dal 23 aprile al 1 maggio 2022 – debutto Nazionale    

Getsemani (terzo cammino)

Resurrezione voi chi dite che io sia?

progetto di performance relazionale site – specific di Antonio Syxty

con la collaborazione di Susanna Baccari

 

con Alberto Colombo, Carola Dehò, Flavia Marchionni, Ivana Petito, Gabriele Scarpino, Nicole Zanin

Produzione Manifatture Teatrali Milanesi

 

 

…Il Getsèmani (parola Aramaica che significa frantoio) è un piccolo oliveto poco fuori la città vecchia di Gerusalemme sul Monte degli Ulivi, nel quale Gesù Cristo, secondo i Vangeli, si ritirò dopo

l’Ultima Cena prima di essere tradito da Giuda e arrestato…

 

Antonio Syxty nel suo terzo lavoro/progetto di performance relazionale, ha scelto per il pubblico milanese, la Chiesa di San Pio X situata in Piazza Leonardo da Vinci.

 

Getsemani (terzo cammino) Resurrezione è il terzo capitolo di un progetto molto più ampio dedicato alla figura di Gesù ed è presentato in forma di performance relazionale, cercando di instaurare una relazione personale silenziosa e misteriosa.

 

Nel dicembre del 2019 abbiamo scrutato il cielo distesi in terra, ci siamo abbracciati e commossi guardandoci negli occhi. A luglio del 2021 abbiamo attraversato il tempo del Gòlgota, della croce e del sacrificio, rinunciando al contatto e alla prossimità fisica per via delle norme di sicurezza sanitaria.

 

Nel 2022 Getsemani/Resurrezione vuole mettere in atto il concetto di “rinascita” non legata al corpo o alla vita eterna, ma in riferimento all’esperienza nuova alla quale possiamo tutti aspirare.

 

 

 

 

(dagli appunti di A. Syxty sul progetto)

I primi pensieri, da giorni.

Ci stavo pensando da tempo. Quando poi ci siamo detti che era da mettere in calendario.

Quindi ci sarebbe stata una scadenza di incontro e di lavoro.

Diventava ‘necessario’ approfondire il pensiero di un senso.

 

Un senso, ancora, del fare. Il senso dell’azione artistica, performativa (dove potrebbe essere ancora l’ambiente, il teatro, come luogo dell’appuntamento).

Così, in fondo, è nato tutto, il progetto intendo, quel A Jesus Project – Getsemani – Ma voi chi dite che io sia?

 

 

 

E’ nato tutto da quella domanda.

E’ quella domanda che si rivolge a me, a noi, a tutti.

Ma chi fa quella domanda?

Chi dite che io sia? Ma chi? Chi è che si interroga? Il Cristo, il profeta, un profeta, qualunque profeta, oppure ognuno di noi?

 

Credo che questo mi riguarda, e ci riguarda tutti, se vogliamo.

E’ trovare senso nella riconoscibilità.

Riconoscere l’altro è riconoscere noi stessi.

Anche noi, in fondo, con un po’ di coraggio potremmo rivolgerla quella domanda.

Prenderla a prestito, dalle scritture, dalla vita.

Farsi quella domanda e farla ad altri.

Così, in fondo, è iniziato quel cammino.

(In modo assolutamente ‘laico’)

 

(dagli appunti di A. Syxty sul progetto)

La prima volta.

La prima volta era un dicembre freddo, prima di una ricorrenza (anche religiosa) il Natale.

Era il 2019. Il mondo era molto diverso.

(Adesso siamo nel 2022.)

In quel dicembre Getsemani era l’appuntamento nel luogo, la relazione muta, gli sguardi, i bigliettini con parole trascritte e fotocopiate dai vangeli, riportate agli occhi in un contesto che non aveva uno scopo evangelico o religioso. Lo scopo era di guardarsi negli occhi, nell’occasione di un incontro, per riconoscersi.

Voi chi dite che io sia?

In fondo quella domanda è la domanda che tutti potremmo fare a noi stessi e agli altri.

E’ una domanda sulla riconoscibilità.

Sul ‘ri-conoscersi’.

In quel dicembre 2019 ci siamo incontrati.

Noi e Loro, per la prima volta.

Noi, quelli che c’erano ‘prima’, gli attori, i performer.

E poi Loro che ci hanno visitato (quello che definiamo comunemente pubblico).

Persone come noi che abbiamo preso per mano. Che abbiamo accompagnato verso un abbraccio.

 

Era una performance ‘ambientale’ e ‘relazionale’.

C’era il primo momento denominato Lazarus Pièce con la rinascita di una Lazzaro, un Lazzaro-Noi, un Lazzaro-Loro.

 

C’era poi un secondo momento in cui ci siamo sdraiati in terra a guardare il cielo della notte e le stelle che si vedono nel cortile storico del Palazzo dove eravamo.

E poi c’era il momento dedicato a Magdalene Pièce, la donna, la Maddalena, tutte le donne, e quel gesto con i capelli ai piedi di Loro.

Infine il commiato.

 

 

 

 

 

(dagli appunti di A. Syxty sul progetto)

La seconda volta

Il mondo era già cambiato nel luglio 2021.

Non potevamo prenderci per mano, non potevamo avvicinarci. Dovevamo stare a una distanza da Loro. Noi eravamo fisicamente distanti, consapevoli, drammaticamente esposti allo sguardo, ai gesti ripetuti ed evocati.

 

Lo stesso cortile dove nelle notti di dicembre del 2019 ci eravamo sdraiati insieme Noi e Loro a guardare il cielo in una sorta di veglia sospesa e evocata, ora era occupato da 3 grandi croci di legno, le croci del Golgotha, le nostre croci di sofferenze, solitudini e patimenti di un periodo governato da una natura ostile, in grado di fermare e cambiare la vita per come la conoscevamo prima.

 

Su quelle croci abbiamo sostato e siamo tornati a guardarci negli occhi, camminando poi insieme verso il palcoscenico nel rito e nella distanza, evocata dai teli di plastica, quegli stessi che avevamo usato “nella vita” per abbracciare i nostri cari infettati dal virus della natura ostile e martoriata. (Abbiamo visto tutti quegli abbracci strazianti fra esseri umani, avvolti nei teli di plastica disinfettati per non trasmettere il contagio.)

Abbiamo capito, forse. la nostra fragilità e debolezza.

(O forse non abbiamo capito niente)

Abbiamo assistito al rito dell’acqua e della purificazione, senza poter intervenire. Avremmo voluto, ma non ci era consentito.

Infine il commiato, per la seconda volta.

 

 

(dagli appunti di A. Syxty sul progetto)

La terza volta

E siamo arrivati alla Pasqua del 2022.

(La Pasqua, come quel Natale del 2019?).

Perché continuare il cammino? Perché fare il terzo cammino?

Per andare dove? Cosa c’è dopo quelle croci? Dopo le croci della vita.

La resurrezione.

 

Ma quale resurrezione ora che il mondo ci parla in modo diverso? Ora che il mondo non è più quello che conoscevamo nel 2019. Perché il mondo siamo noi.

E noi non siamo più come quelli che eravamo nel 2019.

E’ vero, cerchiamo di convincerci che forse dimenticheremo tutto.

Ma possiamo dimenticare?

E quella domanda, ora, che senso ha?

Chi dite che io sia?

In che cosa possiamo ri-sorgere? Da cosa dovremmo ri-sorgere?

 

Ora il mondo vede la guerra e la devastazione dei giorni che stiamo vivendo, in questo 2022.

Dovremmo deporre le armi.

Non solo quelle della guerra.

Le guerre ci sono sempre state.

Le pandemie ci sono sempre state.

 

Ma voi chi dite che io sia?

In che modo possiamo risorgere alla disponibilità di ri-conoscere l’altro?

Ci saranno le ‘stazioni’ (luoghi per sostare), i luoghi (per ascoltare), i riti (per riconoscere), ancora le 3 croci, le parole dei profeti moderni.

I corpi, con le loro azioni

(imparare a cucire?)

(Riconoscersi?)

Sarà una Resurrezione?

 

 

 

 

teatro comico

AntoniO Syxty, attivo sulla scena milanese dalla fine degli anni ’70. Fin dagli anni del liceo si interessa di scritture visuali d’avanguardia e di arte concettuale. Dal 1975 e fino al 1984 realizza numerose performance, installazioni, happening a Milano e in tutta Italia in gallerie, teatri e spazi culturali e urbani. Negli anni successivi è passato dalla art-performance al teatro svolgendo la carriera di regista di teatro, cinema, televisione e radio con esperienze di video, editing e comunicazione. Attualmente è coordinatore artistico di MTM – Manifatture Teatrali Milanesi. Ha realizzato interventi di installazione, pittorici e di immagine per molti dei suoi spettacoli.

 

 

SusannA Baccari, a 4 anni inizia a studiare ginnastica artistica, praticandola a livello agonistico. A 12 anni si trasferisce a Milano dove inizia a studiare danza. Studia con Christine Perrot e Teri Weikel, proseguendo la sua formazione con vari maestri nazionali e internazionali. Partecipa a seminari e workshop tenuti fra gli altri da Louis Falco, Jorma Voutinen, Luisa Casiraghi, Giorgio Rossi, Raffaella Giordano, Danio Manfredini, Jango Edwards, Yves Lébreton, Jonny Melville. Negli anni ha collaborato con Quelli di Grock in qualità di attrice, coreografa, regista, e formatrice. Si dedica anche all’insegnamento per continuare a confrontarsi con le giovani generazioni e proseguire il percorso di ricerca e sperimentazione sulla fisicità dell’attore.