Un'immagine dei lavoratori all'esterno degli stabilimenti dell'Ilva di Taranto, 10 settembre 2018. ANSA/INGENITO
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“Con la firma dell’accordo, ArcelorMittal e Commissari tutelano solamente i loro interessi, mentre quelli sociali, occupazionali e delle comunità coinvolte vengono messi da parte. Si è persa un’occasione per rilanciare gli stabilimenti del Gruppo e insieme a loro la siderurgia italiana, fare importanti investimenti di ambientalizzazione e la salvaguardia dei livelli occupazionali. Il fatto che l’accordo sia frutto di un compromesso tra legali e che siano scomparsi due elementi che sembravano dirompenti per l’azienda, come lo scudo penale e le migliaia di esuberi, ci preoccupa per la credibilità dell’intesa”. Così Rocco Palombella, Segretario Generale Uilm, intervenendo al programma “Linea Mercati” su Class Cnbc.
“Sono già stati predeterminati i termini dell’uscita di ArcelorMittal – dichiara il leader Uilm – dietro il pagamento di una somma irrisoria. Il piano industriale partirebbe solamente dal prossimo anno, perdendo un altro anno con il conseguente blocco di interventi di ambientalizzazioni e rischi occupazionali”.
“Fino a novembre non accadrà nulla – continua –  poi entro i primi mesi del 2021 ArcelorMittal potrà decidere di andar via. Quindi tornerebbe in capo allo Stato un’azienda che è in forte difficoltà economica, con conseguente blocco investimenti ambientali e forti rischi sia per i lavoratori dipendenti che per quelli che si trovano attualmente in Amministrazione straordinaria”.
 
“Continueremo a chiedere un incontro chiarificatore al Governo – conclude – perchè la situazione si sta aggravando giorno dopo giorno e l’accordo firmato ieri posticipa solamente una soluzione che deve essere presa immediatamente, per evitare disastro ambientale, occupazionale e produttivo”

 

“Esprimiamo forte preoccupazione per i contenuti del pre-accordo raggiunto oggi tra Arcelor Mittal, Governo e Ilva in amministrazione straordinaria”.

Lo affermano in una nota congiunta il segretario generale dell’Ugl, Francesco Paolo Capone, e il segretario nazionale dell’Ugl Metalmeccanici, Antonio Spera.

“Il percorso attraverso il quale la pre-intesa è stata raggiunta risulta a tutti gli effetti poco trasparente, non solo per il mancato coinvolgimento delle organizzazioni sindacali, che hanno seguito per anni l’odissea ex Ilva e con la firma dell’accordo del 6 settembre 2018 si sono assunte precise responsabilità nei confronti di tutti i lavoratori, ma anche per i contenuti dello stesso pre accordo riguardanti il risanamento ambientale, le prospettive industriali e occupazionali del Gruppo”.

“Non è altrettanto chiaro – sottolineano Capone e Spera – l’impegno finanziario degli investitori, a partire da Arcelor Mittal, nella nuova compagine societaria, in che cosa consista la fase di stallo prevista da qui alla fine del 2020 relativamente all’esecuzione del piano industriale. Tanto più essendo già trascorsi due anni di incertezza che hanno messo a rischio la pur strategica realtà industriale rappresentata dallo stabilimento di Taranto. La pre-intesa raggiunta oggi non sembra portare luce sulla governance, sul ruolo delle banche e dell’investitore pubblico, sul ruolo delle due società”.

“Quello che preoccupa maggiormente da sempre l’Ugl e ancora di più da oggi è la salvaguardia dell’intero perimetro occupazionale rappresentato dai 10.700 lavoratori più i 1.800 in amministrazione straordinaria e i lavoratori delle aziende di appalto. Senza dimenticare, che il pre-accordo prevede un aumento dei lavoratori in Cassa Integrazione e il vincolo dell’accordo sindacale entro il 30 maggio senza che vi sia stata una preventiva condivisione con le organizzazioni sindacali del piano e degli strumenti adottati”.

“L’accordo del 6 settembre 2018 – concludono Capone e Spera – sottoscritto dalle Organizzazioni sindacali garantiva tutta l’occupazione, il risanamento ambientale e il rilancio produttivo. Riteniamo, ancora e senza alcuna ombra di dubbio e alla luce dei contenuti della pre intesa, sia il migliore accordo possibile”.

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