Dal 28 settembre al Punto Nascita sono in uso pompe che permettono di mantenere più costante il controllo del dolore e di richiedere dosi aggiuntive entro i limiti previsti dal protocollo.
Più continuità nel controllo del dolore e maggiore autonomia per le donne durante il travaglio. È l’obiettivo del nuovo sistema di partoanalgesia epidurale introdotto il 28 settembre al Punto Nascita dell’Ospedale di Busto Arsizio, parte di ASST Valle Olona.
La novità riguarda l’utilizzo delle pompe CADD-Solis, che somministrano automaticamente dosi programmate di anestetico con la tecnica dei boli epidurali intermittenti programmati (PIEB). La partoriente può inoltre richiedere una dose supplementare, entro i limiti di sicurezza stabiliti dal protocollo, senza dover attendere la ricomparsa del dolore e l’intervento dell’anestesista.
«Con questo sistema superiamo un modello che richiedeva interventi manuali ripetuti. La nuova tecnologia permette di mantenere un’analgesia più stabile e di dare alla donna un ruolo più attivo nella gestione del dolore, sempre sotto la supervisione dell’équipe sanitaria», spiega il dottor Daniel Covello, direttore del Dipartimento di Emergenza Urgenza di ASST Valle Olona.
Partoanalgesia epidurale: come funziona il nuovo sistema
La tecnica, supportata dalla letteratura scientifica internazionale, può contribuire a ridurre gli episodi di dolore e le richieste di intervento per dosi aggiuntive, con l’obiettivo di migliorare l’esperienza della partoriente.
Il sistema offre anche un vantaggio organizzativo: riducendo la necessità di interventi ripetuti per il rinforzo dell’analgesia, consente all’anestesista di gestire meglio il proprio tempo, mantenendo il monitoraggio e la responsabilità clinica. Le pompe sono dotate di parametri protetti da codice e registrano ogni somministrazione, così da garantire la tracciabilità del trattamento.
L’introduzione della nuova modalità è stata accompagnata dalla definizione di un protocollo operativo e dalla formazione del personale. «Ho affidato la realizzazione del progetto alla collega dottoressa Marianna Leonardi, che ha curato il protocollo e la formazione di anestesisti e ostetriche, permettendo di introdurre rapidamente la nuova modalità di gestione», aggiunge Covello.
Il direttore ringrazia anche il dottor Giacomo Colombo, direttore della Struttura Complessa di Ostetricia e Ginecologia, e la dottoressa Martina Bianchi, coordinatrice ostetrica, per il sostegno al progetto insieme a tutto il team.
I dati sui parti a Busto Arsizio
Nei primi sei mesi del 2026, all’Ospedale di Busto Arsizio sono stati registrati 387 parti. Nell’84% dei casi il travaglio è stato spontaneo o indotto; tra queste donne, il 57% ha ricevuto l’epidurale. La quota è stata del 55% tra le donne al primo figlio e del 45% tra quelle al secondo figlio o successivi.
I risultati del nuovo sistema saranno monitorati, con particolare attenzione alla qualità percepita dalle pazienti. «Vogliamo offrire un’assistenza sempre più attenta ai bisogni delle donne. Crediamo che questa innovazione possa rappresentare un valore aggiunto per il nostro Punto Nascita e per le famiglie del territorio», conclude Covello.







































