Intervista al critico e curatore d’arte contemporanea Marco Eugenio Di Giandomenico.

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Marco Eugenio Di Giandomenico, di lontane origini austriache, da quasi trent’anni vive e lavora a Milano, svolgendo attività di critico e curatore di arte contemporanea, con molteplici mostre e iniziative artistiche e culturali di successo organizzate in Italia e all’estero.
E’ titolare di prestigiosi incarichi accademici presso accademie di belle arti e università pubbliche, nonché membro di comitati artistici e culturali istituzionali, tra cui il Comitato Permanente Italiano per la Maison de l’Italie a Parigi.
Grazie alla sua formazione interdisciplinare (maturità classica, laurea in economia, studi post-universitari in storia dell’arte, filosofia e teologia) ha una personalità eclettica, ed è in grado, quindi, di rispondere efficacemente alle istanze degli artisti contemporanei, sempre più alle prese con lo sviluppo incessante delle nuove tecnologie, che rimodula in continuazione i processi di produzione artistica e la relativa promozione nel mercato.
E’ autore di pubblicazioni di successo nel campo dell’arte e dell’economia della cultura e collabora stabilmente con prestigiose testate editoriali, che spesso pubblicano le sue accurate e originali recensioni critiche, foriere di profonde riflessioni intellettuali.
E’ tra i più ferventi teorici e promotori dell’”arte sostenibile”, con un riconoscimento in tal senso a livello internazionale.

Qual è il ruolo della comunicazione nell’arte contemporanea?
Nell’epoca attuale assistiamo a un capovolgimento generale di funzioni e ruoli, per cui lo “strumento” diventa “oggetto” e viceversa, generandosi una notevole confusione per il destinatario del messaggio (osservatore, lettore, visitatore, pubblico, utenza generalizzata, etc.), che ha difficoltà a intercettare l’effettiva presenza di contenuti culturali e artistici, ammaliato dalle sirene mediatiche, oramai alla mercé di tutti grazie a Internet.
Un’opera d’arte, che grazie alle capacità di comunicazione dei promotori è sottoposta in maniera opportuna all’attenzione generalizzata, è percepita più interessante e quindi di valore da parte della collettività, la quale riesce sempre meno ad acquistare “bellezza” e sempre più visibilità e riconoscimento sociale: acquista, di fatto, la comunicazione stessa, oramai divenuta il vero oggetto del desiderio di ognuno nell’era contemporanea, come direbbe il filosofo su coreano Byung-Chul Han.
Il rapporto tra comunicazione e arte è oggi un rapporto malato, in quanto la pregnanza creativa è offuscata dai processi di comunicazione, che, invece di essere strumento di diffusione e valorizzazione, diventano essi stessi il quid transattivo, con la conseguenza che le risposte del mercato all’arte sono viziate ab origine, rischiando di compromettere lo sviluppo stesso della creatività contemporanea.
Fino al novecento la comunicazione era demandata solo a operatori professionali (agenzie di stampa, giornalisti, testate editoriali, etc.), la cui attività era rigidamente regolata dal Legislatore, oggi, grazie a Internet e ai social media, chiunque può pubblicare qualunque cosa, e se abile a utilizzare e manipolare i processi comunicativi, può raggirare l’utente, anche superando l’audience dei suddetti operatori professionali, facendo leva su sentimenti di ego primari, spesso perorati da situazioni esistenziali frustrate o almeno percepite come tali.

Come pensa si possa uscire da questa impasse comunicativa?
Il problema non riguarda solo l’arte, ma tutti gli aspetti del nostro vivere quotidiano. Stiamo vivendo una profonda trasformazione sociale, anzi direi epocale, forse la più memorabile dopo il Medioevo. Internet ci ha aperto nuovi mondi e ha facilitato molteplici processi lavorativi e relazionali, ma ha un prezzo alto sulle nostre consapevolezze e i veri valori da perseguire e porre alla base della nostra esistenza.
In più di vent’anni il nostro stile di vita ha subito e continua a subire cambiamenti drastici, impensabili in passato.
Come sempre l’essere umano ritroverà la propria verità ancestrale e saprà riposizionare il ruolo dei media, riportandoli a prezioso “strumento” di divulgazione e valorizzazione di contenuti umani, culturali, artistici, sociali, riequilibrando un rapporto, che al momento è turbato da un nuovo mondo mediatico ancora di difficile decifrazione.
In tale contesto è urgente un intervento legislativo, che al di là delle derive sociali contemporanee, regolamenti il web e almeno scoraggi le manipolazioni più eclatanti.

LA REDAZIONE