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Spesa accessibile, la filiera del largo consumo è chiamata a fare sistema

La ricerca di GS1 Italy, realizzata con il Politecnico di Milano e 18 aziende, rileva progressi ma anche ostacoli organizzativi e culturali. Tra le iniziative, confezioni più facili da usare, consegne a domicilio e “ore di quiete” nei supermercati.

 Confezioni più facili da aprire, etichette leggibili, marcatori tattili per le persone con disabilità visiva e codici QR per ampliare l’accesso alle informazioni. E ancora, consegne gratuite a domicilio per anziani e persone con difficoltà motorie e fasce orarie nei supermercati con luci e suoni ridotti, pensate per chi ha esigenze sensoriali specifiche.

Sono alcune delle iniziative avviate in Italia per rendere la spesa più accessibile. Il quadro, però, resta disomogeneo e la collaborazione tra le imprese della filiera è ancora limitata. È quanto emerge dalla ricerca “Accessibilità nel largo consumo: prodotti e punti vendita per tutti”, promossa da GS1 Italy nell’ambito di ECR Italia, con il Dipartimento di Design del Politecnico di Milano e il coinvolgimento di 18 aziende di Industria e Distribuzione.

Accessibilità, cresce l’attenzione ma manca una strategia comune

Lo studio fotografa iniziative, ostacoli e livelli di maturità delle imprese. Secondo Silvia Scalia, ECR and Training Director di GS1 Italy, migliorare l’accessibilità può produrre valore sociale ed economico, ma richiede un approccio condiviso e una collaborazione stabile tra gli attori della filiera.

Dalla ricerca emerge una consapevolezza in crescita, frenata soprattutto da ostacoli organizzativi e culturali. I dati relativi a 15 aziende mostrano che solo tre hanno inserito l’accessibilità tra i propri pilastri strategici. Sei dichiarano di considerarla, ma senza attribuirle un ruolo centrale; altre sei non l’hanno ancora integrata.

Anche la formazione procede a velocità diverse: dieci aziende su 15 promuovono iniziative occasionali di sensibilizzazione, mentre sei non hanno percorsi formativi specifici. In molte realtà, inoltre, l’accessibilità è gestita da funzioni diverse e non ha un presidio dedicato. Quattordici aziende su 15 dichiarano di non avere figure o team incaricati esclusivamente di questo tema.

Tra le criticità segnalate c’è anche il coinvolgimento ancora limitato delle persone con disabilità nella progettazione: le partnership con le loro comunità e la partecipazione dei dipendenti con disabilità alle decisioni risultano poco diffuse.

Dalle iniziative aziendali alla governance

La ricerca individua tre profili di maturità: adattivo, quando le attività sono discontinue e guidate soprattutto dagli obblighi normativi; sperimentale, quando l’accessibilità è riconosciuta come un valore ma le iniziative restano circoscritte; pioniere, quando esistono piani strutturati, una governance dedicata e collaborazioni con partner.

Secondo Venanzio Arquilla, Associate Professor del Dipartimento di Design del Politecnico di Milano, la ricerca offre una base di casi e pratiche utile per sviluppare linee guida condivise. Nel corso del convegno “L’accessibilità nel largo consumo: stato dell’arte e prospettive di filiera” sono state presentate anche le esperienze di Barilla, Coop Alleanza 3.0, GS e P&G Italia.

Lo studio evidenzia due modelli di gestione: iniziative che nascono dal basso, grazie all’esperienza diretta dei dipendenti, e programmi coordinati dalla leadership aziendale. Il primo approccio intercetta bisogni concreti, ma può essere difficile da estendere; il secondo garantisce maggiore coordinamento, ma rischia di ridurre l’autonomia locale. La ricerca indica come strada più efficace una combinazione tra iniziativa dal basso e sostegno dei vertici.

I progetti di Coop, P&G, Barilla e GS

Tra le esperienze presentate c’è “Ausilio per la spesa” di Coop Alleanza 3.0, servizio gratuito di consegna a domicilio rivolto ad anziani e persone con disabilità o ridotta autonomia motoria. Il progetto coinvolge una rete di circa 500 soci volontari e punta a superare alcune barriere logistiche, contribuendo anche a contrastare l’isolamento.

P&G Italia ha illustrato il packaging delle Dash Power Pods, riprogettato con apertura facilitata, chiusura di sicurezza, codice NaviLens e marcatore tattile in rilievo, per rendere la confezione più fruibile anche alle persone non vedenti o ipovedenti.

Barilla lavora sull’accessibilità grafica, funzionale e digitale delle confezioni: dalla leggibilità di colori e caratteri alla facilità di apertura, fino all’impiego di tecnologie per rendere più accessibili le informazioni sui prodotti.

Con il progetto “Ore di quiete”, GS propone invece fasce orarie in cui vengono ridotti gli stimoli sensoriali nei punti vendita, attenuando le luci e sospendendo la musica. L’iniziativa è affiancata da segnaletica chiara e dalla formazione del personale, per favorire un’interazione più attenta alle esigenze delle persone neurodivergenti o con ipersensibilità sensoriale.

Una spesa accessibile lungo tutta la filiera

Per GS1 Italy, l’accessibilità non riguarda soltanto il prodotto o il punto vendita, ma l’intero percorso d’acquisto. Una confezione accessibile perde parte della sua utilità se le informazioni non sono comprensibili; allo stesso modo, un supermercato inclusivo non basta se il prodotto resta difficile da utilizzare.

Per superare la frammentazione e la mancanza di standard comuni, la ricerca invita Industria e Distribuzione a collaborare. I punti vendita possono offrire un contesto concreto per testare le soluzioni, mentre le competenze tecniche dei produttori possono contribuire a sviluppare confezioni e servizi più accessibili.

L’obiettivo è rendere l’esperienza della spesa più inclusiva attraverso interventi coordinati su prodotti, spazi, servizi e relazioni, coinvolgendo le persone a cui queste soluzioni sono destinate.