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Zoppi accende la fiamma olimpica della tradizione in cucina

 

Milano. In zona Tribunale, dove le botteghe storiche resistono al tempo,  Zoppi Gastronomia in via Cesare Battisti 2, celebra a modo suo l’arrivo dei grandi eventi sportivi del 2026: Olimpiadi e Paralimpiadi Milano‑Cortina. Lo fa con una proposta gastronomica che unisce territori, memoria e artigianalità, accompagnata da un progetto artistico che dialoga con lo sport.

La cucina è affidata allo chef Andrea Dingillo, metà milanese e metà bergamasco, profondo conoscitore della Cucina del Nord. A lui il compito di raccontare Lombardia, Veneto e Trentino attraverso tre piatti-simbolo:

Milano – Risotto alla milanese con ossobuco in gremolata, dedicato alle gare sul ghiaccio.

Valtellina – Pizzoccheri valtellinesi, omaggio alle discese di Bormio.

Val di Fiemme e Cortina d’Ampezzo – Stufato di capriolo con polenta di Storo e polenta bianca veneta, ispirato alle prove di fondo, salto e combinata nordica.

Le preparazioni, controllate ,realizzate con tecniche che preservano qualità e valori nutrizionali, si conservano in frigorifero per 18–20 giorni. Per servirle basta immergere la confezione in acqua bollente per 5–10 minuti, mantenendo intatti sapori e consistenze.

“È un modo per portare in tavola i territori olimpici,” spiegano da Zoppi. “I clienti lo percepiscono e lo apprezzano.”

Il progetto si arricchisce grazie alla collaborazione con Monica Sacchi, in arte Moka, artista milanese formata all’Accademia di Brera. L’idea nasce dall’amicizia con Raffaella Zoppi e prende forma in una serie di opere ispirate alle montagne italiane e ai colori delle mascotte olimpiche Milo e Tina, simboli di inclusione, energia e identità territoriale.

 

Un dialogo visivo che accompagna i piatti e trasforma l’esperienza gastronomica in un racconto culturale: sport e cucina come patrimonio materiale e immateriale del Paese.

La storia di Giuseppe Zoppi affonda le radici nella terra. A 14 anni portava le mucche al pascolo nel lodigiano : un legame con la natura che ancora oggi guida la sua idea di cucina. “Il cibo deve essere sano, leggero, nutriente. E bisogna conoscere le materie prime, non limitarsi a dire che qualcosa è buono.”

Per questo l’artigiano del gusto osserva, studia, manda i collaboratori alle fiere. La qualità, per lui, è cultura prima ancora che tecnica.

Il commerciante milanese lancia un messaggio chiaro: servono spazi e percorsi formativi per i giovani che vogliono avvicinarsi al mestiere. Una scuola dedicata agli esercenti della gastronomia, capace di trasmettere competenze, etica e rapporto con il pubblico. Un tema che aveva già portato in Regione Lombardia, quando gli è stato conferito un riconoscimento per aver dato visibilità a Milano attraverso la qualità del suo lavoro storico .“Dicono che tipi come me non esistono più,” sorride Zoppi. Si riferisce alla gentilezza del servizio, alla lealtà, alla correttezza: valori che oggi sembrano quasi controcorrente. E non è un caso che la Treccani abbia scelto “fiducia” come parola dell’anno. Un vocabolo che riassume perfettamente lo spirito di questa bottega.

Mentre Milano si prepara ad accogliere il mondo per Olimpiadi e Paralimpiadi, Zoppi porta avanti la sua personale staffetta: tradizione, territorio, arte e cultura gastronomica. Una fiaccola che non si spegne, ma illumina.

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