Lutto nel giornalismo, morto a 94 anni Arrigo Levi.

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Difensore dei valori etici e laici, taglio internazionale – parlava e scriveva correntemente in quattro lingue – qualità ed equilibrio che ne fecero il consigliere fidato di ben due presidenti della Repubblica. Arrigo Levi, scomparso stamattina a Roma a 94 anni, è stato senza dubbio uno dei giornalisti italiani con lo sguardo più aperto.

Prima di morire, nella stanza d’ospedale dove ha passato gli ultimi giorni prima di essere trasferito a casa nella capitale, ha cantato l’inno d’Israele (La speranza) e una filastrocca modenese che probabilmente gli era cara dall’infanzia. Era infatti nato a Modena (dove si terrà il funerale in forma strettamente privata) il 17 luglio del 1926, ed aveva iniziato a lavorare come giornalista a Buenos Aires, città nella quale la famiglia si era rifugiata per sfuggire alle persecuzioni razziali e dove lui finisce in carcere giovane studente per aver partecipato alle manifestazioni contro Peron.

Dopo la laurea in Filosofia a Bologna si arruola nell’esercito israeliano, poi lavora alla Bbc, alla Settimana Incom, alla Gazzetta del Popolo per infine approdare al Corriere della Sera nel 1955, prima come corrispondente da Londra, poi da Mosca. Divenne poi direttore de La Stampa nel 1973 e fino al 1978: ”Sarà mio impegno mantenere a La Stampa la sua chiara e forte fisionomia di organo indipendente (…) che con l’ampiezza dell’informazione vuole favorire la crescita di una società italiana illuminata e matura”, dice presentandosi alla redazione. E tra i suoi meriti c’è quello di aver fondato Tuttolibri, testata autonoma dedicata alla cultura assolutamente anomala nel panorama del tempo.

A La Stampa tornò poi come editorialista nel 2005 chiamato dall’allora direttore Giulio Anselmi. Fu a lungo editorialista del Times e autore di una rubrica su Newsweek direttamente in inglese. Ma appunto il suo spirito innovativo e poliedrico lo portò presto verso la televisione, e fu conduttore e coordinatore del Tg Rai, dove realizzò memorabili dirette sulla Guerra dei sei giorni combattuta nel 1967 tra arabi e israeliani, sull’invasione sovietica della Cecoslovacchia nel 1968. Popolare anche per la caricatura che ne faceva un imitatore ai tempi molto famoso come Alighiero Noschese. Condusse (con Vittorio Citterich) il settimanale Tam tam, dall’82 all’87 fu in Fininvest (Punto sette, Tivù tivù).

Tornato in Rai collaborò, tra l’altro, con Mixer. Poi quattordici anni al Quirinale. Dal 1999 al 2006 è stato consulente per la comunicazione della presidenza della Repubblica, con Carlo Azeglio Ciampi, poi consulente personale del presidente Napolitano fino al 2013.

E’ autore di 26 libri, libri, tra cui: Dialoghi sulla fede (2000), America Latina: memorie e ritorni (2004), Cinque discorsi fra due secoli (2004), Un paese non basta (2009), Da Livorno al Quirinale. Storia di un italiano (2010, racconto della vita di Carlo Azeglio Ciampi), tutti per Il Mulino, e Gente, luoghi, vita (Aragno, 2013). Ha ottenuto il Premio Trento per il giornalismo (’87), il Premio Luigi Barzini come miglior corrispondente (’95) e il Premio Ischia Internazionale (2001). Nel maggio 2008 vinse la seconda edizione del premio letterario Giorgio Calcagno. Nel maggio 2012 il premio giornalistico nazionale «Novara diventa – La tradizione di innovare».

Nel 2013 il premio di cultura politica Giovanni Spadolini. Sposato con Carmela Lenci, una figlia, Donatella.

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