Siccità, Copagri: bene cabina di regia a Palazzo Chigi ma coinvolgere i settori produttivi.

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Milano, 9 lug. (askanews) - Stalle scoperchiate, vigneti distrutti, campi di soia e mais devastati, decine di alberi abbattuti. È quanto emerge, secondo la Coldiretti, da un primo monitoraggio effettuato a livello regionale dall'associazione sugli effetti dell’ultima ondata di maltempo che ha investito tutta la Lombardia da Pavia a Milano, da Varese alla Valtellina, fino alle province di Brescia, Bergamo e Cremona. In particolare danni ingenti si registrano nella Bergamasca, tra i comuni di Grumello del Monte, Carobbio degli Angeli, Chiuduno, Castelli Calepio, Gandosso e Sarnico. Qui prima la grandine con chicchi grossi di ghiaccio e poi un violento nubifragio hanno triturato le foglie delle viti compromettendo il raccolto. Sfondati ettari di serre e danneggiata la verdura coltivata sotto i teli. Inoltre, vento forte e pioggia battente hanno spezzato il mais, scoperchiato i tetti delle stalle, abbattuto tensostrutture utilizzate dagli agriturismi e danneggiato diverse abitazioni rurali. Nel Pavese la tempesta ha colpito a Landriano e Bascapè, oltre che a Marcignago, Bereguardo, Trivolzio e Vellezzo Bellini, dove mais e soia sono stati allettati. Non è stato risparmiato il riso, ma con danni limitati perché le piantine sono ancora basse; rovinate anche le serre per la coltivazione delle orticole. Nell’area a sudovest di Milano, tra Melegnano, Rozzano e l’Abbiatense, chicchi di almeno quattro centimetri di diametro hanno devastato interi campi di mais e colpito il riso; nel bilancio, inoltre, tetti sfondati e allagamenti. Nell’alto Cremasco una tromba d’aria e la grandine hanno piegato le colture in campo tra Rivolta d’Adda e Spino d’Adda, con segnalazioni di stalle scoperchiate e decine di piante abbattute. Vento e pioggia di ghiaccio anche ai piedi dell’arco alpino, dalla Valtellina al Varesotto con l’allettamento del granoturco. Una tempesta ha causato danni sul mais nella bassa Bresciana, nei comuni intorno a Montichiari. Con l’ultima ondata di maltempo secondo la Coldiretti salgono al livello di milioni di euro i danni causati in tutta Italia dal clima impazzito in una estate 2021 bollente e siccitosa in cui si contano però fino ad ora già 149 eventi estremi a livello nazionale secondo i dati dell’European Severe Weather Database (ESWD). Sulla sola Lombardia nel mese di giugno si è abbattuta in media una grandinata ogni tre giorni, con danni alle coltivazioni in un periodo cruciale con le raccolte in corso e mentre ci si avvicina alla vendemmia.

“L’Italia, che ogni anno preleva dalle falde oltre 9 miliardi di metri cubi di acqua potabile, pari a oltre 400 litri al giorno a persona, sconta una gravissima dispersione della risorsa idrica, causata da una rete colabrodo con perdite medie del 40-50% e con una scarsissima manutenzione; in questo contesto si inseriscono gli effetti del climate change, che potrebbe causare una significativa riduzione della disponibilità di risorse idriche, fino al 40% a livello nazionale e fino al 90% per il Sud Italia nel lungo termine”. Lo sottolinea il presidente della Copagri Tommaso Battista sulla base di quanto emerso durante l’odierna riunione del Tavolo interministeriale sulla crisi idrica.

 

“Per tali ragioni – prosegue Battista – diventa prioritario prevedere un nuovo piano di gestione idrica che sia pluriennale, coordinato e integrato e che possa rappresentare un asset strategico per il futuro dell’agricoltura e dell’export agroalimentare, che come noto dipende per l’83% dalla disponibilità idrica; bene quindi la Cabina di regia istituita a Palazzo Chigi per affrontare l’emergenza siccità, che oltre a riunire tutti i dicasteri interessati dalla problematica, le Regioni e gli enti territoriali, dovrà coinvolgere tutti i portatori di interessi, con particolare riferimento ai rappresentanti dei settori produttivi, a partire dall’agricoltura”.

 

“Solo con il loro contributo -rimarca Battista – sarà possibile concertare un Piano organico di interventi, che dovrà servire non solo a superare la fase emergenziale, ma anche e soprattutto a gettare le basi per futuri interventi strutturali che vadano a mettere un deciso argine a una problematica atavica”.

 

“Una simile iniziativa non potrà prescindere dalla preventiva realizzazione di uno studio morfologico del territorio, conditio sine qua non per andare a individuare tutte quelle aree adatte alla realizzazione di nuovi invasi; allo stesso tempo, sarà fondamentale intervenire sugli invasi esistenti, con il fine di efficientarli e di razionalizzarne l’utilizzo”, prosegue il presidente, secondo cui “per affrontare con rapidità queste gravose problematiche, sarà fondamentale l’apporto di un Commissario straordinario che possa intervenire rapidamente favorendo un migliore utilizzo delle acque reflue e un maggiore ricorso ai depuratori, agendo in particolare sulle Regioni, sulle Autorità di bacino e sugli enti deputati affinché si adoperino per ‘sbloccare’ i tanti depuratori nel tempo finanziati con il PSR, ma ancora in larga parte non operativi”.

 

“Non solo quindi investimenti volti ad ammodernare la rete irrigua e azzerare o ridurre al massimo lo spreco, ma anche interventi per incrementare la disponibilità idrica attraverso progetti infrastrutturali, quali gli impianti dissalatori, grazie ai quali quandanche l’acqua recuperata fosse destinata all’uso potabile si libererebbero comunque altri quantitativi per l’uso irriguo, così come impianti per la depurazione della acque reflue al fine di un utilizzo irriguo e impianti di accumulo quali laghetti e invasi a bassa evaporazione”, conclude Battista.