Non è un libro, la raccolta di pensieri di Enzo Iacchetti con finalità benefiche: aiuto tutti i volontari del covid.

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Dopo mesi, quelli del lockdown, passati a buttar giù pensieri e considerazioni sul difficile momento che tutti eravamo costretti a vivere, Enzo Iacchetti ha pensato bene di realizzare un libro, che in realtà è un non libro, il cui ricavato sarà devoluto alla Croce Rossa Italiana per l’acquisto di un’ambulanza. Il ‘Non è un libro’ (questo il titolo della raccolta di pensieri), oltre a non avere un titolo non ha neppure un editore e un prezzo: la vendita sarà ad ‘offerta libera’: “da 70 centesimi -spiega Iacchetti intervistato da IlMohicano- a un milione di euro. Mi auguro che tra i tanti ricchi, generosamente disinteressati, vi sia qualcuno che possa acquistare il ‘non libro’ ad una bella ‘cifretta’ così da poter comprare non solo una ma due o tre ambulanze per la Croce Rossa, magari prima del prossimo Natale”.

Ma come è nata l’idea di questo libro “che si legge velocemente e, in parte, è anche divertente. “Durante la prima settimana del primo lockdown -spiega Iacchetti- non nascondo che ho anche gioito all’idea di potermene stare in casa, con il mio cane, a riposo. Poi la chiusura è proseguita per un’altra settimana e un’altra ancora e dai balconi cominciavano ad essere esposti gli striscioni con scritto ‘andrà tutto bene’. Ho capito allora -prosegue Iacchetti- che non stava andando per niente tutto bene, anzi… Ho iniziato, quindi, a buttar giù dei pensieri, anche buffi e comici, su come lavarsi bene le mani, come ci insegnavano in televisione, e mettere i guanti. Scrivevo i miei pensieri su dei pezzetti di carta che attaccavo qua e là sulle pareti di casa mia”. “Passavano i giorni -aggiunge Iacchetti- e, chiuso in casa con il mio cagnolino Lucino, iniziavo a parlare con lui, ma la cosa buffa è che sentivo lui che mi rispondeva. Ne ho parlato con il mio medico e mi ha detto che dovevo smetterla con gli antidepressivi che ero costretto a prendere perché non riuscivo più a dormire. Ho però capito, durante i miei ‘colloqui’ con Lucino che i cani hanno un senso della solidarietà molto più spiccato di noi umani e ho percepito l’ inerzia di quelli che gestiscono il potere politico, economico e scientifico”.

Tornando a ‘Non è un libro’ “mi sono detto che da questa inerzia non ne saremmo usciti e che si stava scatenando una vera lotta per i vaccini, che la scienza era alla frutta. Allora -prosegue Iacchetti- ho deciso di staccare dal muro tutti questi miei pensieri e raccoglierli. Ne sono uscite una settantina di pagine, il numero giusto per un piccolo volume, di facile lettura, che ho deciso di pubblicare da solo e di stamparlo a mie spese. Nel frattempo -aggiunge- mi è venuto un delirio di partire con le presentazioni al pubblico. Sono molto emozionato perché dopo due anni torno a confrontarmi con un pubblico in quello che sarà un vero e proprio minishow di presentazione del mio ‘Non è un libro'” che parte il 21 luglio da Vicenza per concludersi il 5 settembre a Piacenza e ad ogni appuntamento, tiene a sottolineare “ci sarà un addetto della Croce Rossa che gestirà la parte economica perché io non voglio toccare neppure un euro”.

“Il mio scopo non è quello di guadagnare con questo ‘Non è un libro’, ma solo di aiutare tutti quei volontari che hanno bisogno di un sostegno anche economico. Sentire in continuazione il suono delle ambulanze durante quei giorni chiuso in casa è stato per me un danno psicologico enorme -sottolinea Iacchetti- mi ha letteralmente sbarellato. Nel frattempo -ricorda- ho perso compagni di classe in pochi giorni e un produttore cinematografico. Chi ancora si dichiara ‘no vax’ -osserva- è da rinchiudere in un reparto Covid senza mascherina. Dovrebbero provare i no vax cosa significa. Io sono stato attentissimo e, per fortuna, non sono stato colpito dal Covid, ma sono morti troppi amici e conoscenti”. Nel suo ‘Non è un libro’ Iacchetti immagina anche una grande sfida tra le vittime della pandemia e il malgoverno: “Ogni giorno, in televisione e sui media aumentava il numero dei cosiddetti ‘esperti’ che ci dovevano rassicurare sulla pandemia. Si stava creando una sorta di ottimismo ingiustificato invece di cercare una verità che non arrivava. E’ passato più di un anno e, forse, si comincia a vedere una luce ma è troppo debole perché, ancora oggi, le potenti industrie farmaceutiche pensano ai loro interessi. Sabin ha realizzato il vaccino contro la poliomelite e lo ha regalato all’umanità. Lo stesso ha fatto Jenner con quello per il vaiolo. Adesso non è così, nessuno ‘regala’ all’umanità più niente ed è per questo che l’umanità è in decadenza”.

Con sei cd alle spalle e un disco d’oro Iacchetti non dimentica la sua passione per la musica e proprio durante l’ultimo lockdown ha trovato il tempo per dedicarsi a nuovi brani: “da piccolo avrei voluto fare il cantante e negli anni ’70 ci ho anche provato seriamente”, confessa Iacchetti. “In quegli anni, però, eravamo in troppi e allora ho dovuto sviare sul comico. In ogni caso ho fatto e sto facendo quello che sognavo di fare fin da bambino e ne sono felice. Certo -osserva- mi sono fatto un gran bel mazzo, tanta gavetta, ma poter fare, ora, quello che voglio è impagabile”. E tornando alla musica “proprio ieri -afferma- ho registrato una canzone che vorrei poter presentare per il prossimo Festival di Sanremo anche se so già che non la accetteranno. Ci ho provato diverse volte -ricorda- ma ero troppo amico dei conduttori che non mi accettavano -spiega- che per non creare ‘favoritismi'”.
(A CURA DI ILMOHICANO.IT) (MiaNews)

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