Coronavirus e Post-Uomo (L’uomo dopo il coronavirus).

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di Apostolos Apostolou

La vita al tempo del coronavirus è cambiata.  Le strette di mano sono vietate, anche gli abbracci. Non andiamo al lavoro ma facciamo lo smart working, non vediamo amici o parenti ma li video chiamiamo, non incontriamo persone, distanza fino a due metri, regole di igiene e comportanti, le scuole sono chiuse, i teatri sono chiusi, gli incontri sportivi non più live ma in collegamento, a distanza di sicurezza. Come il coronavirus ha cambiato le abitudini? Abbiamo imparato una vita senza contatto come abbiamo imparato nel sistema di pagamento la carta di credito e di debito senza contatto. Pablo Neruda diceva “ti toccai se si fermò la mia vita”. Questo non succede oggi. Vietato toccare, oggetti, persone, animali, tutti. Una vita con ordinanze per esempio: Muoversi da casa sarà necessario essere muniti di guanti e mascherina. Si dovrà mantenere una distanza di 2 metri dalle altre persone. Uscire con una temperatura superiore ai 37,5° diventa reato. Questa sarà la vita del Post-Uomo (cioè la vita del nuovo uomo dopo coronavirus). Questi modelli della vita che abbiamo conosciuto cioè la vita della relazione, come disinteresse, come superamento di sé, come abnegazione, come amore o come eros, non possiamo avere con la forma che conoscevamo.

Vittorio Pelligra (il sole 24) in un articolo con titolo “Coronavirus, come potrebbe cambiare le regole sociali: tra altruismo e opportunismo” scrive: “Da una parte abbiamo un apparato di controllo e di punizione delle violazioni che è in capo alle forze dell’ordine, organo legittimo e centralizzato; ma dall’altra assistiamo anche al dispiegarsi di un’azione decentralizzata da parte dei singoli cittadini che osservano violazioni vere o presunte e che agiscono punendo come possono, con il biasimo, la colpevolizzazione, a volte la prepotenza e che rasenta la violenza. Viviamo una situazione ambivalente, nella quale l’azione dell’autorità può essere rafforzata e resa più efficace dall’azione sanzionatoria dei singoli, ma allo stesso tempo corriamo il rischio di delegare ai singoli dei compiti che dovrebbero essere affidati a chi, solo e legittimamente, può esercitare la forza coercitiva. Nell’ambivalenza emergono certe intemperanze verbali di alcuni amministratori locali che in questi giorni sono state rilanciate da stampa e social. La naturale pulsione alla punizione di chi ci appare deviante è una spinta primordiale, dotata di una forza che non dovremmo sottovalutare. Una società evoluta si fonda sul potere legittimo e riduce gli spazi per la punizione decentralizzata al minimo. Situazioni estreme come quella che stiamo vivendo in queste settimane possono alterare tale equilibrio. Abbiamo bisogno di cittadini responsabili ed empatici, non di sceriffi illiberali. C’è da augurarsi che, viste le difficoltà oggettive, le istituzioni non si facciano prendere dalla smania di facili scorciatoie. Occorrono figure capaci di guidare con l’esempio, che mostrino autorevolezza e competenza, capacità di gestione delle emergenze e sangue freddo. Non abbiamo bisogno di giustificazioni morali che alimentino il sospetto reciproco, la calunnia strisciante, e le gogne social.”

Anni fa il critico letterario Harold Bloom ha chiamato «angoscia dell’influenza» che vuol dire che la scienza è molto debole. Relativa è la nostra conoscenza del mondo e di noi stessi. Relative le informazioni che ci offrono i nostri sensi, relative anche le possibilità delle nostre funzioni cerebrali. Non possiamo superare  i limiti delle nostre possibilità cognitive, né confrontare i nostri propri limiti anche solo con la percezione della realtà che hanno tutti gli altri esseri viventi. Coronavirus, terrorismo, crack, mobilitano tutta l’immaginazione collettiva. Tutti obbediscono allo stesso protocollo di virulenza. Si tratta di sintomi anomali venuti dal fondo del sistema stesso. Oggi siamo tutti immunodeficienti virtuali. La bolla del nostro secolo è il simbolo dell’esistenza sottovuoto, fino ad ora privilegio dei batteri e delle particelle nei laboratori, ma che sarà sempre di più il nostro mondo. Non è assurdo pensare che l’uomo stesso non sia altro che un piccolo virus che turba il sistema planetario e quando sarà espurgato dai bacilli, allora resterà solo il virus della tristezza e del fallimento. In un mondo espurgato dalle vecchie infezioni si dispiega una patologia implacabile che porta la morte della democrazia, la morte dei rapporti sociali, la morte dell’amore, ed il corpo diventerà un non-corpo ma un virus della metastasi. Cosi l’uomo uscirà dalla vita e dalla struttura della promessa. Il Post Uomo è qui, la nuova vita ha bisogna da una nuova religione sociale è l’oggettivazione cosificata dei principi regolativi del nuovo comportamento. Il bisogno di adattamento all’ambiente può condurre gli individui di una specie non a creare nuova informazione, ma solo a scaricare informazione genetica modificando cosi quella data originariamente.

Uomo dello ieri, uomo delle relazioni della vita, come chiamata autopotestattività,  benvenuto nella tua desertica nuova realtà.

 

Apostolos Apostolou

Scrittore e docente di filosofia

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