Piano vaccino anti-Covid, i lavoratori della Sanità milanese vogliono informazioni chiare e precise.

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Le vaccinazioni nelle scuole superiori Serafino Riva a Sarnico (Bergamo), 10 gennaio 2020. ANSA/ TIZIANO MANZONI
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In Italia il 30,5% dei contagi da Covid-19 è avvenuto in Lombardia e, seppur diffusi in tutta la regione, di questi ben il 39% ha riguardato la provincia di Milano. I più esposti al rischio contagio? Non è una sorpresa: come nel resto del Paese, sono stati gli operatori della Sanità, le professioni in trincea durante la prima e seconda ondata pandemica. Al primo posto di questa triste classifica ci sono gli infermieri, che da soli totalizzano il 78% dei casi di contagio, seguiti dagli operatori socio-sanitari, dai fisioterapisti, dai tecnici di radiologia e dagli amministrativi. Si tratta di dati contenuti nel rapporto INAIL, numeri che mettono in evidenza le falle e le criticità del servizio sanitario lombardo.

 

Un prezzo da pagare altissimo

“A fine anno è doveroso tirare le somme di questo 2020 così duro” commenta Mimma Sternativo, segretario generale di FIALS Milano Area Metropolitana. “A Milano abbiamo fatto fronte alla prima e alla seconda ondata: in entrambe i lavoratori della Sanità hanno dimostrato grande resilienza, adattabilità e sacrificio. Ma il prezzo pagato è stato troppo alto, in termini di contagio, ma anche di carico di lavoro e stress psicologico a cui soprattutto gli infermieri sono stati esposti. Ci auguriamo che il vaccino ci eviti una terza ondata, ma soprattutto che almeno stavolta le istituzioni, ad ogni livello, abbiano un piano chiaro da seguire, con un programma ben preciso”.

 

Vaccino anti-Covid, il piano organizzativo dov’è?

Adesso i timori dei lavoratori della Sanità del milanese sono concentrati sull’organizzazione della somministrazione dei vaccini anti-Covid. “A oggi sono poche, pochissime, le aziende che hanno già provveduto a creare un percorso dedicato per vaccinare pazienti e dipendenti e permettere poi la seconda somministrazione in tempo utile” precisa Sternativo. “Auspichiamo che una volta spenti i riflettori sul vaccino day segua una vera ‘ondata’ di vaccinazioni. Ma soprattutto vogliamo che non si ripetano gli stessi ritardi del vaccino antinfluenzale, arrivato nelle corsie solo a fine novembre. Non si perpetui l’errore commesso per le assunzioni dell’infermiere di famiglia. Abbiamo bisogno, noi lavoratori come i cittadini, di informazioni chiare, certe e precise”.

I centri vaccinali del territorio non hanno ancora ricevuto notizie a riguardo. Non si conoscono i sistemi informativi che verranno utilizzati. Nelle aziende ospedaliere, ad iniziare proprio dagli ospedali hub, non è stato assunto personale ad hoc e probabilmente si pensa di poter attingere ancora una volta dal personale già in servizio, stremato e decimato dal contagio.

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