Dpcm, ristoratori: siamo disperati.

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Protesta ristoratori organizzata dalla FIPE in piazza Duomo a Milano, 28 ottobre 2020.ANSA/Mourad Balti Touati

Ristoratori imprenditori o chef proprietari che non solo devono affrontare una situazione complicatissima legata a investimenti perduti, mancati incassi, mutui in corso, ma anche fronteggiare il momento altrettanto difficile per i dipendenti e le loro famiglie: è “una situazione disastrosa” quella che viene descritta in Lombardia alla vigilia del nuovo lockdown. “Già la prima ondata ci aveva buttato a terra, ora siamo di fronte ad un’analoga situazione, non sappiamo davvero come in molti potranno sopravvivere, me compreso”, dice Carlo Andrea Pantaleo, giovane chef e proprietario del ristorante Milano 37 a Gorgonzola. “Negli scorsi mesi – prosegue – nonostante una perdita del 60%, abbiamo investito per essere in sicurezza e rispettare le norme e riaperto con fiducia, nel mio caso ho assunto due persone che adesso devo lasciare a casa. Le spese non si fermano, parlo di affitti, fornitori, stipendi. Ciò di cui abbiamo bisogno non sono gli aiuti del Governo, incerti e irrisori rispetto ai mancati incassi, ma di poter lavorare seguendo le regole e non dover chiudere. Il delivery – conclude Pantaleo – non è un’ alternativa, io non lo farò, non è il mio mestiere, sono cuoco e il cuoco lavora in un ristorante.
Rispetto chi vorrà farlo, ma a mio giudizio è impensabile” Toni analoghi da parte di Alfredo Zini, presidente delle “Botteghe storiche di Milano” e proprietario del ristorante “il Tronco” in attività dal 1933. “Momento davvero difficile, la burocrazia strozza le imprese della ristorazione e tutta la filiera che include vino, carne, salumi, formaggi. Provvedimenti che vengono attuati senza dare il tempo di potersi organizzare, così le perdite rispetto agli acquisti fatti, ai fornitori impegnasti sono enormi e nessun risarcimento è previsto per le materie prime deperibili che verranno buttate. Il delivery non consente di sopravvivere, la cucina italiana tradizionale non ha questo mercato, il consumatore medio alto non lo utilizza. La politica dovrebbe ragionare con un minimo di programmazione, ma purtroppo non accade”. (ANSA).

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