Credito al consumo, le famiglie italiane pagano tassi tra i più alti d’Europa: in Lombardia 30 miliardi di debiti

Le famiglie italiane pagano il credito al consumo quasi il doppio rispetto ai loro omologhi francesi e ben oltre i tedeschi. È uno dei dati più significativi che emerge dall’analisi della Fondazione Fiba di First Cisl su dati Banca d’Italia e Bce, aggiornata a febbraio 2026: un quadro che fotografa un Paese strutturalmente esposto a costi del credito elevati, con la Lombardia in cima alle classifiche regionali per volumi di indebitamento.

Il Taeg italiano sopra il 10%, Germania e Francia lontane

A febbraio 2026, il Taeg medio sul credito al consumo in Italia si attesta al 10,25%, in linea con i mesi precedenti e stabilmente oltre la media dell’area euro (8,27%). Il confronto con i principali partner europei è impietoso: la Germania si ferma all’8,47%, la Francia al 6,50%. In altre parole, un consumatore italiano paga interessi quasi doppi rispetto a uno francese per un finanziamento personale equivalente.

Questo divario non è una novità congiunturale, ma riflette una struttura cronica del mercato creditizio italiano, caratterizzata da costi elevati e da una forte dipendenza delle famiglie dai prestiti al consumo rispetto ad altri strumenti finanziari.

177 miliardi di euro: boom in nove anni

I numeri aggregati restituiscono la misura del fenomeno. Negli ultimi nove anni, il ricorso ai finanziamenti personali in Italia è cresciuto del +61,8%, passando da 109,7 miliardi a fine 2016 a oltre 177 miliardi a fine 2025. Nello stesso periodo, i prestiti complessivi alle famiglie sono cresciuti solo del 16,5%, a conferma che il credito al consumo ha accelerato molto più della media.

A erogarlo sono prevalentemente le banche, con 127 miliardi di euro pari al 71,5% del totale, ma la quota delle finanziarie iscritte all’albo unico è in costante crescita, superando i 50 miliardi.

L’indebitamento medio pro capite a fine 2025 si attesta intorno ai 3.000 euro per abitante.

Lombardia prima regione per debiti da credito al consumo

Nel confronto tra regioni, la Lombardia si conferma al primo posto per volumi assoluti: 30,3 miliardi di euro, pari al 17% del totale nazionale. Seguono Lazio con 19,5 miliardi (11%) e Sicilia con 15,5 miliardi (8,7%).

Dal 2016, tuttavia, a crescere più velocemente sono state altre regioni: in testa il Trentino Alto Adige (+88,1%), seguito da Emilia Romagna (+77,8%) e Veneto (+71,7%). La Lombardia registra una crescita del +71,3%, comunque superiore alla media nazionale (+61,8%).

Il peso del credito al consumo in Italia è quasi doppio rispetto all’Europa

Nel confronto europeo emerge un altro elemento strutturale preoccupante: in Italia il credito al consumo rappresenta il 19,2% del totale dei prestiti alle famiglie, quasi il doppio della media dell’area euro (11,4%) e ben oltre Germania (9,6%) e Francia (12,9%).

Questo significa che le famiglie italiane ricorrono al credito al consumo in misura sproporzionata rispetto agli altri grandi Paesi europei, esponendosi a costi più elevati e a una maggiore vulnerabilità finanziaria in caso di shock economici.

Qualità del credito: sotto controllo, ma con eccezioni regionali

Sul fronte della rischiosità, il quadro nazionale resta nel complesso sotto controllo: il tasso di deterioramento medio dei prestiti si attesta allo 0,15% a fine 2025. Tuttavia, alcune regioni mostrano valori significativamente più alti: Sicilia (0,28%) e Calabria (0,27%) spiccano rispetto alla media, segnalando sacche di vulnerabilità legate a condizioni economiche più fragili. La Lombardia, con un tasso di deterioramento dello 0,14%, si mantiene al di sotto della media nazionale.

Cessione del quinto e buy now pay later: le nuove preoccupazioni

L’analisi di First Cisl accende i riflettori anche su due forme di credito in forte espansione che meritano attenzione.

La cessione del quinto dello stipendio ha più che raddoppiato i propri volumi dalla metà del 2011 a fine 2025, passando da 10,6 a 18,6 miliardi di euro. Uno strumento spesso utilizzato da lavoratori dipendenti e pensionati, che vincola una quota fissa del reddito mensile al rimborso del debito.

Ancora più rapida è stata l’espansione del buy now pay later (BNPL), il pagamento dilazionato senza interessi apparenti molto diffuso nell’e-commerce. Secondo una recente analisi della Banca d’Italia, a utilizzare il BNPL sono soprattutto i giovani e, in misura crescente, persone con difficoltà economiche: redditi medio-bassi, scarsi risparmi e già indebitate. Un profilo di utenza che aumenta il rischio di sovraindebitamento.

Per arginare questi rischi, la nuova direttiva europea sul credito ai consumatori (CCD2) introdurrà regole più severe: maggiore trasparenza nei contratti e controlli più rigorosi sul merito creditizio dei richiedenti.

Mutui: anche qui i tassi restano alti

Non solo credito al consumo. A febbraio 2026, anche il Taeg sui mutui per l’acquisto di abitazioni si colloca al 3,87% in Italia, in linea con la Germania (3,85%) e leggermente sopra la media dell’area euro (3,66%) e della Francia (3,71%).

Un paradosso tutto italiano

C’è un dato apparentemente contraddittorio nel profilo finanziario delle famiglie italiane: nonostante i tassi tra i più cari d’Europa, il loro indebitamento complessivo in rapporto al reddito disponibile è tra i più bassi del continente, al 55,4%, contro il 75,2% della Germania e il 90,9% della Francia. Un paradosso che riflette la storica propensione al risparmio degli italiani, ma che non attenua la preoccupazione per il costo sproporzionato del credito a cui accedono.


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