Brigadiere dei Carabinieri uccide comandante della caserma di Asso e si asserraglia. Blitz dei Gis mette fine alla vicenda.

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Un carabiniere del Ris entra nel Duomo di Motta di Livenza, al cui interno l'esplosione di un cero-bomba ha investito 3 persone tra cui una bambina, gravemente ferita ad una mano. Marco Bruzzo / ANSA / LI

E’ stato bloccato all’alba dall’irruzione dei reparti speciali dei carabinieri nella caserma di Asso (Como), dopo una notta infruttosa di trattative, il brigadiere Antonio Milia.

Era asserragliato dal tardo pomeriggio di ieri, quando ha sparato con la pistola d’ordinanza al comandante, il luogotenente Doriano Furceri, trovato morto all’interno della stazione.

Arrestato, il brigadiere è accusato di omicidio e del tentato omicidio di un militare del Gis, che ha colpito con un proiettile a un ginocchio nelle fasi concitate dell’irruzione. Il blitz poco prima delle 6 di questa mattina, dopo che per quasi dodici ore un mediatore dell’Arma ha cercato invano di convincere ad arrendersi Milia, armato e asserragliato dietro la porta blindata della caserma, dove sono state liberate dopo ore di angoscia anche una donna carabiniere, che si trovava in una camerata della caserma, e le famiglie degli altri militari, comunque mai in pericolo.

Il brigadiere verrà interrogato già nelle prossime ore per consentire agli inquirenti di far luce sui motivi del suo gesto. Sposato e con tre figli, Milia era stato ricoverato presso il reparto di psichiatria dell’Ospedale di San Fermo della Battaglia (Como) poiché affetto da problemi di disagio psicologico e successivamente dimesso e posto in convalescenza per diversi mesi. Era stato riammesso in servizio a seguito del giudizio di una Commissione Medico Ospedaliera, ente sanitario esterno all’Arma, e dopo copiosa documentazione medico sanitaria di una struttura Ospedaliera pubblica. Attualmente era in ferie. Sposato e con tre figli anche il luogotenente Furceri, trasferito ad Asso dalla provincia di Lecco. Prima di arrivare nel Comasco il sottufficiale ammazzato aveva prestato servizio per alcuni anni a Bellano, da dove era stato spostato per incompatibilità ambientale. Nel centro storico della località sulla sponda orientale del lago di Como erano comparse alcune scritte contro il militare: “Giù le mani dalle mogli degli altri”.

Non si sa se queste accuse siano in qualche modo collegate con il gesto del brigadiere Milia.(ANSA)