Elena Pagliarini è l’infermiera di Cremona ritratta nella foto diventata simbolo dell’emergenza coronavirus. +++ FACEBOOK/ELENA PAGLIARINI +++
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Sono tanti i lombardi fra i cavalieri al merito nominati dal presidente della Repubblica per il loro impegno nell’affrontare l’emergenza Coronavirus. Fra di loro Annalisa Malara e Laura Ricevuti, rispettivamente, anestesista di Lodi e medico del reparto medicina di Codogno, secondo cui “è stato un lavoro di squadra e abbiamo portato a casa il risultato”.

La professoressa Claudia Balotta, che ha coordinato l’equipe dell’ospedale Sacco di Milano sul coronavirus, guidata dal professor Massimo Galli, che “ha isolato il ceppo italiano del coronavirus” e ha dedicato il riconoscimento ai giovani precari.

Ci sono poi Giuseppe Maestri, farmacista che tutti i giorni da Piacenza è entrato nella zona rossa per aprire la sua farmacia a Codogno, Elena Pagliarini, l’infermiera di Cremona ritratta nella foto diventata simbolo dell’emergenza coronavirus, Pietro Terragni, che alla morte per Covid di un dipendente ha assunto la vedova, solo per citarne alcuni. (ANSA).

Una “grandissima sorpresa”, arrivata “inaspettata” in una mattina di esperimenti per studiare possibili farmaci contro il Covid-19. Si sente così Alessia Lai, una delle ricercatrici e ricercatori, con contratto di lavoro precario, del gruppo dell’ospedale Sacco e dell’Università Statale di Milano, nominata Cavaliere oggi dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Lai, 40 anni, insieme a Claudia Balotta, Gianguglielmo Zehender, Arianna Gabrieli, Annalisa Bergna e Maciej Stanislaw Tarkowski, si è distinta per aver isolato, per primi, a fine febbraio, il ceppo italiano del coronavirus sui primi pazienti di Codogno, dopo la scoperta dei primi casi di contagio in Italia. I loro studi hanno portato a identificare i primi 3 genomi completi e a ricostruire i primi mesi di vita dell’epidemia con nuove ipotesi sulla trasmissibilità del virus.

“E’ una sorpresa incredibile e inattesa, che mi ha molto commossa. Sono soddisfatta perchè è un riconoscimento per il lavoro fatto da me e i miei colleghi, e che dedico alla mia famiglia che mi ha sempre supportato in questo periodo”, dichiara Lai all’ANSA. In questi mesi di lavoro febbrile e senza sosta, Lai (che finora ha lavorato all’ospedale Sacco con partita Iva) è riuscita a fare e vincere un concorso come ricercatore alla Statale, anche se a tempo determinato. Altri due suoi colleghi sono con partita Iva, mentre un’altra ricercatrice ha una borsa di studio dell’ospedale. E proprio ai più giovani pensa Gianguglielmo Zehender: “E’ stata una sorpresa inaspettata, che ci è arrivata mentre stavamo lavorando. E’ una grandissima soddisfazione perché si è lavorato duramente, e che premia non solo noi più vecchi, ma soprattutto i più giovani che hanno lavorato come pazzi, senza chiedere nulla in cambio, facendo un servizio per tutta la comunità”. Questi mesi sono stati una “grandissima esperienza – conclude – e speriamo di non dover affrontare mai più una situazione del genere”. (ANSA)

 

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