Camera Nazionale della Moda Italiana e Kia, filiale italiana del brand coreano, sono lieti di annunciare i sei finalisti del Kia Designers Award.

Tra le principali missioni di Camera Nazionale della Moda Italiana c’è da sempre quella di accogliere nuove sfide e opportunità intercettando le tendenze più originali per sviluppare progetti innovativi, che sappiano unire tecnologia, digitalizzazione e sostenibilità.

In questo contest, lanciato in collaborazione con Kia, i finalisti, selezionati da una giuria di esperti del mondo del fashion e del design, saranno chiamati ad interpretare in maniera non convenzionale il concetto di newness.

Proiettati verso un futuro dove innovare significa ripensare i sistemi di produzione, ai finalisti è stato chiesto di creare progetti nei quali i processi manuali o digitali vengano rivisti al fine di sostenere una nuova fruizioni del prodotto, anche attraverso il restyling dello stile. I candidati sono stati messi subito di fronte alla necessità di esplorare queste nuove opportunità e mettersi in gioco per sperimentare e scoprire nuove possibilità.

I giovani talenti, rappresentanti delle più prestigiose scuole e accademie di moda e selezionati da una giuria di esperti del settore fashion e design, avranno l’opportunità di intraprendere un percorso di mentoring incentrato sull’innovazione e le nuove tecnologie, con focus su temi attuali come il metaverso, il gaming e la space economy. Il programma proseguirà con l’ideazione e la realizzazione di outfit che saranno presentati alla Milano Fashion Week di settembre 2022.

Il vincitore del Kia Designers Award avrà inoltre la possibilità di creare una livrea speciale che rivestirà un’auto Kia, la quale sarà esposta davanti al Fashion Hub di CNMI a settembre.

 

I finalisti sono:

Pasquale Amoroso e Stefano Dassù – brand DassùYAmoroso

DassùYAmoroso è un brand genderless del panorama italiano e internazionale fondato nel 2019 dai designers Stefano Dassù e Pasquale Amoroso. Diplomatisi rispettivamente in NABA e all’Accademia della Moda di Napoli, il duo condivide una visione estetica e artistica della moda come espressione delle diversità senza pregiudizi. La ricerca di DassùYAmoroso ha portato i due designers a indagare le realtà dei “nuovi mondi” che si esprime nel dialogo creativo tra digitale e reale così come in collezioni che rappresentano una società inclusiva nella quale ognuno possa esprimere se stess* senza barriere. L’idea di abito come “seconda pelle” si concretizza nella ricerca e nell’utilizzo dei materiali più innovativi grazie ai quali la realtà virtuale diventa un ampliamento delle coscienze dove principi e le certezze vengono messi in discussione. Le collezioni di DassùYAmoroso si presentano dunque come una sfida, una sospensione di giudizio che racconta come il binomio tra bene e male, tra giusto e sbagliato non sia più esteticamente equiparabile all’idea di conformismo e anticonformismo. Anche per questo progetto DassùYAmoroso continuano a sfidare chiunque li guardi, ripensando l’idea di sostenibilità del futuro in modo avanguardistico e giungendo a conclusioni innovative: le nuove risorse andranno cercate dentro all’uomo, a ciò che produce il suo corpo.

A settembre 2020 il marchio DassùYAmoroso è stato selezionato da Camera Nazionale della Moda Italiana e Vogue Italia per il progetto “Fashion Hub market” guadagnando consensi da parte di buyers, stampa nazionale e internazionale. Nel febbraio 2021 il brand viene scelto per la sezione di “Designers for the Planet” per l’approccio innovativo e contemporaneo ai temi della sostenibilità, per la sua forte identità stilistica e per l’alta sensibilità ai temi sociali.

 

Francesco Saverio Matera

Francesco Saverio Matera nasce a Matera nel 2000. Prima di iniziare il suo percorso nel mondo della moda, si è formato nel mondo del calcio come giocatore professionista. La vena creativa è sempre andata di pari passo all’amore per lo sport tanto che tra suoi i passatempi preferiti c’era, fin da bambino, quello di personalizzare le scarpe da gioco, sognando un giorno di calzare quelle prodotte da lui stesso. Un sogno che Francesco Saverio Matera sta realizzando grazie al suo marchio, FSM attraverso il quale produce già delle mini-capsule collection e realizza abiti customizzati e su misura. Vincitore della borsa di studio di IED Milano, frequenta il secondo anno del corso in di Fashion Design Accessori. È, inoltre, il vincitore del Woolmark Performance Challenge 2021, un prestigioso premio che ha permesso a Francesco Saverio Matera di approfondire la ricerca sulle tecnologie innovative e sostenibili della moda, nonché sui suoi processi produttivi: ricerca e attenzione al dettaglio sono, infatti, il cuore delle sue creazioni. Per Francesco Saverio Matera innovare significa prima di tutto ottimizzare: i materiali, i tempi, i processi produttivi e, insieme a questo, sfruttare al meglio le qualità di ogni fibra, organica e inorganica, per rendere i suoi prodotti senza tempo.

 

Lei Ann Orsi

Lei Ann Orsi è nata e cresciuta a Lucca. Studia Fashion Design all’Istituto Modartech di Pontedera (PI) dove frequenta il terzo anno. Ama da sempre il mondo dell’arte ma il colpo di fulmine per la moda è arrivato nel 2013 quando ha visto una sfilata di Chanel disegnata da Karl Lagerfeld. Ad affascinare Lei Ann Orsi non sono stati solo gli abiti, ma anche le persone, come le modelle che contribuiscono a dare identità all’abito. Per Lei Ann Orsi, stilisti e designers sono dei veri artisti capaci di leggere e interpretare il mondo che li circonda creando opere d’arte, siano essi pezzi d’interni che abiti. In questo processo creativo Lei Ann Orsi si riconosce nel ruolo di stylist, ovvero di colei che aiuta e interpreta i messaggi di stile del creatore o di chi li indossa per comunicare la propria identità. Le sue creazioni originali sono dunque solo un aspetto di questo processo che prende in considerazione anche la rilettura delle creazioni già esistenti. Se l’utilizzo di nuove tecnologie e del digitale è necessario per rendere sempre più sostenibile il mondo della moda, alla base di tutto questo deve esserci una filosofia, un pensiero nuovo: questo è per Lei Ann Orsi il significato del termine innovazione. Il futuro ci propone una interazione sempre maggiore tra virtuale e reale ma in questa dicotomia è importante trovare un bilanciamento e la moda può porsi come un luogo di dialogo tra questi due universi. Grazie ai social, immergersi nella vita degli altri è oggi un fatto scontato e proprio per questo motivo, sia il lavoro di styling che rilegge ciò che già esiste e lo rinnova, così come quello di designer inserita in un contesto collettivo possono essere visioni nuove per fare moda.

 

Gianluca Regazzo

Gianluca Regazzo è studente del primo anno magistrale del corso di laurea in moda presso l’università Iuav di Venezia. Nato e cresciuto in provincia di Venezia, in una famiglia che produceva abbigliamento in pelle su misura, ha iniziato fin da piccolo a interessarsi alla ricerca estetica dell’individuo, in cui il ruolo della materia e la massima attenzione al dettaglio diventano la sua visione del “fare” e dell’“interpretare” i linguaggi della moda. Parallelamente, la passione per la musica, che compone in modo autonomo, gli permette di creare un’unica sinfonia, un linguaggio sensoriale che si sviluppa su un doppio piano, quello del suono e quello della materia che utilizza valorizzando i processi di upcycling e recycling. Questo percorso lo ha portato a collaborare con una delle più antiche fornaci di Venezia con la quale ha creato un abito composto da più di 3000 tessere di mosaico tutte cucite a mano. Per Gianluca Regazzo l’unione tra l’alto artigianato e nuove tecnologie digitali è una delle vie progettuali da sperimentare per creare la moda del futuro, che vede come un mezzo per esprimere l’immaginario personale, in cui la valorizzazione del savoir-faire combinata a nuove soluzioni sostenibili, costituiscono gli elementi cardine della sua ricerca. Se la digitalizzazione sta portando l’uomo a esplorare uno nuovo rapporto tra il mondo fisico e virtuale, la moda ha la responsabilità di creare immaginari generatori di riflessioni nei confronti dell’attualità e dei problemi del mondo che ci circonda. Un lavoro in continuo mutamento, mediante cui possiamo plasmare le tecnologie digitali per un avvenire sempre più Onlife, dentro al quale il Metaverso può diventare uno spazio per nuove dimensioni creative.

 

Camilla Ruggerini

Camilla Ruggerini è nata e cresciuta a Concorezzo (MB). Studia Fashion Design in Naba Nuova Accademia delle Belle Arti, dove frequenta il terzo anno. Si è avvicinata alla moda dopo aver studiato scenografia al Liceo Artistico Preziosissimo Sangue di Monza, spinta dalla necessità di esplorare nuovi spazi di espressione che dal luogo limitato del palco del teatro potessero aprirsi a dimensioni umane, intime e surreali. Al centro della sua ricerca si pone il corpo, quale cassa di risonanza delle emozioni che produce l’incontro con la materia e che esprime nelle sue collezioni di gioielli e di abiti. Recupero e riutilizzo del materiale di scarto per creare capi personalizzati o unici e irripetibili diventano così una metafora attraverso la quale far parlare l’individuo e le sue emozioni. La tecnologia diventa così il mezzo attraverso la quale interpretare il futuro alla luce di una visione umanistica della moda nella quale l’uomo e il suo corpo sono messi la centro di questa ricerca: innovare significa salvare l’essere umano dall’apatia. Ottimizzare i processi di produzione e recuperare ciò che già esiste per farlo rivivere in modo nuovo significa ridestare i sensi, recuperare la memoria, il rapporto col mondo che ci circonda. L’emozione, intesa come flusso di pensiero, espressione di un mondo surreale interiore diventano una via per interpretare la ricerca tra virtuale e reale. Per Camilla Ruggeri virtuale non è sinonimo di digitale ma un luogo più ampio che comprende anche quel flusso di pensieri ed emozioni che dal corpo arrivano al cervello e grazie al quale la realtà percepita è lontana alla logica e alla ragione. Stampe e colori diventano allora i linguaggi estetici per comunicare questo messaggio ed emotivo che ci spingere a riflettere su chi siamo e dove stiamo andando.

 

Edoardo Terribilini 

Edoardo Terribilini ha 23 anni, è italiano ed è nato e cresciuto in Svizzera. Affascinato fin da piccolo dal mondo della moda e dai suoi linguaggi, ha frequentato il liceo professionale come textile designer per proseguire poi gli studi presso il Polimoda di Firenze, del quale frequenta l’ultimo anno.  Nel 2022 ha vinto la borsa di studio dell’Oif Bunka Fashion Award, grazie alla quale ha iniziato a collaborare con numerosi stilisti e brand, tra cui Max Mara: un’esperienza importante attraverso la quale ha potuto iniziare ad approfondire il tema del metaverso e ad ampliare le proprie conoscenze e la propria visione su questo settore. Lo scorso anno è stato, inoltre, uno dei i vincitori del premio “Feel the Yarn” a Pitti Uomo. Per Edoardo Terribilini la moda si presenta come uno spazio bianco, aperto e creativo, attraverso il quale esprimere sé stesso e rileggere i rapporti personali in un contesto più ampio, collettivo e sociale. Una narrazione al plurale, dove gli altri possono immedesimarsi e riconoscersi ma anche un modo per instaurare un dialogo tra presente e passato dove, insieme all’utilizzo di materiali riciclati e di scarto, si recupera la memoria, come quella del padre pilota e dei suoi abiti, da sempre fonte di ispirazione. Nella visione di Edoardo Terribilini la sfida tra realtà materiale e virtuale si propone come la ricerca di un equilibrio, una sorta di sliding-door dove il gaming e gli avatar non sono che il doppio, scoperto, di ognuno di noi, per il quale le creazioni artistiche non devono essere necessariamente funzionali a uno scopo ma un linguaggio attraverso il quale parlare.