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Manovra 2027 e riforma dell’artigianato, Unione Artigiani: «Sì alla crescita, no al responsabile tecnico al posto del titolare»

Marco Accornero, segretario generale di Unione Artigiani Milano – Monza Brianza, commenta i provvedimenti approvati dal Consiglio dei ministri: apprezzati i nuovi limiti dimensionali e le misure sugli aumenti contrattuali, ma resta la contrarietà alla possibilità di affidare a un collaboratore i requisiti professionali dell’impresa.Manovra 2027

 «L’artigianato è maestria diretta, non un mero investimento finanziario da gestire per procura». Con queste parole Marco Accornero, segretario generale di Unione Artigiani Milano – Monza Brianza, indica la principale criticità rilevata dall’associazione nei provvedimenti approvati dal Consiglio dei ministri il 28 ottobre: il disegno di legge di Bilancio 2027 e lo schema preliminare di decreto legislativo per la riforma della legge-quadro sull’artigianato, ferma al 1985.

L’attenzione dell’associazione si concentra soprattutto sulla riforma della legge-quadro e sui requisiti tecnico-professionali necessari per svolgere alcune attività artigiane. Secondo lo schema, questi requisiti potrebbero essere posseduti dall’imprenditore oppure da un collaboratore incaricato come responsabile tecnico.

Unione Artigiani: «La qualifica deve restare al titolare»

È proprio questa possibilità a suscitare le maggiori perplessità. «Questa è la vera nota dolente e una deriva che rifiutiamo fermamente», afferma Accornero. «Consentire l’avvio di attività artigiane che richiedono specifici requisiti professionali anche a imprenditori che ne siano personalmente privi, affidando questi requisiti a un responsabile tecnico dipendente o collaboratore, snatura completamente la figura dell’artigiano».

Per il segretario generale, il “saper fare” e la preparazione del titolare rappresentano elementi centrali dell’impresa artigiana. L’associazione teme che la nuova impostazione possa favorire l’ingresso nel settore di operatori privi delle competenze richieste, con possibili conseguenze sulla qualità dei servizi e sulla sicurezza dei consumatori.

Nuovi limiti dimensionali per le imprese artigiane

Il giudizio di Unione Artigiani è invece positivo sull’aumento dei limiti dimensionali, pensato per consentire alle imprese con almeno sette anni di iscrizione continuativa all’Albo di crescere senza perdere la qualifica artigiana.

Per le imprese che svolgono lavorazioni non in serie, il limite passerebbe da 22 a 27 dipendenti, apprendisti compresi. Per le lavorazioni in serie salirebbe da 12 a 15. L’artigianato artistico e l’abbigliamento arriverebbero a 48 dipendenti, rispetto ai 40 attuali; per l’edilizia il tetto passerebbe da 14 a 17, mentre nel trasporto aumenterebbe da 8 a 10 dipendenti.

«Condividiamo l’aumento contenuto e ragionevole del numero massimo dei dipendenti», spiega Accornero. L’associazione valuta positivamente anche la possibilità di crescere attraverso acquisizioni aziendali e di operare con un massimo di tre unità locali artigiane.

Queste misure, secondo Unione Artigiani, potrebbero favorire il passaggio generazionale e offrire nuove prospettive alle aziende storiche esposte al rischio di chiusura per mancanza di eredi o per il pensionamento del titolare. L’obiettivo è preservare competenze, attività e posti di lavoro.

Manovra 2027: aliquota al 5% sugli aumenti contrattuali

Nel commento alla manovra, l’associazione accoglie con favore l’aliquota agevolata al 5% prevista per il 2027 sugli incrementi retributivi derivanti dai rinnovi dei contratti collettivi.

La misura, afferma Accornero, è «indispensabile per sostenere il potere d’acquisto dei lavoratori e incentivare la contrattazione».

Unione Artigiani guarda positivamente anche all’innalzamento da 85mila a 100mila euro della soglia di accesso al regime forfettario ai fini delle imposte sui redditi, ma invita a valutare gli effetti sui diversi tipi di impresa. «Sosteniamo le semplificazioni per i piccoli, ma temiamo che un’eccessiva divaricazione dei regimi possa innescare forme di concorrenza non ad armi pari tra imprese strutturate e piccoli operatori, a discapito di chi investe in organizzazione e dipendenti», conclude Accornero.