In Via Tortona, l’installazione urbana di Sara Ricciardi trasforma il corpo femminile in ambiente immersivo: forme organiche, shocking pink e un invito a superare la logica della perfezione
C’è un’installazione in Via Tortona che non si guarda. Si abita. Corpografia – Paesaggio di Donna di Sara Ricciardi, realizzata in collaborazione con Torneria Tortona, è uno degli interventi più poetici e politici del Fuorisalone 2026: un ambiente immersivo che usa il design per dire qualcosa di necessario sul corpo, sul femminile e sulla relazione tra le persone.
Un paesaggio di forme e colore
L’impatto visivo è immediato. Forme organiche e sinuose si dispiegano nello spazio in uno shocking pink dichiaratamente ispirato a Elsa Schiaparelli, il colore che la stilista surrealista rese scandaloso e memorabile nel Novecento. Non è una scelta decorativa: è una presa di posizione cromatica, un modo di occupare lo spazio con presenza e intenzione.
Ma l’installazione non chiede di essere fotografata. Chiede di essere attraversata. Le forme non definiscono un percorso obbligato — creano un’atmosfera, un campo relazionale in cui il visitatore può sostare, muoversi, sentirsi contenuto.
“Se potessimo aprire le persone, troveremmo paesaggi”
Il titolo e la visione del progetto nascono da una citazione della regista Agnès Varda, che Sara Ricciardi porta con sé come bussola concettuale: “Se potessimo aprire le persone, troveremmo paesaggi”. Da questa immagine nasce l’idea del corpo come luogo, non come superficie da giudicare o perfezione da raggiungere.
Il corpo, in Corpografia, è un territorio accogliente e relazionale. È restituito nella sua dimensione più autentica e viva, liberato dalla tensione verso uno standard esterno. Un gesto progettuale che ha implicazioni precise: vedere il corpo come paesaggio significa smettere di vederlo come problema.
“Gli oggetti mi annoiano, mi interessa creare situazioni”
Sara Ricciardi è una creative director che ha sempre lavorato ai confini tra design, arte e spazio pubblico. La sua poetica è sintetizzata in una frase che suona quasi come un manifesto: “Gli oggetti mi annoiano, mi interessa creare situazioni”.
In questa prospettiva, il design non è produzione di cose ma generazione di relazioni. L’installazione non ha un oggetto da acquistare, una funzione da assolvere, un prodotto da promuovere. È uno strumento di incontro — tra le persone, tra i corpi, tra chi attraversa Via Tortona durante la settimana del design e si ritrova, forse inaspettatamente, in uno spazio che parla di sé.
Una riflessione sul femminile: oltre la logica della performance
Corpografia non è solo estetica. È anche un intervento culturale su un tema urgente. Il progetto apre una riflessione esplicita sul femminile contemporaneo: le disparità salariali ancora irrisolte, la maternità rimandata per ragioni economiche e lavorative, la pressione costante verso la performance in ogni ambito della vita.
Di fronte a questo quadro, Ricciardi propone una risposta inattesa: la gentilezza come atto radicale. Non ingenuità, non rassegnazione — ma una pratica consapevole e quotidiana. “Un esercizio quotidiano, come la creatività”, dice la designer. Un modo di stare nel mondo che rifiuta la logica competitiva e sceglie la cura come valore progettuale.
Un gesto aperto alla città, senza finalità commerciali
In un contesto come il Fuorisalone, dove ogni spazio è spesso vetrina di brand e lancio di prodotti, Corpografia si distingue per una scelta precisa: nessuna finalità commerciale. L’opera si offre alla città come gesto aperto, accessibile, gratuito nel senso più profondo del termine.
È design come servizio civico. Come contributo alla conversazione culturale di una città che, ogni anno durante la Milano Design Week, ospita milioni di visitatori ma non sempre trova il modo di parlare a chi già ci abita.
Corpografia lo fa. E lo fa con corpi, colori e gentilezza.
a cura di Ilaria Cerulla
Installazione realizzata in collaborazione con Torneria Tortona, Via Tortona, Milano — Fuorisalone 2026
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