Coronavirus, morto primo medico di famiglia a Bergamo. Ugl Sanità: gli operatori sanitari non sono tutelati.

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Una veduta esterna dell'ospedale di Bergamo Papa Giovanni XXIII dove, dopo tre giorni in terapia intensiva, è deceduto il bambino di sei anni che si era accasciato al suolo uscendo da scuola lunedì a Roncadelle, in provincia di Brescia, 19 settembre 2019. ANSA/Tiziano Manzoni

Morto a Bergamo il primo medico di famiglia contagiato da Covid-19. Mario Giovita, 65 anni, era stato ricoverato all’ospedale Papa Giovanni XXIII nei giorni scorsi. Le sue condizioni di salute, stando a quanto si è appreso, sono peggiorate rapidamente e il decesso è avvenuto per le complicanze del Coronavirus. A Bergamo i medici di famiglia contagiati sono 100, dicono dalla Federazione medici di medicina generale (Fimmg), di cui alcuni in gravi condizioni. (ANSA).

Nel giorno che ricorda l’Unità d’Italia, era il 17 marzo del 1861, e lo spirito che allora portò a condividere i valori di nazione, la UGL Sanità chiede che vengano realmente varati provvedimenti urgenti e mirati a tutela di tutti gli operatori della sanità italiana che dal primo giorno sono impegnati a fronteggiare, su tutto il territorio nazionale, l’emergenza della diffusione del virus Covid-19.

Sono queste donne e uomini a non avere un attimo di respiro nell’assistenza ai contagiati. 1.900 è il numero di medici e infermieri che hanno contratto, per assenza delle dovute precauzioni, il virus lavorando senza sosta nei vari presidi. Un numero destinato drammaticamente a aumentare in maniera esponenziale se non si porrà immediato rimedio. Si sbandierano cifre di manovre, si usano parole rassicuranti ma la guerra la continuano a combattere in prima linea gli operatori.

“Non c’è nessun dato – dice Gianluca Giuliano, segretario nazionale della UGL Sanità – che ci consegni, a oggi, un po’ di ottimismo. Da più parti operatori della sanità, che non hanno lesinato dedizione e impegno, mettendo la propria vita avanti a qualunque interesse, lamentano l’inadeguatezza di mezzi di protezione consoni a una emergenza come questa. Scarseggiano o mancano camici, guanti e mascherine. Queste ultime spesso sono distribuite agli operatori nonostante non idonee alla loro attività, mentre quelle a norma, che potrebbero essere utilizzate, sono ferme dopo l’inopinato blocco commerciale alle frontiere di alcune nazioni produttrici. Perché si continuano mandare allo sbaraglio i lavoratori non capendo che la loro protezione è il primo strumento per assicurare a tanti cittadini contagiati adeguata assistenza? A questo punto la UGL Sanità non si limiterà più ai soli accorati appelli alle più alte istituzioni dello Stato. Siamo pronti a intraprendere qualunque iniziativa di tutela che serva a mettere in sicurezza, nel più breve tempo possibile, tutti gli eroici operatori della sanità impegnati in prima linea”.

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