In Consiglio regionale si discute delle regole per i nuovi impianti. Al centro del confronto i consumi di energia e acqua, il consumo di suolo e la necessità di distinguere le richieste di connessione dai progetti pronti a partire.
La Lombardia si conferma uno dei territori più interessati d’Italia allo sviluppo dei data center, infrastrutture che sostengono servizi cloud, intelligenza artificiale e gestione dei dati. Ma la crescita del settore apre un confronto sulle regole, sull’impatto ambientale e sulla capacità delle reti di sostenere nuovi impianti.
Secondo i dati presentati da Terna durante un’audizione in Consiglio regionale, in Lombardia risultano 316 richieste di connessione per una potenza complessiva potenziale di 48,6 gigawatt. Si tratta di richieste, non di data center già autorizzati o in costruzione: il dato descrive la pressione sulla rete elettrica, ma non corrisponde al numero degli impianti che saranno effettivamente realizzati.
La revisione delle regole regionali
A pochi mesi dall’approvazione della legge regionale sui centri dati, la Giunta è intervenuta con modifiche che puntano a guidare la localizzazione dei nuovi impianti e a contenere gli impatti sul territorio. Tra i temi affrontati figurano l’utilizzo di terreni agricoli, il ricorso all’acqua per il raffreddamento e la disponibilità di energia.
L’obiettivo dichiarato dalla Regione è favorire gli insediamenti nelle aree industriali dismesse e subordinare i progetti a una verifica più concreta della connessione elettrica. Se un intervento non risulta compatibile con gli strumenti urbanistici comunali, può essere necessario avviare una variante al Piano di governo del territorio. Le modifiche dovranno completare l’iter in Consiglio regionale, con il voto finale previsto per il 24 novembre.
Il nodo tra richieste e progetti concreti
Uno dei punti emersi nel dibattito riguarda la differenza tra le numerose domande di connessione e gli investimenti realmente in fase di realizzazione. Le richieste possono essere preliminari e alcune potrebbero non tradursi in cantieri. Secondo l’associazione di settore citata dal Corriere della Sera, lo sviluppo effettivo atteso nei prossimi anni sarebbe più contenuto rispetto al volume complessivo delle domande presentate.
Nel confronto sono emersi anche progetti di rilevanza nazionale, per i quali possono applicarsi procedure specifiche. La questione solleva interrogativi sul rapporto tra le competenze nazionali e le regole regionali, oltre che sul ruolo dei Comuni nella pianificazione degli insediamenti.
Acqua, energia e consumo di suolo
Comitati e opposizioni chiedono maggiori garanzie e, in alcuni casi, una moratoria sui nuovi impianti. Le preoccupazioni riguardano il fabbisogno energetico, l’acqua utilizzata per il raffreddamento dei server e la trasformazione delle aree interessate. Gli operatori, invece, richiamano la necessità di regole chiare e tempi autorizzativi compatibili con gli investimenti.
Il tema è al centro anche del workshop “Datacenter in Lombardia: rapporto energia e ambiente”, promosso da ARPA Lombardia e in programma oggi a Palazzo Lombardia. L’incontro riunisce istituzioni ed esperti per discutere normativa, consumi, sostenibilità e pianificazione del territorio.
La sfida per la Lombardia sarà quindi trasformare l’interesse degli operatori in progetti verificabili e compatibili con le risorse locali. Il confronto delle prossime settimane dovrà chiarire come sostenere le infrastrutture digitali garantendo, allo stesso tempo, una pianificazione attenta a energia, acqua, suolo e comunità coinvolte.











































