Storie di successo: la documentarista Eleonora Privitera conquista gli Usa

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Ha un forte approccio cinematografico e utilizza le sue capacità di ricerca per scegliere storie rilevanti e urgenti da raccontare. Stiamo parlando della giovane regista italiana Eleonora Privitera. Originaria di Anzio (Roma), vive e lavora a New York.

Eleonora diventa famosa – e parlano di lei da quel momento ovunque a cominciare dai più noti quotidiani nazionali fino alle riviste di settore – con Rebirth che vince il premio d’argento al San Diego Italian Film Festival ed è in selezione ufficiale del DOC NYC, il festival di documentari più grande degli Stati Uniti.

Innanzitutto, il primo successo arriva con “It’s still me, mom”. Di che si tratta?

E’ un documentario che esplora i conflitti e le lotte in una famiglia americana e che è stato in concorso in diversi festival cinematografici internazionali LGBTQ.

Torniamo adesso su Rebirth, lavoro che non tralascia scene intime e indirette, in ospedale e in casa e documenta, giorno per giorno, paure e speranze di una famiglia su cui si abbatte il cancro con quanto ne consegue in termini di ansia, dolore, amore e voglia di andare avanti. La famiglia è proprio di Eleonora Privitera.

Eleonora, inizi un viaggio intimo e personale con “Rebirth”. Possiamo vederlo come la tua “risposta” alla notizia che tuo padre aveva il Cancro?

Sì. Mi sono trasferita a New York due anni fa per intraprendere una carriera nel cinema documentaristico e poi un anno fa, quando ho scoperto che mio padre aveva il cancro, la mia risposta è stata iniziare a filmare, spiegando come la sua vita e quella di mia madre stessero cambiando mentre affrontava la malattia. Io ero lontano da casa ma volevo lottare con loro e non potevo fingere che non fosse successo nulla. Così, in quel momento difficile, li ho filmati con empatia e amore al fine di esplorare artisticamente speranze e paure.

Di cosa parla nello specifico questo lavoro? Cosa si va ad indagare e analizzare?

Indaga gli effetti e le conseguenze traumatiche che una malattia porta nella vita di qualcuno: l’esperienza di essere ricoverato in ospedale per due mesi, la lotta contro il cancro, l’incertezza e l’imprevedibilità della situazione, la paura di morire e l’inizio di una nuova vita una volta tornato a casa, con molte nuove restrizioni e speranze. E il mondo di mia madre, sua compagna da 40 anni, con cui analizziamo come la loro relazione sia stata condizionata dalla malattia.

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