Nespresso, nasce in Italia il primo orto-frutteto sociale diffuso: il caffè riciclato diventa cibo, inclusione e lavoro in 7 regioni
Dal compost ricavato dalle capsule esauste nasce il primo grande orto-frutteto sociale diffuso d’Italia: 7 cooperative in 7 regioni, oltre 7.200 piante, 38.750 kg di produzione annua stimata e benefici per quasi mille persone. A Milano protagonista Cascina Biblioteca.
Dal riciclo delle capsule a una rete nazionale di orti sociali
Cosa succede a una capsula di caffè dopo l’ultimo sorso? Per milioni di italiani la risposta è cambiata quindici anni fa, quando Nespresso ha lanciato Da Chicco a Chicco, il progetto che trasforma il caffè esausto in compost e l’alluminio delle capsule in nuova materia prima. Oggi quel modello compie un passo ulteriore e lo fa in grande: il 23 giugno 2026, Nespresso annuncia il lancio del primo orto-frutteto sociale diffuso d’Italia, nato proprio grazie al recupero del caffè dalle capsule riciclate.
Il progetto — sviluppato insieme a Legambiente e AzzeroCO2 nell’ambito della Campagna Ortofrutteto Solidale Diffuso — coinvolge sette cooperative del Terzo Settore in altrettante regioni italiane: Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Toscana, Lazio, Basilicata e Puglia. I numeri parlano da soli: oltre 24 quintali di compost restituiti al suolo, più di 31.300 metri quadrati di territorio interessati, 7.200 piante messe a dimora tra alberi da frutto, ulivi, orticole e aromatiche, una produzione annua stimata di oltre 38.750 kg di frutta e ortaggi e circa 400 litri di olio extravergine di oliva.
Milano in prima fila: Cascina Biblioteca tra i sette siti del progetto
La Lombardia partecipa con Cascina Biblioteca a Milano, uno dei sette siti dove gli interventi prenderanno forma a partire dal prossimo autunno, nel rispetto della stagionalità per la messa a dimora. Qui verranno piantati 200 alberi da frutto, i cui prodotti saranno venduti presso lo shop della cooperativa, reimpiegati nella mensa aziendale e trasformati in confetture.
Un esempio concreto di filiera corta urbana, che trasforma uno spazio milanese in un luogo produttivo, educativo e comunitario al tempo stesso. Non un giardino ornamentale, ma un sistema agricolo integrato nel tessuto sociale della città.
Sette regioni, sette storie di inclusione
Ogni sito racconta una storia diversa, ma tutte convergono verso lo stesso obiettivo: trasformare il riciclo in opportunità concreta per persone e comunità.
In Veneto, presso La Casa di Abraham a Grignano Polesine (Rovigo), 3.000 piante orticole biologiche serviranno l’autoconsumo della casa di accoglienza e la vendita diretta di prodotti freschi e trasformati. In Emilia-Romagna, EtaBeta a Bologna distribuirà oltre 1.500 orticole ai tre Mercati della Terra cittadini, contribuendo anche alla rigenerazione urbana del quartiere Salus Space. Nel Lazio, La Nuova Arca a Roma (Castel di Leva) pianterà 500 specie aromatiche e nettarifere per sostenere la biodiversità e rafforzare percorsi di inserimento lavorativo per persone in situazioni di fragilità.
In Toscana, Olivart a Ripoli (Firenze) punta su 400 ulivi per produrre 400 litri annui di olio EVO destinato a clienti privati in Italia, Canada e Stati Uniti e alla refezione ospedaliera. In Basilicata, a Matera, la Cooperativa Il Sicomoro e l’APS Noi Ortadini lavoreranno su oltre 1.600 piante per creare un nuovo sistema agroforestale e valorizzare l’orto urbano come bene comune. In Puglia, la Cooperativa Tracceverdi a Gioia del Colle avvierà il “Futteto Nonna Bice” con circa 100 alberi, trasformazioni in confetture e un Gruppo di Acquisto Solidale.
Complessivamente, i benefici raggiungeranno indirettamente più di 960 persone e relative famiglie attraverso filiere corte, mercati contadini, gruppi di acquisto solidale e refezioni ospedaliere.
Quindici anni di Da Chicco a Chicco: un modello che evolve
Il progetto affonda le radici in un percorso avviato nel 2011, quando Nespresso ha cominciato a utilizzare il compost da caffè per la coltivazione del riso, generando nel tempo oltre 8 milioni di porzioni donate alle comunità. Oggi quella stessa logica circolare si espande oltre la filiera del riso e trova nuove forme nei territori.
«Questo orto-frutteto sociale, diffuso in più territori italiani, è per noi un passaggio importante, perché rende visibile qualcosa che spesso resta nascosto: il valore che può nascere dal riciclo, nel tempo», afferma Matteo Di Poce, Sustainability Expert di Nespresso Italiana. «La sfida, oggi, è quella di non fermarsi a un’unica applicazione, ma di far evolvere il modello».
È in questo contesto che si inserisce “Un chicco alla volta, insieme”, la direzione con cui Nespresso accompagnerà nei prossimi anni l’evoluzione del proprio modello di sostenibilità in Italia, affiancando al progetto Da Chicco a Chicco nuove soluzioni di raccolta — tra cui i sistemi pubblici e il ritiro a domicilio già avviati a Milano — per ampliare le possibilità di recupero su scala nazionale.
Economia circolare che si fa solidarietà
«Siamo abituati a sentir parlare di economia circolare, ma spesso rimane un concetto astratto. Non in questo caso», sottolinea Giorgio Zampetti, Direttore Generale di Legambiente. «Questo progetto trasforma le parole in fatti e dà alla sostenibilità l’ulteriore scopo di mettersi al servizio delle persone e di chi vive in condizioni di vulnerabilità».
Sulla stessa lunghezza d’onda Elena Piazza, Responsabile Progetti Forestazione di AzzeroCO2: «Il compost nato dal recupero del caffè esausto, oltre a nutrire il terreno, nutre le opportunità, generando competenze, inclusione e dignità».
Un gesto semplice — restituire una capsula usata — che, ripetuto ogni giorno da milioni di persone, diventa un sistema capace di produrre impatto reale. Un chicco alla volta, appunto.
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