Lo strano caso dei Biscotti Nutella.

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Da caso di marketing a caso di cronaca il passo è stato breve.  Un battage pubblicitario imponente, la creazione di un’aspettativa, l’attesa e l’impazienza come di recente si sono visti anche per il lancio dell’ultimo libro di Elena Ferrante.

Ferrero ha fatto centro con il lancio del nuovo prodotto a base del fiore all’occhiello della sua gamma, la Nutella, presentando i nuovi Biscotti ripieni proprio della crema spalmabile a base di cacao e nocciole che da 50 anni allieta le colazioni (e non solo) dei bambini di tutte le età.

Così, dopo che si è creata l’attesa anche spasmodica (soprattutto nei bambini ansiosi di gustare questa nuova delizia, e non solo bambini, perchè la gola non ha età) ci si è fiondati nei supermarket a partire dai primi giorni del mese (data fissata del lancio) , ma la dolcissima attesa si è tramutata in un’amara sorpresa.

Sì, amarissima, perchè dei golosissimi biscotti Nutella negli scaffali dei supermarket neanche l’ombra.

Questi biscotti sembrano essere introvabili come la leggendaria figurina di Pizzaballa o i famosi orologi Swatch modello Scuba o Crono.

Un fenomeno del genere ha finito così anche per interessare i media (si sa, sono golosi anche i giornalisti).

La spiegazione di Ferrero va verso l’enorme domanda alimentata  dal battage pubblicitario creato, domanda che lo sforzo produttivo dell’azienda piemontese al momento non è riuscita a soddisfare, promettendo un incremento della quantità di prodotto.

Ma è davvero così? Non esattamente, a Napoli, i biscotti in realtà si trovano,  in negozi e minimarket, alcuni anche, come dire, “chiacchierati”, ma a prezzo nettamente superiore a quello “consigliato” di 3€ la confezione (già non proprio economico).

Spendendo da un minimo di 5 finanche a 10€ alla confezione si può soddisfare l’attesa ed anche la gola (e soprattutto calmare i propri bambini diventati sempre più pressanti) ed assicurarsi i tanto ambiti biscotti.

“Li comprano da noi”, spiega il direttore di un supermarket della GDO, “acquistano più confezioni possibile per poi rivenderli a prezzo maggiorato, tanto che abbiamo deciso di togliere il prodotto dagli scaffali e tenerlo (anche seminascosto) dietro alle casse in modo da poter controllare il flusso degli acquisti. Ho dovuto anche minacciare di chiamare la Guardia di Finanza per fermare una persona che aveva messo nel carrello più di 10 confezioni.”

Versione confermata anche dal direttore di un punto vendita di una catena locale: “preferiamo tenerli alle casse e venderli su richiesta, e non più di due confezioni per cliente. Credo che si sia esagerato, trovo immorale spendere anche 10€ per poi postare sui social la foto con i  biscotti”.

Proprio così, immancabilmente sui social si è scatenata la corsa al selfie con i biscotti.

E, si badi bene, non si tratta di un fenomeno napoletano, è così praticamente in tutte le grandi città, anche a Milano.

Ora si spera che la brama, complice anche l’incombente Natale (ma chissà, potrebbe uscire una versione natalizia del prodotto), possa calmarsi e che nel frattempo Ferrero possa aumentare la capacità produttiva (che significa anche più offerta di lavoro) così che possa soddisfare tutte le attese e normalizzando così la situazione.

Resta l’amarezza di tornare a vedere ripetersi comportamenti che richiamano quello sgradevolissimo fenomeno tutto italiano in tempo di guerra chiamato borsa nera (cioè la vendita di generi alimentari di primissima necessità a prezzo più che maggiorato), per di più in tempi dove i soldi in tasca già sono pochi. E ci si domanda anche con quante e quali compiacenze se non proprio connivenze possa essere accaduto tutto ciò.

Pietro Pizzolla

 

 

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