Dl Sicurezza, via libera al Senato, tempi strettissimi alla Camera

Dopo la maratona notturna al Senato, il decreto legge sicurezza approda alla Camera in condizioni già critiche: manca una sola settimana alla scadenza per la conversione e l’esame a Montecitorio si annuncia come una corsa a ostacoli, segnata da tensioni politiche e procedure accelerate.

Il provvedimento ha ottenuto il primo via libera di Palazzo Madama con 96 voti favorevoli e 46 contrari, al termine di una seduta segnata dalle proteste della sinistra, che ha esposto cartelli contro “l’ennesima alluvione panpenalistica”.

Un clima teso che anticipa quello che accadrà alla Camera, dove le opposizioni denunciano una “compressione abnorme dei tempi e delle prerogative parlamentari”.

A Montecitorio, infatti, non ci sarà spazio per gli emendamenti: il governo porrà la fiducia, blindando il testo e lasciando alle opposizioni un’unica arma procedurale, gli ordini del giorno, che si preannunciano numerosissimi nel tentativo di spingere il voto finale fino a giovedì sera o addirittura a venerdì.

Il pacchetto sicurezza ha avuto un percorso complesso fin dall’inizio. Le verifiche sulle coperture finanziarie e i dubbi del Quirinale su alcuni passaggi hanno rallentato la promulgazione: la firma del presidente Sergio Mattarella è arrivata solo il 24 febbraio, ben 19 giorni dopo il varo.

Il testo conta 33 articoli e interviene su fronti molto diversi:

  • fermo preventivo fino a 12 ore prima di un corteo;
  • scudo penale per gli agenti che commettono reati coperti da una “causa di giustificazione”, poi esteso a tutti i cittadini;
  • divieto di porto dei coltelli pensato per contrastare il fenomeno dei “maranza”;
  • accelerazione dei rimpatri dei migranti irregolari.

Misure che, strada facendo, hanno richiesto numerosi aggiustamenti. La maggioranza ha dovuto presentare una trentina di emendamenti al Senato, rinunciando alla fiducia e aprendo la strada a un ingorgo procedurale culminato nel tour de force di dieci ore di votazioni.

A complicare il quadro si sono aggiunti i contrasti interni alla coalizione. Lega e Fratelli d’Italia hanno provato a spingere ciascuno le proprie bandiere, pur consapevoli delle perplessità dei livelli istituzionali più alti. Alla fine, però, molte proposte sono state ridimensionate o trasformate in semplici ordini del giorno.

È il caso della richiesta leghista di estendere gli sfratti veloci alle seconde case occupate, e di quella di FdI per escludere dal risarcimento danni i parenti di chi ha commesso un reato: entrambe sono state accantonate.

Ora il decreto entra nella fase più delicata. Con i tempi strettissimi e la fiducia annunciata, il passaggio alla Camera sarà rapido ma politicamente infuocato. Le opposizioni promettono battaglia, mentre la maggioranza punta a chiudere senza incidenti un provvedimento che, fin dall’inizio, ha mostrato tutte le sue fragilità.


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