MTM Teatro Leonardo –  dal 21 al 23 gennaio 2022 – debutto Nazionale

PapagHeno PapagHena

I Pappagalli di Mozart

 

con Compagnia Trioche: Nicanor Cancellieri, Irene Geninatti Chiolero, Franca Pampaloni

 

regia Rita Pelusio

 

assistente alla regia Anna Marcato

drammaturgia scenica Rita Pelusio

costumi e scene Ilaria Ariemme

 

progetto luci Paolo Casati

progetto audio Luca De Marinis

 

produzione PEM Habitat Teatrali

con il sostegno di Catalyst, Giallo Mare Minimal Teatro e LaBolla Teatro

Spettacolo per famiglie

É il nuovo spettacolo della Compagnia Trioche che, dopo il successo dei precedenti spettacoli, vuole ora proporre un particolare lavoro clown musicale.

Il titolo dello spettacolo si rifà alla celebre aria dell’opera di Mozart “Il flauto magico”.

Mozart compose quest’opera colorata due mesi prima della sua morte, mai un testamento spirituale fu più gioioso.

 

Chi ha ispirato Mozart mentre componeva?

Sono i suoi pappagalli a imitarlo o lui ha preso ispirazione dalle loro sonorità?

 

In questo continuo capovolgimento di prospettiva, come Il flauto magico propone nella sua trama, abbiamo preso in prestito i diversi registri musicali per reinterpretarli.

 

I Trioche propongono le arie de Il flauto magico giocando con la lirica, il bel canto e la nobile arte comica.

I pappagalli sono comici, tragici, sgraziati e poetici, come ogni animale tenuto in gabbia sognano la libertà, e se non possono spiccare il volo lo farà la loro musica.

“Su quanto sia giusto appropriarsi dell’opera lirica per giocare, lo lasciamo decidere ai critici.

Noi pensiamo che la lirica dovrebbe sì obbedire al suo tempo, ma anche dispiegare la sua magia se questo permette di avvicinarla a tutti.”

Note di Regia.

Affrontare il “Flauto Magico” non è stato semplice sia per la complessità dell’Opera, che subito costringe a uno studio approfondito, sia perché è stata riproposta in molte forme e non è stato semplice trovare un punto di vista ironico e coinvolgente.

Nella prima sessione, lo studio delle arie e l’arrangiamento per due strumenti e voce hanno occupato gran parte del percorso creativo. Successivamente, il lavoro si è concentrato sulla ricerca dell’animale umano e la sua sonorità in scena.

Anche la drammaturgia, il susseguirsi dei passaggi scenici e il virtuosismo dei musicisti in movimento hanno richiesto molta cura perché, essendo uno spettacolo comico, la poetica di ogni personaggio e la sua fragilità necessita di risuonare nel trio.

Come la musica insegna, l’armonia non è mai un punto di partenza ma è un tendere, continuamente, all’ascolto d’insieme.

Il talento dei tre clown professionisti ci ha permesso di sperimentare arrangiamenti un po’ bizzarri dei brani più conosciuti e di proporre anche quelli meno noti che hanno un valore emotivo al quale non volevamo rinunciare.

“Ci sono due regole d’oro per un’orchestra: iniziare insieme e finire insieme. Al pubblico non interessa un accidente di cosa succede nel frattempo.”

Così diceva T. Beecham rispondendo a chi lo interrogava sul suo lavoro di direttore.

La comicità musicale è un linguaggio sperimentato da molti anni, ma solo ultimamente inizia a trovare un riconoscimento.

Può uno strumento suscitare il riso?

Gli strumenti diventano parte del proprio corpo, il suono la propria voce.

La musica sostituisce la parola ed è universale.

In inglese suonare si dice play come giocare e il lavoro sul comico musicale scaturisce proprio dal gioco tra il musicista e il suo strumento.

La tecnica è messa a servizio del personaggio, la dinamica, il tempo, la ripetizione, il mood e tutti gli elementi della musica compongono la partitura comica, diventando una scrittura teatrale, una drammaturgia.

“L’inizio” e “La Fine” citati da Beecham diventano per noi due quinte teatrali dalle quali entrano ed escono tutti i mondi possibili che la musica ci concede.

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