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Creare un ministero ad hoc per lo spettacolo, in generale, e quindi che comprenda la musica in modo particolare. E’ quanto auspica Sergio Cerruti, presidente dell’AFI (l’associazione dei fonografici italiani aderente a Confindustria), intervistato da IlMohicano. La pandemia, ha osservato Cerruti “ha messo in risalto alcuni nervi scoperti del sistema, evidenziando le lacune che hanno messo in ginocchio un intero settore, come quello dello spettacolo”.

Certo non tutto, ha sottolineato Cerruti: “la musica si è fermata ma non tutta e in alcuni casi, soprattutto per quanto ha riguardato l’online, la musica ha vissuto un periodo florido. Tuttavia -ha aggiunto- si è fermato un intero comparto che è quello dell’intrattenimento dal vivo”.

“Anche da parte del Governo -ha proseguito Cerruti- si sono accorti di quanto legame ci sia tra gli italiani e la musica e quello che dispiace è che questo sia successo a causa di un evento così tragico come la pandemia. L’auspicio è che però, grazie a questa nuova esperienza, si possa valorizzare questa nostra superpotenza culturale che spesso dall’estero ci invidiano. Forse, dobbiamo essere noi stessi a valorizzarci maggiormente dando quel giusto decoro, quella giusta considerazione a tutto un settore che è scritto nel Dna del nostro Paese. La musica è un comparto veramente ampio, è un grande esercizio di stile tutto italiano”.
Tutto questo, ha suggerito Cerruti, può avvenire solo attraverso “un’organizzazione diversa di tutto il settore. Per questo ho più volte auspicato che ci sia un ministero dedicato all’intrattenimento e alla musica, che non può essere quello attuale che non è nato né è strutturato per gestire le nostre esigenze”.

In questo momento, inoltre, occorre per Cerruti una maggiore unione tra tutti i comparti che compongo il settore musicale: “questo è un momento in cui l’economia è un’economia globale e in un’economia globale non esiste che un settore si fermi mentre gli altri vanno avanti”.

“E’ soprattutto una questione di dimensione -ha osservato Cerruti- non esiste solo un’economia di scala ma esiste un’economia di velocità. Se prima eravamo abituati a pensare che il pesce grande mangiava il pesce piccolo ora -ha sottolineato- dobbiamo pensare anche che il pesce veloce mangia il pesce lento e quindi dobbiamo cogliere immediatamente questo momento storico. Un momento storico che potrebbe rappresentare un nuovo Rinascimento culturale e lanciarci verso il futuro perché -ha concluso- è vero che abbiamo preso soldi in prestito per i prossimi vent’anni ma è anche vero che poi dobbiamo restituirli”.(MiaNews)

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