Lockdown, a Cremona celebrato il funerale del commercio.

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Il corteo composto e silenzioso, dal Battistero a piazza del Comune, con ristoratori e chef in mascherina e divisa bianca e la bara portata a spalle. E poi, una volta arrivati nel cuore di Cremona, fra Torrazzo e palazzo comunale, quella stessa cassa di legno chiaro appoggiata sopra due tavolini e lasciata aperta: dentro, pentole e posate, teglie e grembiuli, le chiavi dei loro locali.

E così, lunedì pomeriggio, che gli imprenditori cremonesi della ristorazione hanno celebrato il loro simbolico funerale.

Come un addio dettato dall’esasperazione, portato pacificamente in scena dopo oltre cento giorni di chiusura da inizio pandemia e un fatturato che per molti si è ridotto fino all’80 per cento. “Anche questa protesta non servirà a nulla – hanno manifestato tutta la loro rabbia mista a rassegnazione – ma dovevamo farci sentire di nuovo perché ci stanno massacrando.

Siamo allo stremo, noi, le nostre famiglie e i nostri dipendenti. Il governo ci ha tolto tutto, non ce la facciamo più”. Seguiti senza bisogno di alcun intervento da carabinieri e polizia, sono sfilati uno dopo l’altro volti noti dei locali di città e provincia, gli stessi che già avevano espresso tutto il loro dissenso con la “pentolata” davanti alla Prefettura, una ventina di giorni fa, e con la merenda a pane e salame, qualche giorno più tardi. (ANSA).

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