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di Isabella Radaelli

 

Il nome Golfo Aranci deriva da un’errata traduzione del dialettale Golfu di li Ranci, che significa Golfo dei Granchi, probabilmente dovuta ai cartografi piemontesi dell’800.

Golfo Aranci si distende lungo una penisola che culmina con il promontorio di Capo Figari, istituito Sito di Interesse Comunitario (SIC) con affascinanti falesie e percorsi trekking. La cittadina ha un bel centro ricco di attività e tante spiagge una più bella dell’altra.

Una caratteristica di Golfo Aranci rispetto ad altre località della Sardegna è di avere bellissime spiagge a pochi passi dal centro abitato. E’ quindi più facile raggiungere la spiaggia a piedi senza la necessità di prendere l’auto.

A Golfo Aranci è imperdibile una passeggiata sul lungomare, realizzato di recente, elegante e arricchito da un parco giochi e da eleganti panchine con citazioni di importanti pensatori del passato. sono presenti anche alcune opere sonore di Pinuccio Sciola. Merita di essere visitata la Chiesa di San Giuseppe, che sorge nella periferia del paese, nei pressi della zona portuale. Si tratta della prima chiesa, in ordine di tempo, di Golfo Aranci, e venne elevata nel 1962 a sede parrocchiale, quando ancora era una cappella della famiglia Tamponi. Solo in seguito a questa ‘promozione’, venne ampliata e divenne la chiesa che è oggi, dalle dimensioni comunque ridotte, ma dalla grande importanza per gli abitanti di Golfo Aranci.

Particolarissimo ed unico il MuMart, il Museo Sottomarino di Golfo Aranci, primo museo istituzionale d’arte contemporanea sommerso nel fondale marino. Ancorate sul fondo, fra i 3 e 7 metri, ci trovano le installazioni di 14 artisti contemporanei di fama internazionale (Angi, Boero, Bricalli, Cardillo, Carloni, Chapalain, Ciccobelli, Cogorno, Kosice, Mustica, Nussbuam, Patterson, Polesello, Sturla), l’unica delimitazione è data dalle reti, che racchiudono uno spazio in cui fauna e flora marina si combinano con le opere d’arte per far vivere al visitatore un’esperienza unica e indimenticabile.

Sono oltre venti le spiagge, alcune selvagge, altre comode e attrezzate, come le Cinque Spiagge, piccoli paradisi di sabbia bianca e sottile affacciati sul paese, uno di seguito all’altro. Verso Olbia si trova la spiaggia Bianca, sabbia sottile alternata a scogli, la bella Cala Sassari, l’incantevole distesa di Nodu Pianu, separata da un piccolo sentiero dalla bellezza selvaggia di Cala Banana, l’angolo di paradiso di Baia Caddinas, le cale di sabbia finissima di Terrata, le spiaggette di Baia de Bahas, piccole piscine riparate, e la spiaggia dei Baracconi (casupole di pastori e pescatori). Verso Porto Rotondo c’è le spiaggia di Marinella, un chilometro di dolci dislivelli di sabbia morbida, rocce levigate e mare color smeraldo. Attorno a Capo Figari, ecco le spiaggette di sabbia fine e dorata di Cala Moresca, la riserva protetta di Cala Greca, spiaggia di ciottoli rosa nascosta da falesie, la deliziosa Cala del Sonno, dove si rifugiavano i pescatori, e Cala Sabina, arenile dalle sembianze caraibiche, raggiungibile con la ferrovia che percorre il promontorio.

Salendo la verso la cima del promontorio di Capo Figari vediamo quanto esiste ancora della Batteria Costiera Luigi Serra, che venne realizzata durante la 1°Guerra Mondiale, visibile è anche la torretta a Cremagliera, dove era montato un telemetro a coincidenza per il rilevamento dei bersagli (soppiantato da quelli laser negli anni 60).

Dietro Cala Greca, si trova il piccolo Cimitero degli Inglesi che custodisce 13 tombe, una piccola Ara, un parallelepipedo di forma piramidale e due tronchi in ginepro che formano una croce. Si chiama così perché su una tomba, in evidenza è la croce celtica inducendo cosi a pensare che fossero tutti i marinai della corona Britannica, feriti dopo il naufragio a Capo Figari. Nel 1891 venne deposta una piccola lapide in memoria dei 5 marinai del veliero Ligure Generoso II naufrago nel 1887.

 

Sulla sommità del promontorio di Capo Figari, a 342 metri sul livello del mare troviamo il semaforo della marina militare, costruito alla fine del 1800. Divenuto celebre grazie a Guglielmo Marconi che riuscì l’11 Agosto del 1932 col suo impianto radio elettrico a fascio direzionale, a trasmettere e comunicare fino a Rocca di Papa nel Lazio.

Il territorio è ricco anche nel campo della flora e della fauna. La macchia mediterranea è caratterizzata da piante di Corbezzolo, Erica Arborea, Ginestra, Euforbia Arborea,  Lentischi, Ginepro Fenicio e Olivastro. Mentre tra gli animali sono presenti tanti uccelli come la Berta Maggiore, il Falco Pellegrino, il Gabbiano Corso, il Marangone dal Ciuffo, e poi  la Pernice Sarda, la Testuggine Marginata e il Muflone.

Ottima anche la cucina che al contrario di quanto si pensi è prevalentemente di terra con piatti come la zuppa gallurese realizzata con pane raffermo, ammorbidito con il brodo di carne e alternati a strati di formaggio e prezzemolo. Il tutto cotto al forno. Poi i puligioni, ravioli rigorosamente lavorati a mano con una sfoglia di farina di semola, acqua e uova, e con un ripieno di ricotta, un po’ di limone e zucchero e conditi con sugo fresco di pomodoro e basilico e una grattugiata di pecorino.

Gnocchi galluresi o cjusòni, realizzati a mano con farina di grano duro e acqua e con la parte retrostante di una grattugia o con un tagliere rigato, in modo da dargli una superficie rugosa. Si condiscono con sugo di pomodoro al basilico o più frequentemente con ragù di manzo, di salsiccia o di carne di cinghiale.

Buonissimi i dolci: le classiche seadas ripeine di formaggio e condite con miele, Copuletas ripiene di marmellata, sapa, miele e mandorle ricoperte da uno strato di glassa, i Cucciuleddi, dolci a forma di piccola corona. Si preparano con una pasta a base di farina, zucchero e strutto, farcita con un impasto di miele, semola (o pane grattugiato) e scorza di arance, oppure sapa e i Mindulati, che, come suggerisce il nome si tratta di dolci a base di mandorle. Si preparano con una pasta a base di farina, zucchero e strutto e un ripieno a base di mandorle dolci e amare macinate, zucchero, albume d’uovo.

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