Secondo i dati citati dall’associazione, nella seconda settimana di ottobre i pomodori rossi a grappolo costavano 2,10 euro al chilo all’origine e 3,50-4 euro nei supermercati. Zanon: “Ogni aumento deve essere spiegabile e documentabile”.
Quanto incide ogni passaggio della filiera sul prezzo pagato al supermercato? È la domanda sollevata da Codici Lombardia dopo il confronto tra il prezzo all’origine e quello al dettaglio dei pomodori rossi a grappolo. Nella seconda settimana di ottobre, secondo i dati ISMEA richiamati da Codici nazionale, il prodotto ha raggiunto 2,10 euro al chilogrammo all’origine, mentre nei supermercati i prezzi ordinari si collocavano intorno a 3,50-4 euro al chilo.
La differenza, pari a circa 1,40-1,90 euro, riporta al centro il tema della formazione dei prezzi lungo la filiera agroalimentare. Codici Lombardia chiede verifiche sui diversi passaggi per distinguere gli aumenti legati ai costi da eventuali margini anomali e contribuire alla tutela del potere d’acquisto delle famiglie.
«Agricoltori e autotrasportatori devono essere messi nelle condizioni di lavorare con una remunerazione dignitosa. Ma il sostegno a chi produce e trasporta non può tradursi in un conto sempre più salato per i consumatori», dichiara Davide Zanon, segretario regionale di Codici Lombardia. «Dobbiamo capire che cosa succede al prezzo di un prodotto dal campo allo scaffale: ogni aumento deve essere spiegabile e documentabile».
Prezzi alimentari e inflazione: il peso sui bilanci familiari
La richiesta arriva in un contesto di pressione sui bilanci domestici. Secondo i dati definitivi ISTAT citati da Codici Lombardia, a settembre 2026 l’inflazione è salita al 4,2% su base annua, rispetto al 3,3% di agosto. Nello stesso periodo, i prezzi dei beni energetici sono aumentati del 22,6%, quelli degli alimentari non lavorati del 5,5% e i prodotti ad alta frequenza d’acquisto del 5,2%.
Nel terzo trimestre, inoltre, l’inflazione misurata dall’IPCA è risultata più alta per le famiglie con livelli di spesa più bassi: 4,4%, contro il 2,9% registrato per quelle con spesa più elevata.
Codici Lombardia precisa che la differenza tra prezzo all’origine e prezzo al dettaglio non può essere considerata automaticamente il guadagno del supermercato. Nel prezzo finale incidono anche trasporto, confezionamento, conservazione, lavoro e costi degli altri operatori della filiera.
«Senza conoscere il peso delle singole voci, cittadini e istituzioni non possono valutare se il prezzo pagato sia proporzionato ai costi effettivi», aggiunge Zanon, chiedendo maggiore trasparenza sulle componenti che concorrono a determinare il prezzo finale.
Le oscillazioni rilevate nei mercati rionali di Milano
Un monitoraggio sperimentale del Garante per la sorveglianza dei prezzi e di BMTI nei mercati rionali milanesi aveva rilevato, a giugno, un prezzo medio di 2,27 euro al chilo per i pomodori tondi lisci rossi a grappolo, con valori compresi tra 0,99 e 4,90 euro.
Le rilevazioni si riferiscono a periodi e canali di vendita differenti rispetto ai dati di ottobre e, quindi, non sono direttamente confrontabili. Per Codici Lombardia, mostrano comunque l’utilità di rendere più leggibili le variazioni dei prezzi tra territori e canali commerciali.
Le richieste di Codici Lombardia
L’associazione propone di convocare la Commissione di allerta rapida sui prezzi per esaminare la formazione dei prezzi dei prodotti agroalimentari più esposti ai rincari. Chiede inoltre la pubblicazione, per alcuni beni sentinella, dei prezzi all’origine e all’ingrosso, dei costi medi di logistica e confezionamento, del prezzo finale, delle imposte e del margine lordo nelle diverse fasi.
Tra le proposte figura anche l’indicazione della dispersione dei prezzi, con valori minimi e massimi per territorio e canale di vendita, così da facilitare l’individuazione di eventuali anomalie. L’associazione sollecita infine verifiche su possibili extraprofitti e pratiche commerciali quando il prezzo finale cresce molto più dei costi documentabili.
«Non chiediamo prezzi imposti e non mettiamo sotto accusa un intero settore. Chiediamo che il Governo e il Garante dei prezzi facciano luce su come si formano i rincari», conclude Zanon. «Le imprese devono poter sostenere i propri costi e i produttori devono ricevere una remunerazione adeguata, ma le famiglie non possono diventare il bancomat di ogni crisi. Chi aumenta un prezzo deve essere in grado di spiegare perché».




















































