata ad una ripresa che possa avvenire senza vanificare il percorso di transizione che è già stato avviato”. “Un ruolo importante dei governi” è far sì che “la transizione energetica non acuisca il gap tra le regioni più ricche e le regioni che rimangono più indietro”. “L’energia” – continua Colombo – “non può propriamente essere considera un diritto fondamentale perché la nostra dignità non viene intaccata dalla mancanza di energia. Quello però che è vero che senza accesso all’energia diventa più difficile garantire i diritti fondamentali. Per questo a me piace molto chiamare l’energia come diritto strumentale in quanto è un servizio abilitante”.

Lapo Pistelli fa un’attenta analisi geopolitica affermando che “l’equazione energetica è molto semplice da dire e molto difficile da risolvere perché si tratta di dare accesso pulito e sostenibile all’energia a 9 miliardi di persone da qui ai prossimi 30 anni. Il tema è: cerchiamo di dare energia senza cuocere il pianeta. Noi siamo della parte di mondo più virtuosa. Ciò non basta, già oggi emettiamo meno del 9% delle emissioni globali e arriveremo alla fine del 2030 emettendo meno del 5 %. La partita geopolitica è tutta in Asia dove India e Cina non hanno alcuna intenzione di demordere rispetto a un sentiero di sviluppo che li porti sui livelli dell’occidente. Parafrasando in modo diverso Draghi, vogliono farlo “whatever it takes” e non sarà l’occidente a impedirglielo. C’è poi un continente che è rimasto marginale e rischia di rimanere marginale nella partita: l’Africa, dove il tema è l’accesso all’energia. Mentre la Cina riduce di pochi punti la propria dipendenza dal carbone, sta costruendo 23 centrali a carbone in Africa.”

Pistelli fa poi un focus sull’attuale situazione italiana che risulta essere emblematica: “noi avevamo l’obiettivo di installare 5 GW annui di rinnovabili per energia elettrica, siamo a un tasso di 0,8 GW dovuto a lungaggini amministrative, permitting molto complicato, e un drammatico effetto Nimby anche per l’installazione di energia rinnovabile. Vogliamo tutti l’energia pulita ma non volgiamo l’installazione né del parco eolico né del fotovoltaico”.

Nel complesso, l’approfondimento di ieri ha posto al centro del dibattito tutta la complessità e multidimensionalità delle decisioni nell’ambito della transizione energetica, evidenziando come oltre alla retorica e alla politica, esistano dei dati e delle problematiche più profonde e da affrontare sin da ora.

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