Infezioni ospedaliere: alla SDA Bocconi il convegno sul sistema di sanificazione PCHS per ridurle.

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Si chiama PCHS l’innovativo sistema di sanificazione che riduce le infezioni e che fa risparmiare la Sanità. Lo dice la scienza, e lo dimostra anche un modello econometrico.

E’ quanto emerso durante l’evento online organizzato dalla SDA Bocconi School of Management di Milano con il contributo di COPMA che si è svolto lo scorso 3 dicembre 2020 e al quale hanno partecipato autorevoli esponenti del mondo della Sanità e della Ricerca nazionale e internazionale, fra i quali Ilaria Capua, Università della Florida, Walter Ricciardi Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, Giovanni Rezza Ministero della  Salute e molti altri qualificati Professionisti.  

In un momento complicato come quello della pandemia da Covid SARS 19, l’utilizzo massiccio di  disinfettanti chimici per contrastare il COVID ha aperto un nuovo fronte di allarme e discussione sul rischio che l’antibiotico-resistenza possa peggiorare drasticamente complicando sensibilmente la gravità delle  infezioni nosocomiali e quindi la loro cura. Comprendere come si muovono le infezioni, quali sono i gradi di rischio e come contrastarle diventa quanto mai urgente. Così come urgente diventano lo studio di nuovi farmaci, ma anche la definizione di buone pratiche di prevenzione e di igiene.

L’igiene è un punto fondamentale nella lotta alle infezioni attenzionato da istituzioni e ricercatori. Studiare nuovi sistemi di sanificazione è un’esigenza sempre più pressante per combattere l’antibiotico resistenza e contrastare le infezioni nosocomiali che esperti dicono essere destinate ad aumentare nei prossimi anni in maniera esponenziale se non si trovano rimedi efficaci.

I vantaggi del sistema PCHS dal punto di vista economico

Il team di ricercatori composto dal Centro ricerche CERGAS dell’Università Bocconi assieme al Centro ricerche CIAS dell’Università di Ferrara e il Dipartimento di Medicina dell’Università di Udine, hanno sviluppato un modello di impatto di bilancio (modello econometrico) per valutare i cambiamenti attesi nella spesa degli Ospedali italiani per il trattamento farmacologico delle HAI e la relativa resistenza ai farmaci nell’ipotesi di utilizzo del sistema PCHS® rispetto ai metodi di pulizia tradizionali.

Ne ha parlato la professoressa Rossana Tarricone, associate Dean Sda Bocconi School of management, dimostrando che se il sistema PCHS sostituisse interamente la disinfezione chimica tradizionale in tutti i reparti per acuti degli ospedali italiani, i risparmi ammonterebbero a 320 milioni di euro nei prossimi 5 anni solo per trattamenti farmacologici, senza costi aggiuntivi per il Servizio Sanitario Nazionale, risparmi che arriverebbero a 457 milioni se si considerassero anche i rimborsi assicurativi per le ICA gravi.

Il sistema PCHS ha dimostrato di essere una innovazione efficace anche dal punto di vista igienico-sanitario. Ne ha parlato la professoressa Elisabetta Caselli del Centro ricerche CIAS dell’Università di Ferrara che da anni studia gli effetti del Sistema PCHS nella lotta all’antibiotico resistenza e nella riduzione delle ICA nel campo dell’igiene ambientale.

È stato dimostrato che il sistema di sanificazione a base di detergenti microbici messo a punto in collaborazione con COPMA, sfruttando la biocompetizione, riduce le infezioni correlate all’assistenza del 52%, una diminuzione stabile degli agenti patogeni sulle superfici ospedaliere fino al 90% rispetto alla  sanificazione tradizionale che utilizza disinfettanti chimici ed un abbattimento dei geni di resistenza antimicrobica fino al 99%.

Il sistema PCHS al tempo del COVID: i risultati preliminari degli studi sono decisamente promettenti

Nel 2020 anche alla luce dell’attuale pandemia, sono state eseguite nuove ricerche segno che le innovazioni non finiscono ma rispondono alle mutate necessità di salute pubblica. In riferimento all’attuale emergenza da Coronavirus, si parte da alcuni dati preliminari promettenti, che suggeriscono che il sistema di sanificazione PCHS, oltre ad abbattere fortemente la contaminazione potenzialmente patogena (batteri e funghi) mediante competizione biologica, come già ampiamente dimostrato, è in grado di svolgere anche un’azione inattivante su diversi virus dotati di inviluppo pericapsidico, come ad esempio i virus dell’influenza animale e umana.  

Di cosa abbiamo bisogno per impiegarlo su più larga scala e beneficiare di tutti i vantaggi?

La domanda è stata posta dalla professoressa Rossana Tarricone al professor Walter Ricciardi dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma e consigliere scientifico per il Ministro della Salute:

“I risultati sull’utilizzo dei probiotici come strumento innovativo per la riduzione delle infezioni ospedaliere, sono molto incoraggianti e sono stati testati su un campione di oltre 10.000 pazienti. Studi ancora più recenti ma preliminari indicano come il nuovo approccio sia efficace anche contro il Covid19.

Di cosa abbiamo ancora bisogno per sentirci sicuri prima di adottare questa innovazione su larga scala?

“Abbiamo bisogno di coraggio e di decisione, risponde Walter Ricciardi, le evidenze scientifiche sono per altro fortissime e vengono in larga parte dall’Italia. L’Italia ha prodotto, attraverso una combinazione di collaborazione tra ricerca, imprenditoria, dei risultati eclatanti. E da questo punto di vista li deve applicare.

Ci sono già dei manager coraggiosi che hanno cominciato a farlo, ma questo deve essere diffuso su larga scala perché questo è un approccio efficace, sicuro, che per altro limita tutta una serie di controindicazioni che riguardano non solo l’antibiotico-resistenza ma  anche l’impatto dei disinfettanti chimici  sulla matrice umana, sull’ambiente”.

“Sui virus so che ci sono dei risultati promettenti, che dobbiamo consolidare, ma sicuramente in molti ambienti dei nostri ospedali e delle nostre strutture assistenziali l’utilizzo dei probiotici è già una realtà efficace e sicura, c’è bisogno di promuoverla attivamente”, conclude Ricciardi.

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