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Triennale Milano, in collaborazione con Arper e Johan & Levi Editore, presenta Lina Bo Bardi: un’icona contemporanea, una tavola rotonda dedicata all’approfondimento della figura dell’architetto e designer Lina Bo Bardi (1914-1992) nell’anno del Leone d’Oro speciale alla memoria alla Biennale di Venezia.

Triennale Milano con il suo Museo del Design Italiano porta avanti così il lavoro di promozione e valorizzazione dei Maestri del design e della architettura italiani e di rafforzamento di un sistema virtuoso di dialogo con aziende, editori, istituzioni, archivi, centri di studio per realizzare progetti di ricerca volti alla realizzazione di mostre, pubblicazioni e giornate di studio.

A partire da La dea stanca, prima biografia di Lina Bo Bardi – l’epiteto è stato coniato da Valentino Bompiani –, scritta da Zeuler R. Lima ed edita da Johan & Levi, saranno ripercorse alcune delle vicende fondamentali dell’avventura professionale e umana di questa donna che ha sfidato le convenzioni sociali e intellettuali della propria epoca. Zeuler R. Lima, ricercatore, artista, designer, curatore e professore di architettura alla Washington University di Saint Louis, Missouri, si confronterà con Roberto Dulio, Professore Associato Politecnico di Milano, e Carlo Gandolfi, architetto, fondatore di Bunker-arc.

Con Francesca Molteni, curatrice, regista e autrice, sarà inoltre sviluppata una riflessione su alcuni aspetti specifici dell’agire di Lina Bo Bardi nella sua molteplice veste di curatrice, editor e agitatrice culturale.

Claudio Feltrin, Presidente di Arper, e Marco Benvegnù, Head of Corporate Brand di Arper, racconteranno l’incontro con le visioni e gli ideali di Lina Bo Bardi, avvenuto nel 2012, che ha portato alla luce un’importante identità valoriale tra l’architetto e il brand di arredo. Questo approccio ha guidato Arper nell’ideazione e organizzazione della mostra Together, dedicata alla figura di Lina Bo Bardi, e nello sviluppo della Bardi’s Bowl Chair, seduta progettata da Lina Bo Bardi nel 1951 e industrializzata per la prima volta da Arper. La Bowl Chair, realizzata in edizione limitata e numerata, è stata il frutto di un confronto costante con l’Instituto Bardi lungo tutto il percorso, condotto con un approccio in equilibrio tra l’interpretazione del progetto originale e il valore aggiunto dato dalle competenze tecniche dell’azienda.

La tavola rotonda sarà moderata da Marco Sammicheli, Direttore del Museo del Design Italiano di Triennale Milano.

I Partner Istituzionali Eni e Lavazza, l’Institutional Media Partner Clear Channel e il Technical Partner ATM sostengono Triennale Milano anche per questo progetto

Lina Bo Bardi
Achillina Bo nasce a Roma nel 1914. Dopo la Laurea in architettura, si trasferisce a Milano e lavora intensamente all’interno dello studio di Gio Ponti, misurandosi con prestigiosi progetti di architettura e di design. Apre poi il suo studio, il quale però viene distrutto durante un bombardamento nel 1943. Dopo quell’evento Lina diventa un’attivista del movimento della Resistenza. In quegli anni collabora con numerose testate, come illustratrice e giornalista, arrivando a dirigere la rivista “Domus” – fondata dallo stesso Ponti – a soli 25 anni, in piena guerra mondiale e in piena occupazione tedesca, fino alla sospensione della pubblicazione per ordine della Repubblica di Salò. Negli anni seguenti al conflitto documenta la distruzione che afflisse l’Italia durante la guerra, partecipando anche al Congresso Nazionale per la Ricostruzione. Fonda con Bruno Zevi il settimanale “A – Cultura della Vita”. Dopo la guerra, Lina Bo Bardi sposa il celebre giornalista, gallerista e critico d’arte Pietro Maria Bardi, con il quale si trasferisce in Brasile nel 1946. Qui trova la sua felicità creativa. Due anni dopo inizia a dedicarsi al design e alla progettazione d’interni: risale a quegli anni il progetto della Bardi’s Bowl Chair.

Nel 1951 diventa cittadina brasiliana e progetta la Casa de Vidro: la sua abitazione originale e innovativa, immersa e radicata nella vegetazione del Jardin Morumbì. Oggi l’edificio è diventato una casa-museo, sede dell’Instituto Lina e Pietro Maria Bardi. Negli anni sessanta e settanta si concentra su progetti urbanistici e proposte abitative economiche, un tema a lei particolarmente caro. Un progetto fra tutti: un villaggio rurale a Camurupim. Gli anni ottanta sono dedicati prevalentemente a opere di recupero, fra le quali va ricordato il progetto di recupero della fabbrica della Pompéia a San Paolo (1977-1986), trasformata in un centro sociale: la SESC- Fabbrica da Pompéia, un luogo ancora oggi molto frequentato e apprezzato per le numerose attività sociali, culturali e sportive che vi si svolgono, nonché per la straordinaria forza espressiva dell’architettura. Lina Bo Bardi muore a San Paolo del Brasile nel 1992.

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