Esondazione Seveso e Lambro, i geologi: non si impara mai la lezione.

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“Ma oggi l’Italia è come ieri? Ma oggi, soprattutto con una pandemia in corso che sta rendendo ancora più fragile l’economia italiana, ci possiamo permettere che eventi con un decorso naturale, accentuati dal cambiamento climatico e da un uso improprio del territorio, possano creare vittime e danni alle infrastrutture e alle aree produttive? Alle prime piogge primaverili esondano già Seveso e Lambro mentre l’Italia tenta di progettare il suo futuro partendo da un riavvio prudente. Se volessimo analizzare il dissesto idrogeologico in Italia, i dati parlano chiaro negli ultimi 60 anni si sono verificati oltre 3500 eventi naturali a carattere disastroso. Eventi questi collegabili principalmente a fenomeni quali improvvise inondazioni torrenziali, frane o colate di fango e detriti. Centinaia di migliaia il numero di sfollati e senzatetto, migliaia i morti; ingenti danni al patrimonio immobiliare e culturale”.
Lo ha dichiarato poco fa Antonello Fiore, Presidente della Società Italiana di Geologia Ambientale (SIGEA).
Ben 1132 morti per frana e 581 per inondazioni.
“A gennaio 2020 il CNR ha pubblicato l’ultimo Rapporto Periodico sul Rischio posto alla Popolazione italiana da Frane e Inondazioni (Anno 2019)
Le statistiche degli eventi di frana e di inondazione con vittime nel periodo 1969-2018 che hanno interessato 3629 località in 2068 Comuni italiani sono severe, ma ormai note da tempo.
Morti; per Frana 1132. Per Inondazione 581.Totale 1713
Dispersi; per Frana 10. Per Inondazione 50. Totale 60
Feriti; per Frana 1457. Per Inondazione 454. Totale 1911
Evacuati e Senza tetto 148353. Per Inondazione 171.764. Totale 320.117
Da sempre lo schema del post evento calamitoso – ha concluso Fiore –  e limitato solo a un breve periodo del post evento, è sempre lo stesso: si contano le vittime, si stimano i danni, si crea la solidarietà nazionale con raccolta fondi e fiaccolate di solidarietà, si cerca di capire le cause, si approccia con cautela a comprendere le responsabilità tecniche e politiche, si stanziano i fondi per ricostruire. Magari la ricostruzione sarà nello stesso luogo, dove la natura ha tentato di riprendersi i suoi spazi. Lo schema ormai collaudato è pronto per essere applicato per altro evento calamitoso, in altra stagione e in altra regione.
Tra le cause si è ormai consapevoli che concorrono con incidenza diversa secondo le situazioni l’abbandono delle campagne, l’edilizia distratta dagli interessi economici, l’abusivismo edilizio, l’assenza di manutenzione dei corsi d’acqua, gli incendi boschivi, i cambiamenti climatici, e altro. Si nota come, nel non completo elenco sopra riportato, delle cause che concorrono al dissesto idrogeologico, la maggior parte delle cause sono attribuibili direttamente e indirettamente all’azione dell’uomo.
Oggi si può affermare che all’origine del tragico ripetersi degli eventi calamitosi c’è un problema esclusivamente di ordine culturale e non tecnico, un problema che può essere affrontato e risolti solo da un’azione politica che abbia la seria volontà di ritornare a curare la popolazione e il territorio, lasciando a quest’ultimo il suo naturale evolversi.
Sorprende la sorpresa dei più nel registrare gli eventi alluvionali che in questo periodo hanno causato ingenti danni; sorprende ritrovare tanti decisori affetti da vuoti di memoria che li costringono a vivere la storia solo dall’inizio del proprio mandato e a programmare e pianificare, la qualità della vita e talvolta la sopravvivenza della popolazione, nell’intervallo che non va oltre la fine del proprio mandato.
Per la corta memoria dei decisori dovremmo insegnare ai piccoli, che diventeranno da grandi potenziali decisori, una filastrocca simile a quella che serve per ricordare il numero dei giorni dei mesi; così si potrebbe iniziare con “alluvioni a novembre con frane per tutto aprile, maggio e settembre; mareggiate a febbraio e marzo, siccità a giugno luglio e agosto….”

 

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