Analisi congiunturale artigianato I trimestre 2019, l’intervento di Fugazza.

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Intervento del Presidente C.L.A.A.I. LOMBARDIA

STEFANO FUGAZZA

 

ARTIGIANATO – Andamento economico in Lombardia –

I° trimestre 2019

Milano, mercoledì 15 maggio 2019

 

 

 

Porto il saluto e l’intervento a nome di C.L.A.A.I. Lombardia, di CONFARTIGIANATO, di CNA e di CASARTIGIANI.

L’analisi che presentiamo stamane fotografa un artigianato lombardo in negativo, per la prima volta dopo ben 21 mesi di segnali positivi, seppur timidi e sempre caratterizzanti estrema prudenza.

Dunque, l’incertezza che ha delineato l’andamento dei settori artigiani della nostra regione dal 2017, nel primo trimestre del 2019 svolta in negativo con una variazione congiunturale del -0,5% e una variazione tendenziale pari al -0,3%.

Non si tratta di percentuali telluriche, ma il segnale della forte decelerazione già in atto nei trimestri precedenti assume oggi i contorni di una buia certezza su tutti i fronti.

Produzione a -0,5; fatturato totale a -0,1; ordinativi interni a -1 e persino ordinativi esteri a -0,5%. Gli elementi di debolezza di tutto il sistema artigiano lombardo sono espressi in particolare dalla conferma negativa del mercato nazionale, a cui si affianca la discesa dell’export.

Ciò che preoccupa ulteriormente, è la riflessione che riconosce nella Lombardia la storica locomotiva economica del Paese, il motore che ne traina l’andamento e che in questo quadro di affanno anticipa una tendenza di dinamica nazionale tutt’altro che positiva.

Del resto, una recente ricerca condotta dall’ufficio studi dell’Unione Artigiani di Milano e di Monza-Brianza su dati della Camera di Commercio di Milano, Monza-Brianza, Lodi, certifica il calo dell’1% netto delle imprese artigiane attive in Lombardia, passate dalle 245.143 di marzo 2018 alle 242.569 odierne. Più di 2500 aziende scomparse in dodici mesi, che corrispondono a 3300 occupati in meno nelle nostre piccole e medie imprese.

Ma c’è un dato, su tutti, che tiene in ansia il mondo artigiano e che non fa presagire nulla di buono in merito al futuro. Le imprese artigiane attive guidate da giovani under30 sono scese nell’ultimo anno del 5%, corrispondenti a più di 1100 attività in meno nella nostra regione, dove tutte le provincie registrano un segno negativo, con punte drammatiche a Sondrio (-10,8%), Mantova (-8,7%) e Lodi (-7,2%).

Ad attenuare parzialmente questa emorragia, il segno positivo riguardante l’artigianato femminile, con il saldo delle aziende attive che fissa un +0,5% e , in particolar modo, la crescita degli imprenditori artigiani di origine straniera con un +1,4%, pari a 630 nuove unità avviate.

Il tema dei giovani riguarda da vicino le politiche attuate per ridurre la disoccupazione e per rilanciare la ripresa. Di fronte a scenari come quello che presentiamo stamane, per affrontare e tentare di risolvere le cause strutturali che rendono difficile l’apertura del mercato del lavoro e, prima ancora, l’inversione di tendenze negative congiunturali e tendenziali anche attraverso l’incentivazione all’imprenditorialità, andrebbero attuate iniziative di taglio del cuneo fiscale, accordi di lavoro flessibili, programmi di formazione professionale efficaci, riduzione dei costi sociali della mobilità. I giovani in prims non vogliono contare sui sussidi, desiderano affrancarsi attraverso lavoro e professionalità e tocca a noi, alla politica, alle istituzioni rispondere a questa richiesta creando un ambiente in cui le speranze possano avere un’occasione.

Sul tema della formazione, andrebbero presi ad esempio Paesi come la Germania e l’Austria, che vantano programmi formativi eccellenti, che hanno sviluppato l’alternanza scuola-lavoro e l’apprendistato come forme privilegiate e concrete per l’accesso al mondo del lavoro, segnatamente nei comparti manifatturieri tipicamente artigiani. Sviluppare forme di collaborazione sussidiaria con le imprese su questi temi sarebbe opportuno.

Altra cronica debolezza italiana è la difficoltà di accesso al credito da parte delle micro e piccole imprese. I prestiti bancari alle aziende artigiane, principale forma di finanziamento delle attività insieme con l’uso di capitali propri, sono in negativo e in peggioramento ulteriore a causa di condizioni più restrittive e di tassi crescenti. I tassi di interesse per una impresa artigiana sono mediamente più alti di tre punti rispetto a una grande impresa, differenza ingiustificata a fronte di un tasso di deterioramento dei prestiti che segna un differenziale di pareggio tra pmi artigiane e imprese industriali.

Se il quadro interno appare irto di nodi irrisolti, l’indeterminatezza internazionale, afflitta da crescenti tensioni sui mercati determinate dalla guerra dei dazi che ci vede vaso di coccio, insieme con l’Europa tutta, nel braccio di ferro fra Stati Uniti e Cina, è aggravata anche dal lungo stillicidio relativo alla Brexit e ai suoi effetti potenziali sul vecchio continente.

Il venire meno dell’ancora di salvataggio delle esportazioni, che si somma alla criticità interne, esorta l’Italia a guardare con attenzione allo stato febbrile del nostro spread, raddoppiato da maggio 2018, che rischia di far crescere i tassi di interesse del credito bancario.

Per tutte queste ragioni il deterioramento delle aspettative degli artigiani registrano un peggioramento, tracciando un orizzonte denso di incognite che non deprime però i tanti piccoli imprenditori chiamati a iniezioni di nuovo coraggio e nuova fiducia. Virtù mai venute meno anche nei momenti più bui.

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