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Quest’anno BookCity Milano compie dieci anni e torna con un ampio programma di eventi in presenza, con green pass e su prenotazione. Per questa decima edizione, sono previsti oltre 1.400 appuntamenti in più di 260 sedi, tra il 17 e il 21 novembre.

Tra questi, c’è anche “Mio figlio. L’amore che non ho fatto in tempo a dirgli” di Marco Termenana (pseudonimo) cioè il libro uscito agli inizi di giugno, che viene presentato sabato 20 novembre alle h. 17 presso il Centro di Nonviolenza Attiva, via G. Mazzali, 5 (metrò linea verde, fermata UDINE).

BookCity Milano è promosso dal Comune di Milano Assessorato alla Cultura, dall’Associazione BookCity Milano (costituita da Fondazione Corriere della Sera, Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, Scuola per Librai Umberto e Elisabetta Mauri e Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori) e dall’ Associazione Italiana Editori.

In sostanza, si tratta di un festival itinerante che si tiene nelle librerie, nei teatri. negli auditorium, nelle università e nelle biblioteche milanesi.

Chi è invece Marco Termenana, per chi ancora non lo conosce?

Con lo pseudonimo di El Grinta, sullo stesso argomento, ha già pubblicato GIUSEPPE nel 2016.

I romanzi sono ispirati al suicidio realmente accaduto nella notte tra il 24 ed il 25 marzo 2014 a Milano, città in cui vive, di Giuseppe, il figlio all’epoca ventunenne (il primo di tre), quando cioè apre la finestra della sua camera, all’ottavo piano di un palazzo, e si lancia nel vuoto.

Si racconta il mal di vivere di un essere che si è sentito sin dall’adolescenza intrappolato nel proprio corpo e, infatti, è anche la storia di Noemi, alter ego femminile che assume contorni definiti nella vita dei genitori solo nel momento in cui si toglie la vita.

Tragedia non solo di mancata transessualità ma anche e soprattutto di sofferto e mortale isolamento, al secolo hikikomori.

Giova precisare che dal 5 luglio u. s., l’ultimo libro, in linea con il precedente, sta mietendo riconoscimenti nei Concorsi Letterari di tutta Italia e il 27 novembre arriva al decimo nell’arco dei suoi seppur pochi mesi di vita.

Ma perché ospitare “Mio figlio” a BookCity? Ce lo dice Emanuela Fumagalli, la professoressa cofondatrice del Centro di Nonviolenza Attiva e di HumanZone, il progetto di comunità presente nel Municipio 3 del Comune di Milano, che ha avuto l’idea di ospitarlo:

“Vogliamo prendere spunto dalla storia di Giuseppe per alzare la voce su come un intero villaggio può fare la differenza nella crescita dei giovani. In particolare, desideriamo intrattenerci su come la comunità può contribuire a far uscire dalla solitudine perché la HumanZone, che stiamo cercando di costruire insieme alle istituzioni del Municipio 3 del comune di Milano e a più di 30 associazioni del territorio, va appunto in questa direzione”.

Questo invece quanto dichiarato dallo stesso autore:

“Ho scritto solo per commemorare Giuseppe ma se il messaggio arriva nelle scuole sono contento. Credo che bisogni iniziare dalle scuole medie. Non è mai il momento sbagliato per parlare di certi argomenti ai nostri figli, ma ho verificato che quella è l’età migliore. Mi è stato chiesto se penso che ragazzi così giovani leggano un libro come il mio di 386 pagine. A parte il fatto che penso di sì, è irrilevante, perché anche se leggono solo la lettera che ha lasciato Giuseppe riportata nel testo, o il libro gira tra i banchi con la guida dei docenti, l’obiettivo di responsabilizzazione è raggiunto”.

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Ingresso con Green Pass e prenotazione obbligatoria con tutti i dettagli su:

http://www.centrononviolenzattiva.org/bookcity2021/

https://bookcitymilano.it/eventi/2021/humanzone-una-comunita-per-includere

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