AI e creatività, il dibattito dei Digital Design Days: “Il processo creativo resta umano”

 AI e creatività, il dibattito dei Digital Design Days: “Il processo creativo resta umano”

 Sul palco i protagonisti del design italiano e internazionale

I Digital Design Days hanno ospitato uno dei dibattiti più attesi del panorama creativo italiano: il rapporto tra intelligenza artificiale e visione progettuale. Non un confronto tecnico, ma una riflessione collettiva sul significato del design nell’era dell’AI. Sul palco si sono alternati Itay Schiff, co-founder di Weavy oggi parte dell’ecosistema Figma, Matteo Bonera, Direttore Creativo di The Visual Agency | BIP Group e docente al Politecnico di Milano, e Valentino Magliaro, Country Launcher di Canva Italia.

Tre voci diverse, tre prospettive complementari che convergono su un punto: anche nell’era degli algoritmi, la direzione creativa rimane profondamente umana.

 Schiff (Figma): “Il rischio è perdere il processo, non il risultato”

Per Itay Schiff il pericolo dell’intelligenza artificiale non sta nella qualità degli output — sempre più raffinati — ma in ciò che si perde lungo la strada. “Immagini perfette, ma prive di identità”: con questa sintesi il co-founder di Weavy ha messo il dito su una delle tensioni più profonde del design contemporaneo.

Il valore che resta, secondo Schiff, è il craft: la capacità umana di intuire, scegliere e dare significato ai contenuti generati. L’AI può produrre, ma non può — ancora — orientare. Quella bussola interiore che guida ogni scelta creativa è, per ora, un privilegio esclusivamente umano.

 Bonera (The Visual Agency): “Il design non semplifica, chiarisce”

Matteo Bonera ha affrontato il tema dal punto di vista cognitivo, partendo da una diagnosi lucida della contemporaneità: viviamo immersi in una quantità crescente di dati, ma la nostra capacità di comprenderli non cresce alla stessa velocità. Anzi, spesso arretra.

“Il design non semplifica: chiarisce”, ha spiegato il Direttore Creativo di The Visual Agency. Una distinzione non banale. Semplificare significa ridurre; chiarire significa svelare strutture già presenti, renderle leggibili. In questo senso, information design e visualizzazione delle informazioni diventano strumenti strategici nella complessità contemporanea — non ornamenti, ma infrastrutture cognitive.

Una visione che Bonera porta anche nell’aula del Politecnico di Milano, dove forma la prossima generazione di designer a navigare questa complessità con metodo e visione.

 Magliaro (Canva Italia): “L’AI amplia l’accesso, non appiattisce la creatività”

Valentino Magliaro ha offerto la prospettiva di chi opera quotidianamente su piattaforme che integrano AI e design per milioni di utenti. Il Country Launcher di Canva Italia ha descritto un ecosistema creativo in continua espansione, in cui gli strumenti visuali — potenziati dall’intelligenza artificiale — abbattono le barriere all’ingresso e accelerano la trasformazione delle idee in contenuti.

“Il designer avrà ancora un ruolo centrale”, ha sottolineato Magliaro, precisando come la mission di Canva non sia omologare la creatività, ma renderla più accessibile e diffusa. Un cambio di paradigma che non elimina la competenza progettuale, ma la distribuisce — portando capacità visive a chi, fino a ieri, non aveva gli strumenti per esprimerle.

 Un filo comune: la direzione creativa resta umana

Al di là delle differenze di prospettiva — chi guarda al rischio del processo perduto, chi alla complessità cognitiva, chi all’democratizzazione degli strumenti — i tre protagonisti dei Digital Design Days hanno tracciato un orizzonte condiviso.

L’AI è una potenza amplificatrice, non una forza sostitutiva. Può generare, accelerare, rendere accessibile. Ma la visione — la capacità di decidere perché qualcosa debba esistere, per chi, con quale significato — rimane territorio umano.

In un settore che cambia più velocemente di quanto si riesca a raccontare, questa certezza è già un punto fermo.


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